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Quello che il ghiacciaio restituisce: sulla Barre des Écrins riaffiorano lattine, plastica e vecchi sci

A oltre 4.000 metri di quota il ghiaccio sta restituendo oggetti rimasti sepolti per decenni

Gabriele Farina

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TORINO – C’è qualcosa di straniante nelle immagini che arrivano dalla Barre des Écrins, la vetta che con i suoi 4.102 metri domina il massiccio degli Écrins, a pochi chilometri dal confine tra Francia e Piemonte. In mezzo alla neve, alla roccia e al ghiaccio compaiono infatti oggetti che sembrano appartenere a un altro mondo: vecchie lattine, frammenti di plastica e persino sci.

A raccontare il ritrovamento è il meteorologo Andrea Vuolo, che ha rilanciato sui social le immagini condivise dal valsusino Davide Marcucci. Oggetti che, secondo quanto riportato nel post, possono risalire addirittura agli anni Quaranta del Novecento.

Non sono semplicemente rifiuti riaffiorati in alta quota. Sono pezzi di una storia rimasta congelata per decenni.

Il ghiacciaio come un gigantesco archivio

Il luogo del ritrovamento è il Glacier Blanc, uno degli ambienti glaciali più conosciuti del Parco nazionale degli Écrins. Per anni la neve ha ricoperto e inglobato ciò che veniva abbandonato sulla superficie del ghiaccio.

Il ghiacciaio ha così finito per comportarsi come una sorta di archivio naturale. Oggetti lasciati in montagna decenni fa sono rimasti nascosti sotto strati di neve e ghiaccio, sottratti alla vista e al passare del tempo.

Ora, però, quell’archivio sta lentamente tornando visibile.

La progressiva trasformazione dell’ambiente glaciale fa infatti riemergere materiali che erano rimasti sepolti. Una vecchia lattina, un pezzo di plastica o uno sci possono sembrare elementi insignificanti, ma quando vengono ritrovati a migliaia di metri di quota assumono un significato completamente diverso.

Raccontano la storia di chi ha frequentato queste montagne e, contemporaneamente, quella del ghiacciaio che le sta attraversando una profonda trasformazione.

Rifiuti che possono avere più di 80 anni

Non è la prima volta che il Glacier Blanc restituisce tracce del passato.

Il Parc national des Écrins aveva già documentato episodi simili. Nel 2015, durante una giornata dedicata alla pulizia dell’area, erano stati recuperati vecchi contenitori, lattine, ricariche di gas arrugginite, bottiglie di plastica e altri materiali riportati in superficie dalla fusione dei nevai.

Alcuni di questi oggetti erano collegati alle modalità con cui la montagna veniva frequentata diversi decenni fa.

Quello che oggi può apparire come un’incongruenza in un ambiente apparentemente incontaminato è quindi anche una testimonianza della storia dell’alpinismo e della frequentazione delle alte quote.

Ma c’è un elemento che rende questi ritrovamenti particolarmente significativi: il ghiaccio che li aveva nascosti non è più quello di allora.

Il Glacier Blanc si è ritirato di centinaia di metri

Il Glacier Blanc è da tempo monitorato dagli esperti del Parc national des Écrins attraverso osservazioni e misurazioni.

I dati raccontano una trasformazione evidente. Tra il 1985 e il 2015 il fronte del ghiacciaio si è ritirato di circa 760 metri.

Ed è proprio questo il paradosso racchiuso negli oggetti riaffiorati.

Quelle lattine e quei vecchi sci sono rimasti immobili per decenni, mentre il ghiaccio intorno a loro cambiava lentamente. Oggi tornano alla luce proprio perché la copertura glaciale che li proteggeva si sta assottigliando e arretrando.

In una sola immagine convivono quindi due epoche: quella delle persone che frequentavano la montagna nel secolo scorso e quella attuale, nella quale i ghiacciai alpini stanno rapidamente modificando il loro aspetto.

La montagna restituisce ciò che aveva nascosto

Il ritrovamento sulla Barre des Écrins ha dunque un valore che va oltre la semplice curiosità.

Quegli oggetti sono rifiuti e testimoniano comportamenti che oggi considereremmo inaccettabili in un ambiente naturale così fragile. Ma sono anche tracce del passato, rimaste congelate per decenni e ora restituite dalla montagna.

È questo l’aspetto più inquietante delle immagini: ciò che per molto tempo è rimasto nascosto sotto metri di neve e ghiaccio oggi torna davanti agli occhi degli escursionisti.

Il ghiacciaio, in qualche modo, sta presentando il conto del passato.

E mentre l’estate e le temperature elevate accelerano la trasformazione degli ambienti glaciali, ciò che riaffiora non è soltanto un vecchio pezzo di plastica o una lattina arrugginita. È la memoria di una montagna frequentata dall’uomo e, nello stesso tempo, la testimonianza concreta di quanto quella montagna sia cambiata.

Le immagini dal ghiacciao

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