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Omicidio di via Gulli a Torino, oggi l’autopsia sul corpo di Fabio Colapietro

Secondo i racconti raccolti dagli investigatori, nella casa la tensione si sarebbe mescolata all’uso di droga

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TORINO – Sarà eseguita oggi l’autopsia sul corpo di Fabio Colapietro, il 39enne ucciso nell’appartamento di via Gulli 46 a Torino. L’esame dovrà contribuire a chiarire come è stato ucciso l’uomo, mentre gli investigatori stanno ricostruendo anche ciò che è accaduto nelle ore successive al delitto.

Tra gli elementi raccolti dagli inquirenti c’è un audio inviato da Matheus De Oliveira Morando all’ex compagna, nel quale emerge quello che potrebbe essere stato il primo sospetto sulla morte di Colapietro. “Diceva che era troppo tardi perché c’era stato un danno ma sperava che la cosa potesse sistemarsi”, ha raccontato la donna alla polizia.

Il 26enne, di origini brasiliane, ha poi confessato l’omicidio. Sempre secondo quanto riferito dall’ex compagna, in quel momento avrebbe anche parlato di suicidio, dicendo di volerlo fare “prima che possa succedermi qualcosa di brutto per mano di qualcun altro”.

La paura nella casa di via Gulli

Non è chiaro a chi fosse riferita quella paura. Nell’appartamento si trovavano anche la proprietaria di casa, la professoressa Nicole Formichetti, e Keith Butig, indicata come terza persona coinvolta nella vicenda.

La stessa Butig avrebbe raccontato agli investigatori di essere stata minacciata dagli altri due: “Dicevano che, se non facevo come volevano loro, ci sarebbero stati due cadaveri”.

Secondo i racconti raccolti dagli investigatori, nella casa la tensione si sarebbe mescolata all’uso di droga. Morando ha inoltre descritto Formichetti come la persona più lucida nelle ore successive all’omicidio, avvenuto nella notte tra lunedì e martedì.

“Nel mezzo della mia crisi di panico, vedo Nicole che viene verso di me – racconta il 26enne –. Mi accarezza la testa, cerca di calmarmi e mi sottolinea che, secondo il suo punto di vista, lui era un estraneo che era entrato dentro casa per rubare. E aveva anche alzato le mani”.

Secondo la versione di Morando, la donna avrebbe quindi cercato di convincerlo che si era trattato di una reazione a un’aggressione: “Lei cercava di tranquillizzarmi dicendomi che era stato quel ragazzo a venire a casa nostra e a cercare di farci del male”.

Il corpo fatto a pezzi e gli acquisti dopo il delitto

Nelle ore successive, secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe continuato a spostarsi per acquistare crack, eroina e metadone. Nel frattempo, il corpo di Colapietro sarebbe stato tagliato con una mannaia e diviso in 16 sacchetti, acquistati in un ferramenta vicino all’abitazione.

Proprio gli acquisti hanno lasciato alcune tracce nella ricostruzione della vicenda. Giovedì, intorno alle 18, Morando ha effettuato due videochiamate con l’ex compagna. Durante la prima parlava di cemento e per pochi istanti le avrebbe mostrato guanti e scotch.

Nella seconda chiamata, secondo il racconto della donna, “si vedeva che Matheus era in un negozio e stava comprando del cemento”. Alla domanda sul motivo dell’acquisto, lui avrebbe risposto che serviva “per aiutare un amico”. Poi avrebbe aggiunto: “Non mi fare pensare che mi vengono i conati di vomito”.

La confessione in piazza Rebaudengo

Poche ore dopo, Morando ha chiesto all’ex compagna e alla madre di incontrarlo in piazza Rebaudengo. È lì che, insieme alle due donne, è stata chiamata la polizia e il 26enne ha confessato l’omicidio.

Nel frattempo, Formichetti si era spostata in piazza XVIII Dicembre, dove avrebbe bevuto una birra, per poi tornare in via Gulli. È rientrata nell’appartamento poco prima dell’arrivo degli agenti e avrebbe aperto loro la porta.

Ora sarà l’autopsia a fornire nuovi elementi sulla morte di Colapietro e a contribuire a ricostruire con maggiore precisione le fasi dell’omicidio.

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