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Sanità piemontese al collasso: annunciata la protesta del Cipes sotto il Grattacielo della Regione
La Manifestazione regionale del 23 maggio a difesa della sanità pubblica in Piemonte, colpita da una forte crisi e da carenza di personale
TORINO- All’aggravarsi della situazione socio-sanitaria piemontese, cresce anche il dissenso cittadino e, alle svariate manifestazioni degli ultimi mesi, si accoda il Cipes (Centro d’Iniziativa per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria), che ha indetto una grande manifestazione regionale per denunciare le gravi criticità che affliggono il sistema.
L’appuntamento per cittadini, lavoratori e associazioni è fissato per giovedì 23 maggio 2026 alle ore 14:00, proprio sotto il Grattacielo della Regione Piemonte a Torino, cuore pulsante delle decisioni politiche locali.
Le motivazioni
Il grido d’allarme sollevato dall’Ente del Terzo Settore è stato scaturito dalla carenza cronica di personale. Nelle aziende sanitarie e ospedaliere piemontesi mancano all’appello quasi diecimila professionisti, tra cui medici, infermieri e operatori sociosanitari. Un vuoto che rischia di trasformare le nuove Case e Ospedali della Comunità in cattedrali nel deserto. Senza un adeguato piano di assunzioni, avverte il Cipes, potenziare i servizi territoriali per decongestionare i pronto soccorso rimarrà soltanto un’illusione.
Questa paralisi di sistema si abbatte con ferocia sulle fasce più fragili della popolazione, infatti famiglie con persone non autosufficienti stanno subendo i gravi ritardi nell’erogazione dei fondi dedicati, con assegni di cura bloccati e Asl che faticano a garantire le coperture per le rette nelle Rsa. Una situazione di abbandono che si riflette anche nel settore della salute mentale, dove mancano mille professionisti e gli orari di apertura dei centri risultano del tutto inadeguati rispetto a una domanda in preoccupante crescita, specie tra i più giovani.
Un collasso che, secondo i promotori della piazza, porta spesso all’uso inaccettabile della contenzione come palliativo per sopperire alle carenze organizzative.
Anche la rete dei consultori piemontesi sta vivendo un periodo di crisi con una mancanza di circa centoventi strutture per rispettare i parametri di legge, mentre la scelta di limitare l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica ai soli presidi ospedalieri finisce per occupare posti letto in maniera impropria.
A chiudere questo cerchio di inefficienze c’è il caos del Centro Unico di Prenotazione (Cup). I malati cronici continuano a non avere percorsi privilegiati, restando intrappolati in liste d’attesa infinite, mentre i lavoratori stessi del servizio denunciano il mancato riconoscimento del giusto inquadramento professionale.
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