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Pavese Festival 2026: l’edizione letteraria diffusa dedicata alla forza delle parole

Dal 22 al 28 giugno 2026, la 26esima edizione della celebrazione del prezioso lascito di Cesare Pavese

Chiara Scerba

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SANTO STEFANO BALBO – Nato nel 2001 come rassegna annuale per rendere omaggio allo scrittore nel suo paese natale di Santo Stefano Belbo, il Pavese Festival ha compiuto negli anni una straordinaria evoluzione, divenendo un palcoscenico dal respiro internazionale capace di far dialogare grandi protagonisti della cultura con le Langhe, territorio riconosciuto Patrimonio Unesco nel 2014.

“Ritorno all’uomo” e alla verità delle parole

L’edizione di quest’anno si stringe attorno a un tema di profonda attualità: un “Ritorno all’uomo” in un momento storico in cui si avverte il rischio di perdere la propria umanità. Da questa consapevolezza il Festival riparte per lanciare un appello a tornare alla verità della parola. Si mira per l’appunto a ripartire dal significato più profondo delle parole, dalla loro essenza più innocua, ricordando la lezione pavesiana secondo cui “una cosa si salva sull’orrore, ed è l’apertura dell’uomo verso l’uomo”.

L’ispirazione è ispirata ad un articolo che Cesare Pavese pubblicò su L’Unità di Torino il 20 maggio 1945: “Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro”.

Il programma

Il cuore del Festival batterà dal 22 al 28 giugno tra le colline amate dallo scrittore, anche se i confini di questa edizione si spingeranno ben oltre.

I numeri raccontano di una kermesse con 60 eventi diffusi in 21 location differenti e un palinsesto si arricchisce di numerosi appuntamenti “Off” in Piemonte e nel resto d’Italia, inclusa una prestigiosa tappa a L’Aquila, Capitale italiana della cultura 2026. Un’apertura al territorio che vede in prima linea anche il Polo del ‘900, pronto a esplorare sempre più il legame tra la letteratura e i grandi nomi piemontesi tra cui appunto Pavese, ma anche Primo Levi, Beppe Fenoglio e molto altri.

Il “biglietto sospeso”

In questa visione, la cultura assurge a potente strumento preventivo contro il disagio sociale e proprio per questo è degna di nota la grande novità di quest’anno del “biglietto sospeso”, un’iniziativa solidale pensata per dare la possibilità di partecipare agli eventi anche a persone in difficoltà economica.

A custodire l’eredità dello scrittore è la famiglia, presente nel consiglio di amministrazione fin dalla nascita della Fondazione. “La fondazione si impegna tutto l’anno nella promozione culturale nel ricordo di Cesare Pavese e del suo lascito” spiega Lauretta Costa, pronipote dell’autore, sottolineando come l’obiettivo non sia la mera memoria, ma far vivere “la cultura e la vita che Pavese voleva esprimere, con attività variegate e rivolte a pubblici diversi”.

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