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Maria Cristina Giai Pron, la campionessa che sfida la corrente più dura: al via una raccolta fondi per le cure e il futuro delle figlie

Non è solo una richiesta di aiuto economico. È un invito a sentirsi parte di una comunità, a trasformare la solidarietà in presenza concreta

Gabriele Farina

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TORINO – Ha passato la vita a leggere l’acqua, ad affrontare rapide, a trovare la traiettoria giusta quando il fiume sembrava volerla respingere. Oggi la corrente è diversa, invisibile e spietata. Ma lo spirito è lo stesso. Maria Cristina Giai Pron, ex canoista torinese che ha rappresentato l’Italia in cinque Olimpiadi, ha lanciato una raccolta fondi per continuare a lottare contro un tumore al pancreas al quarto stadio e per sostenere i sogni sportivi delle sue due figlie.

Il suo messaggio è diretto, senza retorica: «Dopo una vita passata a lottare tra le correnti dei fiumi, aver disputato 5 Olimpiadi, esser diventata mamma di due splendide ragazze, ora anche loro sulla cresta dell’onda nei rispettivi sport, 5 anni fa è arrivata una diagnosi inesorabile come un fulmine a ciel sereno: tumore al pancreas, aspettativa di vita 6 mesi».

Cinque Olimpiadi, una vita in azzurro

Nata e cresciuta a Torino, Giai Pron è stata una delle figure di riferimento della canoa slalom italiana tra gli anni Ottanta e Duemila. Ha vinto una ventina di titoli italiani e partecipato a cinque edizioni dei Giochi Olimpici: da Seoul 1988 a Sydney 2000, passando per Barcelona 1992, Atlanta 1996 e Athens 2004. Un percorso lungo sedici anni, fatto di allenamenti durissimi, trasferte, sacrifici e una costanza che l’ha resa un simbolo di tenacia.

Chi la conosce sa che la sua cifra è sempre stata la determinazione. Non il talento estemporaneo, ma la capacità di restare in piedi – o meglio, in barca – quando tutto attorno sembra instabile.

La diagnosi e la nuova gara

Cinque anni fa, la diagnosi che cambia tutto: tumore al pancreas, aspettativa di vita di sei mesi. «Dopo 5 anni sto ancora disputando la mia battaglia perché sono allenata a lottare», scrive oggi. Ma la malattia è avanzata, al quarto stadio, con metastasi diffuse. Operazioni, cicli di chemioterapia, cure sperimentali: una maratona clinica che richiede energie fisiche, mentali ed economiche enormi.

«Vorrei tentarle tutte», spiega. Molte delle terapie innovative disponibili sono sperimentali e costose, non sempre coperte integralmente. La raccolta fondi nasce anche da qui: dalla volontà di non lasciare nulla di intentato, di continuare a cercare una possibilità, una risposta, un argine.

Due figlie, due sogni

Accanto alla battaglia personale, c’è quella – più luminosa – dei sogni delle sue figlie. Due ragazze cresciute nello sport, che oggi competono rispettivamente nel salto con l’asta e nel tennis. «Permettere alle mie figlie di realizzare i loro sogni sportivi, che sono un po’ anche i miei, è ciò che tutte le mattine mi dà ancora entusiasmo e forza», racconta.

Chi ha vissuto lo sport ad alto livello sa quanto sia impegnativo il percorso: trasferte, allenatori, attrezzature, tornei. Un investimento continuo, economico e umano. Per Giai Pron, sostenere le figlie significa proiettare il proprio impegno oltre la malattia, trasformare la fatica in eredità.

La rete che abbraccia

Nel suo appello c’è un’immagine potente, coerente con tutta la sua storia: quella della rete. «La malattia mi ha fatto capire l’importanza di avere a fianco una rete di persone che ci sostiene quando ci sembra che sia diventata troppo dura. Mi piacerebbe vedere questa rete allargarsi e abbracciarci simbolicamente».

Non è solo una richiesta di aiuto economico. È un invito a sentirsi parte di una comunità, a trasformare la solidarietà in presenza concreta. Per una donna che ha sempre affrontato le rapide da sola in barca, sapere che sulla riva c’è qualcuno pronto a tendere una mano fa la differenza.

Una campionessa oltre le medaglie

La storia di Maria Cristina Giai Pron va oltre i risultati sportivi. È la storia di una campionessa che, di fronte alla corrente più impetuosa, sceglie ancora una volta di pagaiare. Con realismo – «il percorso è di nuovo molto molto in salita» – ma senza rinunciare alla speranza.

La raccolta fondi è aperta per chi desidera contribuire a questa nuova sfida: sostenere le cure, sostenere due giovani atlete, sostenere una donna che ha rappresentato Torino e l’Italia nel mondo e che oggi chiede di non essere lasciata sola nella gara più difficile.

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