CronacaTorino
Sentenza Cospito a Torino: 18 condanne per la guerriglia 2023, cade l’accusa di devastazione
Riconosciuta dai giudici la minaccia a pubblico ufficiale in concorso, le condanne prevedono reclusione e risarcimento
TORINO – Si chiude oggi nell’aula del Tribunale di Torino uno dei capitoli più tesi della recente cronaca cittadina, il caso del corteo pro-Cospito. Sono diciotto le condanne inflitte per i gravi disordini che, nel marzo del 2023, misero a ferro e fuoco il centro storico della città durante un corteo anarchico in solidarietà ad Alfredo Cospito, allora in sciopero della fame contro il regime di 41 bis.
Dopo le evoluzioni giudiziarie degli ultimi mesi, ad oggi i giudici del Tribunale di Torino stabiliscono pene che spaziano dai cinque anni e sei mesi di reclusione fino ai 18 mesi di arresto.
Danni preorganizzati
Dalla lettura del dispositivo emerge un quadro giuridico ben preciso, motivo per il quale il Tribunale ha deciso di escludere il reato di devastazione, l’imputazione più pesante che pendeva sugli imputati.
Tuttavia, è stata pienamente accolta la tesi della Procura riguardo al concorso in “minaccia a pubblico ufficiale”. Secondo i magistrati, questo elemento dimostra inequivocabilmente che i danneggiamenti subiti da vetrine, arredo urbano e palazzi non furono frutto di una rabbia estemporanea, ma il risultato di un piano preorganizzato per colpire le istituzioni.
Il risarcimento anche al Comune di Torino
Tra le parti civili che hanno chiesto giustizia per quei giorni di caos figura il Comune di Torino. Palazzo Civico ha ottenuto una provvisionale di 33 mila euro come parziale risarcimento per i danni materiali e d’immagine subiti dalla città. Una cifra che mette un punto fermo sulla responsabilità civile degli attivisti per una manifestazione che per ore paralizzò il cuore di Torino.
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