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Crosetto: No all’uso della base di Sigonella ai bombardieri americani senza autorizzazione del Parlamento

La decisione del ministro della Difesa al centro del caso: stop all’atterraggio dei bombardieri americani senza autorizzazione preventiva

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ROMA – È stata la scelta del ministro della Difesa Guido Crosetto a imprimere una svolta a una vicenda destinata a pesare sui rapporti tra Italia e Stati Uniti.

Davanti alla richiesta di fatto “a posteriori” di alcuni bombardieri americani diretti verso il Medio Oriente, il ministro ha deciso di negare l’utilizzo della base di Sigonella, riaffermando il principio secondo cui ogni operazione non prevista dagli accordi bilaterali deve essere prima autorizzata dalle autorità italiane.

Una linea che Crosetto aveva già ribadito in Parlamento nelle scorse settimane: le attività che esulano dai trattati devono passare attraverso una valutazione politica e istituzionale, con il coinvolgimento delle Camere.

La telefonata con Portolano e la scelta immediata

Secondo la ricostruzione, a informare il ministro sarebbe stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, dopo essere stato avvisato dall’Aeronautica militare.

Nel piano di volo di alcuni velivoli statunitensi era previsto uno scalo a Sigonella prima della prosecuzione verso il Medio Oriente. Il punto critico, però, era un altro: nessuna autorizzazione preventiva sarebbe stata richiesta all’Italia e la comunicazione sarebbe arrivata quando gli aerei erano già in volo.

Di fronte a questo scenario, Crosetto non avrebbe avuto esitazioni: nessun atterraggio senza il via libera del governo italiano.

Il principio politico: nessuna deroga senza Parlamento

La decisione del ministro assume un significato che va oltre il singolo episodio.

Crosetto ha scelto di attenersi rigorosamente al principio già espresso pubblicamente: se un’operazione militare non rientra nelle normali attività previste dagli accordi sulle basi Usa in Italia, è necessaria un’autorizzazione specifica e il Parlamento deve essere informato.

In questo senso, il no a Sigonella diventa anche un messaggio politico: la sovranità italiana sulle basi presenti sul territorio nazionale non può essere aggirata da decisioni unilaterali, neppure da parte dell’alleato americano.

Il divieto comunicato agli Usa

A quel punto è stato lo stesso Portolano, su mandato diretto del ministro, a comunicare al comando statunitense la decisione italiana: i bombardieri non potevano atterrare a Sigonella perché mancava l’autorizzazione e non vi era stata alcuna consultazione preventiva.

A rendere ancora più netta la posizione italiana ci sarebbe stato anche il cosiddetto “caveat”, la clausola che limita l’utilizzo della base in assenza di emergenze operative.

Un precedente che pesa nei rapporti con Washington

La scelta di Crosetto richiama inevitabilmente uno dei passaggi più delicati della storia dei rapporti tra Roma e Washington: la crisi di Sigonella del 1985, ai tempi del governo Craxi e della presidenza Reagan.

Anche questa volta il ministro ha deciso di privilegiare il rispetto delle procedure italiane, pur mettendo in conto possibili tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

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