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Inaugurato il 622° anno accademico dell’UniTo: tema della cerimonia, la “diplomazia scientifica” – FOTO
«Il mio augurio – e insieme la mia promessa – per l’Università di Torino: essere un luogo in cui il pensiero unisce senza uniformare» ha detto la rettrice
TORINO – «Siamo e saremo sempre di più ambasciatori della ricerca e della conoscenza nel mondo. Ma non solo ambasciatori: anche mediatori e custodi di quella fiducia che nasce quando l’evidenza viene rispettata, quando l’ascolto precede la posizione, quando il metodo precede la retorica». Le parole della rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi hanno costituito ieri, lunedì 23 febbraio, il fulcro dell’inaugurazione dell’anno accademico 2025/26 dell’Università di Torino, il 622° nella storia dell’Ateneo e il primo in cui il ruolo di comando è rivestito da una donna. La cerimonia, dal titolo “Diplomazia Scientifica. Dare forma alle decisioni”, si è tenuta nell’Aula Magna della Città della Salute e della Scienza di Torino, alla presenza di diversi ospiti.
Gli interventi della mattinata
Dopo l’introduzione musicale affidata alla Corale Universitaria di Torino, diretta dal maestro Paolo Zaltron, l’inaugurazione si è aperta con i saluti istituzionali della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, che ha sottolineato come l’università possa essere un presidio di dialogo da contrapporre all’uso della forza nelle relazioni internazionali, ma anche il luogo dove integrare il sapere con il servizio reso al territorio. Dopo Rossomando, i saluti dell’assessore regionale Andrea Tronzano e della vicesindaca Michela Favaro. A fare gli onori di casa, il direttore generale della Città della Salute Livio Tranchida. La mattinata è proseguita con i contributi di Giulia Ruffini, rappresentante PhD della Scuola di Dottorato, e Lavinia Fruttero, presidente del Consiglio delle e degli Studenti, seguiti dall’intervento del direttore generale Andrea Silvestri. A questo punto, il momento clou del discorso inaugurale della rettrice Prandi, a cui sono seguite le prolusioni tecniche affidate a esperti di rilievo internazionale: Massimo Passera, addetto scientifico all’Ambasciata d’Italia a Seoul e dirigente di ricerca INFN, e Claire Messina, direttrice per la Leadership al Segretariato delle Nazioni Unite a New York.
La diplomazia scientifica
La diplomazia scientifica, diventata una priorità strategica di UniTo, è intesa sia come contributo della scienza nell’orientare le decisioni politiche e diplomatiche attraverso la cooperazione tra scienziati, sia come strumento per favorire la collaborazione con Stati e organizzazioni internazionali: «Ecco il mio augurio – e insieme la mia promessa istituzionale – per l’Università di Torino: essere un luogo in cui il pensiero unisce senza uniformare, in cui la libertà genera responsabilità, in cui la complessità non spaventa ma orienta» – ha detto nel suo discorso Cristina Prandi – «E in questo tempo fratturato, vogliamo farlo anche oltre i nostri confini: con la diplomazia scientifica, che non è un lusso per tempi facili, ma un dovere nei tempi difficili. Portare metodo, evidenze e dialogo nei punti in cui la fiducia si rompe: questa è, oggi, una forma concreta di servizio pubblico». La rettrice ha annunciato che l’università sta lavorando a un progetto «sulla diplomazia scientifica che formi professionisti e scienziate e scienziati capaci di innestare, nel loro sapere disciplinare, conoscenze e competenze diplomatiche. Operativamente, stiamo lavorando alla costruzione di un Hub UniTO sulla Diplomazia Scientifica fondato su tre principali pilastri:
1) lo sviluppo, in collaborazione con partner locali e internazionali, di percorsi formativi destinati a studenti e a professionisti che vogliano sviluppare le loro competenze in materia di Science Diplomacy e che avrà sede presso la Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi,
2) la cooperazione internazionale con università e centri di ricerca nell’ambito dell’Alliance, e con Istituzioni europee e organizzazioni internazionali, anche presenti sul nostro territorio;
3) il potenziamento della rete internazionale UNITO, valorizzando le connessioni con i nostri Alumni e Alumnae attivi in questi ambiti, così da potenziare l’impatto sociale delle nostre attività».
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