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Manifestazione a Torino, al Grattacielo della Regione per difendere la sanità pubblica

Tra le adesioni spiccano la CGIL Torino, Ordine dei Medici, Associazione Luca Coscioni, Libera, assenti Cisl e Uil Piemonte

Chiara Scerba

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TORINO – È partito alle 14:00, dal piazzale sotto il Grattacielo della Regione Piemonte, il grande corteo indetto dal Comitato per il Diritto alla Tutela della Salute e alle Cure. Un fiume di persone che sta attraversando via Nizza per raggiungere i giardini di piazza Carducci, a ridosso dell’ospedale Molinette, unendo cittadini, operatori sanitari, sindacati e oltre quaranta sigle associative.

A guidare la mobilitazione è uno slogan che non lascia spazio a interpretazioni: “Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto”. Nel mirino dei manifestanti c’è la politica sanitaria portata avanti negli ultimi anni dalla Regione Piemonte, accusata di smantellare progressivamente il diritto costituzionale alla cura.

Sistema sanitario allo sbaraglio

Le motivazioni della piazza rivelano una quotidianità ormai insostenibile per i pazienti piemontesi che lamentano le liste d’attesa interminabili, la carenza cronica di medici e infermieri, i forti ritardi nella realizzazione di Case e Ospedali di Comunità e la conseguente impennata della spesa sanitaria privata.

A lanciare l’allarme è anche la Fisac Piemonte, che evidenzia un pericoloso effetto dominoa cui si sta assistendo: la crisi della sanità pubblica che scarica il proprio peso anche sul sistema delle coperture sanitarie integrative, rendendo insostenibili i costi per tutti i settori.

Chi c’è in piazza

La manifestazione ha raccolto un consenso vastissimo, aggregando anime diverse della società civile. Tra le oltre quaranta adesioni spiccano la CGIL Torino (mentre hanno scelto di non partecipare Cisl e Uil Piemonte), l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino e l’Associazione Luca Coscioni.

A sfilare ci sono anche Arci, Auser, Libera, Cipes, Medicina Democratica, il Gruppo Abele e numerosi comitati locali per la difesa dell’articolo 32 della Costituzione.

Le proposte sul tavolo della Regione

La protesta porta in piazza richieste precise, focalizzate in particolar modo sull’assistenza territoriale e sulle fasce più fragili. Si richede un ripristino del tavolo LEA per permettere a enti locali, sindacati e associazioni di monitorare l’andamento della domanda sanitaria e le modalità di gestione, oltre ad una garanzia di una copertura del 50% della retta per gli aventi diritto in Rsa attraverso un piano di finanziamento chiaro. Non manca il riferimento alle cure domiciliari e alle Asl che devono farsi carico del 50% dei costi per le cure erogate a casa del paziente. Un favorimento della nascita di comitati di parenti nelle strutture assistenziali, inoltre, sarebbe indispensabile per superare l’isolamento dei degenti, migliorando parallelamente le condizioni di lavoro e gli organici all’interno delle RSA stesse.

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