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Torino, a 19 anni scopre la causa del dolore al ginocchio che durava da sette anni: operata per correggere la torsione della tibia

A quasi tre mesi dall’intervento, Gaia sta proseguendo il percorso riabilitativo e guarda al graduale ritorno all’attività sportiva

Gabriele Farina

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TORINO – Dopo sette anni di dolore al ginocchio, numerose visite specialistiche e un primo intervento senza risultati risolutivi, una ragazza di 19 anni è riuscita a individuare la causa del problema grazie agli approfondimenti diagnostici eseguiti al Maria Pia Hospital di Torino. Gli esami hanno evidenziato una rotazione della tibia di circa 50 gradi, che contribuiva a provocare il dolore e a impedirle di praticare sport.

La giovane, Gaia, aveva dovuto rinunciare allo sci, la sua attività sportiva principale, e limitare anche le altre attività fisiche. Il dolore era arrivato a disturbarle persino il sonno. La diagnosi è arrivata dopo una valutazione specialistica accompagnata da risonanza magnetica, radiografie e TAC, esame che ha permesso di misurare con precisione l’alterazione anatomica.

La TAC ha individuato la causa del dolore

Il caso è stato seguito dall’équipe ortopedica del Maria Pia Hospital di Torino, struttura di alta specialità accreditata con il Servizio sanitario nazionale e parte di GVM Care & Research.

«Il caso della giovane paziente evidenzia un problema frequente nella traumatologia: la difficoltà di tracciare una diagnosi tempestiva per anomalie anatomiche complesse», spiega il dottor Antonio Pastrone, ortopedico che ha seguito la ragazza. La TAC, mai eseguita in precedenza, è risultata fondamentale per valutare correttamente la torsione della tibia e pianificare il trattamento.

Una volta individuata la causa del dolore, i medici hanno scelto di intervenire con un’osteotomia derotativa, una procedura chirurgica che consente di correggere la rotazione dell’osso attraverso una frattura controllata, ripristinando un allineamento più fisiologico.

A quasi tre mesi dall’intervento, Gaia sta proseguendo il percorso riabilitativo e guarda al graduale ritorno all’attività sportiva. Nel frattempo, si prepara anche a iniziare a Torino il percorso universitario in Scienze e tecnologie per la montagna.

La chirurgia del ginocchio punta a conservare l’articolazione

Il caso rappresenta un esempio dell’approccio seguito dall’équipe ortopedica del Maria Pia Hospital, che punta a preservare il più possibile le strutture articolari sane e a scegliere il trattamento in base alle caratteristiche di ogni paziente.

«Non esiste una tecnica migliore in assoluto: esiste quella più indicata per quel paziente, in relazione alla sua anatomia, alla sua età, alle condizioni dell’articolazione e alle richieste funzionali», sottolinea il dottor Francesco Saccia, referente dell’équipe ortopedica.

Accanto alla chirurgia conservativa, l’attività comprende la traumatologia dello sport, le osteotomie e gli interventi di protesi al ginocchio. La scelta del trattamento viene quindi calibrata sulla situazione clinica e sugli obiettivi della persona, cercando di intervenire sulla causa del problema prima di ricorrere alla sostituzione dell’articolazione, quando possibile.

Protesi al ginocchio, il ruolo della robotica

La personalizzazione riguarda anche la chirurgia protesica. Per le protesi monocompartimentali, che sostituiscono soltanto la porzione danneggiata del ginocchio preservando le strutture sane e i legamenti crociati, l’équipe utilizza il sistema robotico CORI. La tecnologia assiste il chirurgo nel posizionamento delle componenti protesiche e non richiede esami di imaging preoperatori.

Per le protesi totali viene invece adottato l’allineamento cinematico, un approccio che mira a rispettare la conformazione individuale dell’arto anziché ricondurre tutti i pazienti a un unico modello di allineamento.

La robotica, precisa Saccia, non rappresenta una soluzione automatica: è uno strumento che richiede formazione, esperienza e un’attenta selezione dei casi in cui può offrire un vantaggio, in particolare nella precisione del posizionamento delle componenti.

Dalle lesioni sportive alla ricostruzione del legamento crociato

L’équipe tratta anche le principali patologie traumatiche e sportive del ginocchio, comprese le lesioni dei legamenti, dei menischi e della cartilagine. Anche nella ricostruzione del legamento crociato anteriore, la tecnica chirurgica e il tipo di innesto vengono scelti considerando anatomia, età e livello di attività fisica.

Le esigenze, infatti, cambiano a seconda dello sport praticato e degli obiettivi del paziente. Come osserva il dottor Pastrone, chi pratica attività agonistica ha necessità differenti rispetto a chi desidera semplicemente tornare a camminare senza dolore. Anche all’interno dello sport, le richieste biomeccaniche di uno sciatore non sono le stesse di quelle di un rugbista.

L’obiettivo, in ogni caso, è individuare la causa del disturbo e costruire un percorso chirurgico e riabilitativo coerente con le caratteristiche e le necessità della singola persona.

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