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Il banco di Giacomo Matteotti alla Camera non verrà più assegnato
Da quel banco, il 30 maggio 1924, pronunciò il suo discorso di denuncia del Fascismo
ROMA – Alla Camera dei Deputati è stato deciso che un banco non verrà più assegnato, in memoria di Giacomo Matteotti. La scelta, approvata all’unanimità su richiesta del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, trasforma un gesto simbolico in una decisione permanente che lega lo spazio parlamentare a uno dei passaggi più drammatici della storia italiana del Novecento.
A darne conto è il deputato piemontese di AVS Marco Grimaldi, che ha ricordato come proprio in quell’area dell’Aula, cento anni fa, si intreccino alcune delle presenze più significative del Parlamento dell’epoca. Tra queste, quella di Antonio Gramsci, che sedeva abitualmente nei banchi vicini, e soprattutto l’eco dell’ultimo intervento di Matteotti, pronunciato il 30 maggio 1924 prima del suo rapimento e del successivo assassinio per mano fascista.
Il discorso di Matteotti
Proprio da quello scranno Matteotti ha pronunciato il suo ultimo, celebre discorso alla Camera, nel quale denunciava con chiarezza le irregolarità e le violenze che avevano accompagnato le elezioni. In quell’intervento chiedeva l’annullamento del voto, compromesso da brogli, intimidazioni e soprusi in un clima politico sempre più segnato dall’ascesa del fascismo.
“Parlò di libertà mentre intorno cresceva il clima dell’arbitrio”, ha ricordato Grimaldi, sottolineando come il deputato socialista abbia continuato a denunciare pubblicamente ciò che accadeva nel Paese anche quando la violenza politica era già diventata una minaccia concreta e quotidiana.
Nel suo ultimo intervento, Matteotti affermava: “Noi deploriamo che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano”.
Una presa di posizione politica e istituzionale
Per Grimaldi, la decisione di non assegnare più quel banco non ha valore puramente commemorativo, ma rappresenta una presa di posizione politica e istituzionale. L’obiettivo è fissare nella memoria del Parlamento il significato di quella vicenda storica: il rifiuto della violenza come strumento politico e la centralità della democrazia parlamentare.
“Matteotti non è un simbolo da cerimonia”, ha ribadito il deputato AVS, “ma una linea di demarcazione”. Un richiamo che, nelle intenzioni dei promotori, vuole mantenere viva l’attenzione sul ruolo delle istituzioni democratiche e sulla necessità di riconoscere e nominare ogni forma di sopruso o abuso di potere.
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