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La perequazione urbanistica: a Torino la trattativa per nuovi edifici si svolgerà senza partecipazione popolare

La trattativa per le autorizzazioni a costruire è previsto che si svolga direttamente tra gli uffici del Comune e il privato proprietario

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TORINO – Il nuovo Piano regolatore del Comune di Torino, attualmente ancora al progetto preliminare, usa in maniera estesa la perequazione urbanistica.

Infatti secondo i suoi oppositori propone di evitare l’esproprio per pubblica utilità psostituendolo con il meccanismo della perequazione, per il quale il Consiglio comunale non è più visto come il rappresentante di tutti noi, che sceglie e decide nell’interesse generale, ma come un avversario che con l’esproprio eserciterebbe un potere arbitrario a danno del singolo privato proprietario del suolo destinato a servizi pubblici.

Come funziona il meccanismo della perequazione?

Il meccanismo della perequazione introdotto prevede che il privato proprietario di aree a standard possa cederle gratuitamente al Comune in cambio di una edificabilità limitata e diffusa (0,30 mq/mq di superficie lorda), trasferibile prevalentemente nelle aree di trasformazione individuate dal piano, oppure le possa vendere sul mercato ad altri privati dopo averle iscritte in un registro di diritti edificatori, da cui può attingere chi propone e progetta interventi di rigenerazione o completamento nelle aree già urbanizzate, secondo le regole di capacità edificatoria, cioè di costruire edifici, previste dal Piano regolatore.

La trattativa per le autorizzazioni a costruire è previsto che si svolga direttamente tra gli uffici del Comune e il privato proprietario e l’accordo venga poi ratificato con una delibera della Giunta senza più passare dal Consiglio comunale, come invece avviene adesso. In questo modo viene superata la pratica della variante al Piano regolatore, estromettendo però il Consiglio comunale da ogni competenza in merito all’uso del suolo urbano. Ed escludendo anche ogni possibilità di partecipazione popolare, tramite la presentazione di osservazioni, alla formazione della decisione, della quale si verrebbe a conoscenza solo a fatti compiuti. Svanisce così il ruolo di programmazione dell’ente pubblico e s’instaura il potere del privato e del mercato.

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