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Mario Roggero, anche da Milano arriva il no alla richiesta di differimento della pena. Ora la parola passa alla Cassazione

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha invece dichiarato inammissibile l’istanza

Gabriele Farina

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MILANO – Anche da Milano arriva un pronunciamento sfavorevole alla richiesta presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour detenuto nel carcere di Bollate, per ottenere il differimento dell’esecuzione della pena in attesa della decisione sulla domanda di grazia.

Dopo il rigetto del Tribunale di Sorveglianza di Torino, formalizzato l’11 settembre, è arrivata ora anche la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano. Il collegio milanese, riunito il 16 settembre, ha infatti dichiarato inammissibile l’istanza di differimento della pena presentata dall’avvocato Stefano Marcolini.

La richiesta era stata formulata dalla difesa ai sensi dell’articolo 147 del Codice penale e puntava a sospendere l’esecuzione della pena in attesa della definizione della domanda di grazia presentata dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Roggero in aula a Milano

Proprio il 16 settembre Roggero era comparso personalmente davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano. Nel corso dell’udienza aveva preso brevemente la parola, riferendo dei due mesi trascorsi in carcere e parlando di un percorso di riflessione sulla propria condotta.

Roggero aveva affermato di aver compreso che «ogni vita merita rispetto», riconoscendo anche di aver agito quel giorno con troppa impulsività. Al termine dell’udienza il collegio si era riservato la decisione.

Il provvedimento milanese ricostruisce anche il complesso percorso processuale che ha portato al contrasto sulla competenza tra i due Tribunali di sorveglianza.

Il contrasto sulla competenza tra Torino e Milano

L’istanza era stata presentata il 16 luglio, quando Roggero era ancora libero, davanti al Tribunale di Sorveglianza di Torino. Con il successivo ingresso in carcere a Bollate si era posto il problema di quale fosse l’ufficio giudiziario competente a decidere sulla richiesta.

Nel frattempo, però, il Tribunale di Sorveglianza di Torino si era già pronunciato sulla richiesta, respingendola nel merito l’11 settembre.

Secondo i giudici torinesi, non vi erano i presupposti per un intervento della magistratura di sorveglianza sul differimento della pena. La particolare complessità della vicenda e le diverse tesi prospettate non avrebbero consentito di anticipare una valutazione che rientra nelle prerogative del Presidente della Repubblica nell’ambito della domanda di grazia.

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha invece dichiarato inammissibile l’istanza, richiamando in particolare il fatto che Roggero fosse già detenuto e che sul medesimo quadro fattuale si fosse già pronunciato il Tribunale di Torino.

Per il collegio milanese, una nuova valutazione davanti a un diverso Tribunale di sorveglianza avrebbe inoltre comportato la possibilità di reiterare un’istanza già esaminata.

Il doppio pronunciamento e il ruolo della Cassazione

Il risultato è quindi un doppio stop alla richiesta della difesa, ma attraverso due decisioni differenti sul piano processuale: Torino ha rigettato l’istanza nel merito, mentre Milano l’ha dichiarata inammissibile.

Resta però ancora da definire la questione della competenza tra i due uffici giudiziari. Il conflitto negativo sollevato da Milano nei confronti di Torino è infatti arrivato davanti alla Corte di Cassazione.

La Prima sezione penale della Suprema Corte ha fissato per l’11 novembre 2026 l’udienza in camera di consiglio, chiamata a stabilire quale sia il Tribunale di sorveglianza competente a decidere sulla questione.

Nel frattempo, per Roggero, la richiesta di differimento della pena in attesa della grazia resta respinta: due decisioni sfavorevoli, con motivazioni e formule processuali differenti.

Il prossimo passaggio sarà quindi davanti alla Cassazione, alla quale spetterà dirimere il conflitto di competenza tra Torino e Milano.

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