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The Phair 2026 a Torino: la fotografia di moda diventa arte contemporanea

A Torino, dal 22 al 24 maggio 2026, la fotografia di moda non sarà solo da guardare: sarà da leggere, interpretare e ripensare come parte integrante del sistema dell’arte

Gabriele Farina

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JAEGER ART Gallery | Ph Credit © Michelangelo Di Battista, Mystery in the Moonlight, 2009, Archival Pigment Print, 20 x 24 cm

TORINO – Il dialogo tra arte, moda e cultura pop sarà uno dei temi centrali di The Phair 2026, la fiera internazionale dedicata alla fotografia e alle opere realizzate attraverso il mezzo fotografico, in programma a Torino dal 22 al 24 maggio 2026.

La settima edizione dell’evento conferma la volontà di superare i confini tradizionali della fotografia, affermandola non solo come linguaggio documentario o editoriale, ma come vera e propria forma d’arte contemporanea e patrimonio culturale.

Al centro del progetto espositivo torna infatti la fotografia di moda, indagata nelle sue molteplici sfaccettature attraverso il lavoro di alcuni dei suoi protagonisti più influenti a livello internazionale.

Giovanni Gastel e la moda come linguaggio artistico

Tra i nomi in mostra spicca quello di Giovanni Gastel, tra i più autorevoli interpreti della fotografia fashion italiana.

Le sue immagini, pubblicate su riviste come Vanity Fair e Vogue e realizzate per importanti maison internazionali, hanno contribuito a trasformare la fotografia di moda in un linguaggio autonomo, capace di dialogare con il sistema dell’arte contemporanea.

A The Phair, il suo lavoro viene letto come esempio emblematico del passaggio della moda da dimensione editoriale a immaginario iconico e museale: scatti nati per riviste e campagne che oggi sono considerati opere a tutti gli effetti.

Françoise Huguier: moda, cultura e sguardo antropologico

Un altro punto di riferimento della mostra è Françoise Huguier, che con la serie Sublimes propone una visione della moda che va oltre la superficie estetica.

Attraverso anni di frequentazione di sfilate e workshop, Huguier costruisce uno sguardo capace di rivelare ciò che si nasconde dietro l’apparenza dell’alta moda: il savoir-faire, la materia, il gesto artigianale e la dimensione umana dei processi creativi.

Le sue fotografie trasformano la moda in una sorta di mitologia visiva, dove seduzione e identità femminile diventano strumenti per interrogare la cultura contemporanea.

Marco Glaviano e il glamour come costruzione del desiderio

La sezione dedicata a Marco Glaviano racconta invece il lato più iconico e patinato della fotografia fashion.

Con oltre 500 copertine realizzate per le principali riviste internazionali, Glaviano ha contribuito a definire l’estetica del glamour tra Europa e Stati Uniti, collaborando con testate come Vogue e Harper’s Bazaar.

A The Phair, il suo lavoro viene interpretato come un dispositivo culturale: non semplice documentazione, ma costruzione del desiderio e dell’immaginario collettivo. Al centro delle sue immagini resta il corpo, inteso come superficie su cui si proiettano codici sociali, estetici e culturali.

Michelangelo Di Battista e il confine tra fotografia e finzione

Un approccio completamente diverso è quello proposto da Michelangelo Di Battista, che insieme agli artisti Jake e Dinos Chapman dà vita alla serie Mystery in the Moonlight, con Claudia Schiffer come protagonista.

Il progetto costruisce un universo visivo surreale, ispirato all’estetica dei film horror a basso budget degli anni Cinquanta, dove fotografia, scenografie artigianali e fondali dipinti si fondono in un linguaggio volutamente artificiale.

Il risultato è una narrazione sospesa tra realtà e finzione, che trasforma l’immagine fotografica in un “fotogramma” di un film immaginario.

The Phair 2026: la fotografia come opera d’arte

Con la presenza di questi grandi nomi della fotografia internazionale, The Phair 2026 rafforza la propria identità culturale.

La fotografia viene così riletta come linguaggio artistico autonomo, capace di superare la funzione documentaria per diventare interpretazione, costruzione di immaginari e riflessione sul contemporaneo.

A Torino, dal 22 al 24 maggio 2026, la fotografia di moda non sarà solo da guardare: sarà da leggere, interpretare e ripensare come parte integrante del sistema dell’arte.

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