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SocietàTorino

Nasce il modello Torino nella gestione della diversità religiosa

La città è considerata un esempio positivo di dialogo tra culture e confessioni differenti

Gabriele Farina

Pubblicato

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TORINO – Il Consiglio comunale di Torino rilancia il dialogo interreligioso e punta a rafforzare quello che viene definito il “modello Torino” nella gestione della diversità religiosa. Con 24 voti favorevoli, infatti, la Sala Rossa ha approvato una mozione presentata dal consigliere Vincenzo Camarda, dedicata ai temi della libertà religiosa, della convivenza e della prevenzione delle tensioni sociali.

L’atto impegna la Giunta comunale a valorizzare le esperienze sviluppate negli anni nel capoluogo piemontese, considerate un esempio positivo di dialogo tra culture e confessioni differenti. Nel documento viene riconosciuto il ruolo svolto dal Comitato Interfedi, dal Patto per l’Islam e dal Centro Interculturale, realtà che nel tempo hanno contribuito a costruire strumenti di confronto e inclusione.

La mozione sottolinea inoltre l’importanza di diffondere il cosiddetto “modello Torino” anche presso altre amministrazioni locali, attraverso materiali informativi e comunicativi dedicati alle buone pratiche maturate in città.

Tra gli impegni richiesti alla Giunta c’è anche la volontà di garantire continuità alle politiche già avviate in materia di libertà religiosa e dialogo interculturale. In particolare, il testo propone di recuperare e valorizzare la memoria istituzionale delle esperienze passate per valutarne una possibile riattivazione, evitando che progetti e percorsi costruiti negli anni vadano dispersi.

La mozione punta inoltre sulla formazione degli amministratori locali, prevedendo percorsi specifici in collaborazione con le Università sui temi della gestione della diversità religiosa. Prevista anche la creazione di un gruppo di lavoro inter-politico dedicato alla libertà di coscienza, religione e pensiero, con un rafforzamento della collaborazione con il Comitato diritti umani e civili della Regione, come previsto da un emendamento presentato dal consigliere Fissolo.

Nel documento si evidenzia poi il valore dei tavoli informali e delle reti associative già attive sul territorio torinese. L’obiettivo indicato è costruire un canale strutturato di comunicazione con queste realtà, individuando nel Comitato Interfedi un possibile soggetto di coordinamento.

Durante il dibattito in aula, oltre al proponente Vincenzo Camarda, sono intervenuti i consiglieri Ahmed, Viale, Fissolo, Abbruzzese, Iannò, Ciampolini e Garione, oltre alla vicesindaca Michela Favaro.

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