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Inaugurato a Torino il cohousing sociale di via Vagnone con 32 alloggi

Via Vagnone diventa così un laboratorio urbano in cui politiche sociali, rigenerazione e transizione ecologica si incontrano

Gabriele Farina

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TORINO – Un nuovo modello di abitare solidale prende forma nel cuore di Torino. Nel quartiere di San Donato è stato inaugurato il cohousing sociale di via Vagnone: 32 alloggi, spazi comuni e una rete di servizi integrati pensati per dare una risposta concreta alle nuove fragilità abitative e sociali, puntando su coabitazione, mixité generazionale e innovazione tecnologica.

L’intervento sorge in un immobile di proprietà comunale nel territorio della Circoscrizione Quattro e rappresenta un investimento complessivo di 6 milioni di euro. Le risorse provengono principalmente dai fondi Pon Metro e sono state integrate da un mutuo stipulato con Cassa Depositi e Prestiti. Il risultato è una struttura composta da 32 unità abitative – 8 trilocali e 24 bilocali – progettata per offrire soluzioni flessibili, a durata variabile, accompagnate da servizi di supporto sociale.

L’obiettivo

L’obiettivo è ambizioso: non solo fornire un tetto, ma costruire un ambiente capace di favorire relazioni positive tra persone di età, provenienze ed esperienze diverse. La scommessa è quella di trasformare la coabitazione in una leva di inclusione, resilienza urbana e sviluppo di comunità, attraverso il sostegno reciproco e la valorizzazione delle differenze.

“Torino vuole essere una città che unisce attrattività, qualità abitativa e inclusione sociale”, ha dichiarato il sindaco Stefano Lo Russo durante l’inaugurazione. “Serve un approccio capace di tenere insieme sviluppo, protezione sociale, rigenerazione e resilienza urbana. Oggi inauguriamo una realtà che può diventare un modello, dando una risposta concreta alle necessità abitative e offrendo al contempo un’opportunità di scambio e mutuo aiuto”.

Il progetto

Gli ospiti saranno selezionati dagli uffici del Dipartimento Servizi Sociali, Socio Sanitari e Abitativi. Il target principale resta quello delle persone anziane autosufficienti in condizioni di fragilità, ma il progetto si apre anche ad adulti con bisogni specifici, giovani con un’indipendenza economica precaria, studenti, care leavers, persone con disabilità inserite in un progetto individualizzato, famiglie in temporanea difficoltà abitativa e titolari di protezione internazionale nell’ambito del protocollo sui corridoi lavorativi per rifugiati.

A favorire l’aggregazione contribuiscono gli spazi comuni: un ampio terrazzo con aree verdi per momenti di relax, una cucina condivisa e due sale multifunzionali destinate ad attività, incontri e iniziative aperte anche alla cittadinanza e alle associazioni del quartiere. L’idea è quella di superare l’isolamento, creando occasioni quotidiane di confronto e collaborazione.

La gestione dell’immobile sarà affidata alla Cooperativa Frassati, partner della Città in coprogettazione, che attraverso un’équipe multidisciplinare garantirà supporto alla convivenza, accompagnamento verso l’autonomia abitativa e attività rivolte al territorio. Un lavoro in dialogo costante con i residenti, chiamati a essere non solo destinatari ma anche protagonisti, portatori di proposte e bisogni.

“Con questo intervento realizziamo un altro tassello del piano contro il disagio abitativo”, ha sottolineato l’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli. “Quella che inauguriamo oggi è una coabitazione solidale che si presenta come un vero spazio di comunità. La casa resta fondamentale, ma qui vuole essere anche una potente leva nei percorsi individuali verso l’inclusione sociale”.

Innovazione tecnologica

Il nuovo cohousing si distingue infine per due elementi di innovazione tecnologica: un sistema di controllo digitale da remoto degli accessi e un impianto fotovoltaico che ridurrà costi di gestione ed emissioni inquinanti. Sono già state avviate le procedure per l’ingresso in una Comunità Energetica Rinnovabile, rafforzando la dimensione sostenibile del progetto.

Via Vagnone diventa così un laboratorio urbano in cui politiche sociali, rigenerazione e transizione ecologica si incontrano. Un modello che punta a dimostrare come l’abitare possa trasformarsi da semplice risposta emergenziale a motore di coesione e rinascita sociale.

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