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Come comunicano bruchi e formiche? Lo spiega una ricerca dell’Università di Torino

Alcune specie di farfalle dipendono completamente dalle formiche durante le prime fasi della loro vita

Gabriele Farina

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TORINO – Una nuova ricerca internazionale getta luce su un aspetto sorprendente della natura: i bruchi di farfalla comunicano con le formiche usando… il ritmo. Lo studio, condotto dall’Università di Torino, dall’Università di Warwick e dall’Istituto di Ricerca Forestale in Polonia, e pubblicato su Annals of the New York Academy of Sciences, dimostra che i segnali vibroacustici dei bruchi non sono casuali, ma organizzati in schemi ritmici complessi che aiutano questi piccoli ospiti a integrarsi nei nidi delle formiche.

Alcune specie di farfalle dipendono completamente dalle formiche durante le prime fasi della loro vita. I bruchi vengono trasportati nei nidi, protetti dai predatori e talvolta nutriti come se fossero membri della colonia. In cambio, offrono secrezioni zuccherine o sfruttano mimetismi comportamentali e chimici per non essere cacciati.

Finora, gli scienziati pensavano che il mimetismo chimico fosse il principale “passaporto” per entrare nei nidi. Ora emerge un nuovo attore: il ritmo. I bruchi sembrano aver evoluto segnali vibroacustici con pattern precisi, capaci di attirare e placare le formiche ospiti.

«Il ritmo è fondamentale anche per gli esseri umani: balliamo, battiamo le mani a tempo e percepiamo subito quando qualcosa non è in sincrono», spiega Chiara De Gregorio, Research Fellow all’Università di Warwick. «Scoprire che anche formiche e bruchi utilizzano segnali ritmici finemente regolati per comunicare è entusiasmante».

I ricercatori hanno analizzato i segnali vibroacustici di due specie di formiche e nove specie di bruchi con diversi livelli di mirmecofilia — cioè la dipendenza ecologica dai nidi di formiche. I bruchi più “sociali” producono pattern ritmici regolari, simili a strutture musicali con alternanza di battiti forti e deboli, molto simili ai ritmi delle stesse formiche. Al contrario, i bruchi meno dipendenti generano segnali più semplici e irregolari.

Francesca Barbero, docente all’Università di Torino, sottolinea l’importanza del ritmo nel contesto del nido: «In un ambiente buio e rumoroso, dove vibrazioni e rumore sono costanti, un ritmo preciso permette al segnale di emergere e di essere riconosciuto. Per i bruchi, tenere il tempo può fare la differenza tra la vita e la morte».

Due caratteristiche ritmiche sembrano fondamentali per le specie più integrate:

  • Isocronia: impulsi equidistanti che creano un battito regolare
  • Ritmo binario: alternanza sistematica di intervalli lunghi e brevi

Questa combinazione, osservata solo nei bruchi più mirmecofili, suggerisce un’evoluzione coordinata tra le specie, dove il ritmo diventa uno strumento di sopravvivenza condiviso.

Lo studio sfida l’idea che la percezione del ritmo sia esclusiva di esseri umani o animali con cervelli complessi, indicando invece che il ritmo potrebbe essere un principio universale della comunicazione animale.

Chiara De Gregorio conclude con una nota ironica: «La prossima volta che batterete il piede seguendo un ritmo, ricordate che da qualche parte sotto terra dei bruchi stanno facendo qualcosa di sorprendentemente simile… per sopravvivere».

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