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Tre tecnici indagati per accessi abusivi a pc di magistrati a Torino e Alessandria
Tra i magistrati che hanno notato accessi non identificati, il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, e il giudice alessandrino Aldo Tirone
TORINO – Indagati tre tecnici avrebbero acceduto abusivamente ai pc di magistrati a Torino e ad Alessandria. I tecnici, dipendenti di una società di manutenzione che aveva l’appalto per il servizio, figurano nella lista degli indagati nell’inchiesta della Procura di Milano: gli accessi abusivi sarebbero avvenuti ai computer tramite il sistema Ecm, installato dal ministero della Giustizia su circa 40mila computer dell’amministrazione, e di cui di recente è stata annunciata la dismissione.
Il “test” sul malfunzionamento del sistema
Tra i magistrati spiati, ci sarebbe anche il procuratore capo di Torino, Giovanni Bombardieri, che avrebbe subito due accessi abusivi al suo computer.
Per quanto riguarda il caso di Alessandria, si sarebbe trattato di un “test” effettuato da uno dei tecnici indagati sul pc in uso al giudice del tribunale alessandrino Aldo Tirone. Tirone aveva mostrato, con l’aiuto di un tecnico (che lavorava al Palazzo di Giustizia di Torino e figura tra gli indagati), una falla nel sistema Ecm: eseguendo un esperimento, aveva dimostrato che il programma informatico ministeriale potesse essere utilizzato anche a distanza, senza lasciare traccia, dagli amministratori ministeriali di sistema. Questo avrebbe permesso in teoria di osservare a insaputa del magistrato lo schermo del suo computer e servirsi del pc.
I pm, con gli investigatori della Polizia postale, stanno verificando in queste ore se si sia trattato anche negli altri casi di prove di vulnerabilità del sistema o di vere o proprie intrusioni informatiche.
I tecnici avevano le credenziali
Secondo quanto emerso, le intrusioni sarebbero state rese possibili dall’utilizzo delle credenziali di amministratore di sistema, in possesso dei tecnici in virtù dei contratti di assistenza in essere con l’amministrazione giudiziaria. Si attendono i riscontri dagli accertamenti in corso, dopo le perquisizioni eseguite lo scorso marzo a Torino. Al momento, non emergerebbe il coinvolgimento di funzionari del ministero della Giustizia, né sono giunte segnalazioni di intrusioni analoghe altrove.
L’indagine è coordinata dalla Direzione nazionale antimafia.
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