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“Non pagheremo le vostre guerre”: il corteo per Gaza a Cuneo

Manifestanti in piazza anche per «spegnere il fuoco della repressione che questo governo sta alimentando giorno per giorno in modo sempre più becero»

Marco Lovisolo

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Foto di Natasha Sanna da gruppo Facebook Rete Cuneo per la Palestina

CUNEO – Oltre a Torino, anche Cuneo è stata teatro di una manifestazione per Gaza ieri, sabato 18 aprile. Sono stati circa 350 i partecipanti secondo la Questura, cinquecento per gli organizzatori, che si sono riuniti in corteo nel pomeriggio, radunati dalle associazioni e comitati del coordinamento Cuneo per Gaza sotto lo slogan “non pagheremo le vostre guerre”. La sfilata è partita dal parco della Resistenza per terminare in piazza Europa, ribattezzata simbolicamente dagli organizzatori “piazza Palestina”.

La manifestazione si è aperta con un messaggio del coordinamento dedicato ai critici: «Scendiamo di nuovo in piazza con la consapevolezza che tutte le lotte si tengono insieme» -hanno detto – «Quelli che ci guardano con fastidio non sanno o fanno finta di non sapere che scendiamo in piazza da sempre anche per i nostri lavori mal pagati, per la casa, per i diritti, per le guerre degli altri che in realtà ci riguardano da molto vicino e anche per spegnere il fuoco della repressione che questo governo sta alimentando giorno per giorno in modo sempre più becero».

La sfilata ha avuto come bersagli principali l’economia di guerra, il riarmo, Trump e le aggressioni di Israele e Stati Uniti. Criticato anche il ddl Romeo in fase di approvazione: «Tutto questo fa parte di un disegno più ampio, il disegno dei nuovi fascismi al potere» hanno dichiarato gli attivisti. Non si è registrata la partecipazione all’iniziativa di amministratori locali o regionali, né di rappresentanti istituzionali.

In chiusura, un appello legato alla celebrazione del 25 aprile: «Il 25 aprile non può limitarsi a mera rievocazione storica di un passato lontano. L’attualità della resistenza deve vivere in tutte le resistenze a partire da quella dei popoli oppressi».

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