SaluteTorino
Al Regina Margherita di Torino curate le malformazioni dell’anca di una 17enne con tecnica laparoscopica: primo intervento in Europa
Questa deformità colpisce 1–7 persone su 1000
TORINO – All’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, in collaborazione con l’ospedale CTO, è stata eseguita per la prima volta in Europa, un intervento di correzione di una deformità congenita dell’anca con tecnica laparoscopica.
A realizzare l’intervento sono stati il professor Alessandro Aprato e i dottori Matteo Giachino, Michele Nardi e Andrea Audisio, tutti formati alla scuola del professor Alessandro Massè, che si occupano di chirurgia dell’anca sia negli adulti sia nei bambini a cavallo tra le due strutture ospedaliere. La procedura applica la tecnica endoscopica miniinvasiva ad un intervento consolidato di chirurgia di salvataggio dell’anca che prevede invece una esposizione chirurgica ampia ed invasiva.
La paziente
Per la 17enne Chiara (nome di fantasia) fare sport voleva dire essere accompagnata dal dolore alle anche. A causarlo, la displasia dell’anca: una malformazione capace di pesare sulla vita quotidiana anche di una ragazza così giovane. È lei la paziente sottoposta a questo intervento al Regina Margherita. L’obiettivo era dare a una adolescente la possibilità di muoversi con meno dolore, preservando la sua anca.
L’intervento è stato reso possibile dalla collaborazione tra il Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino “Regina Margherita” (diretto dalla professoressa Franca Fagioli) ed il Dipartimento di Ortopedia, Traumatologia e Riabilitazione (diretto dal professor Giuseppe Massazza). Un lavoro condiviso che ha unito competenze ortopediche ed assistenza specialistica pediatrica.
L’intervento
La correzione ossea viene chiamata osteotomia periacetabolare e viene utilizzata soprattutto per trattare la displasia dell’anca, una malformazione in cui l’acetabolo, la cavità del bacino che accoglie la testa del femore, non la ricopre adeguatamente, portando cosi i pazienti ad avere un’artrosi dell’anca precocemente.
Questa deformità colpisce 1–7 persone su 1000. Pertanto esiste un’ecografia di screening sui bambini mirata ad individuare chi ne è affetto. Nei pazienti opportunamente selezionati, in particolare adolescenti e giovani adulti, correggere questo difetto consente di migliorare la meccanica dell’anca e punta ad evitare la necessità di una protesi all’anca.
L’intervento consiste nell’eseguire tagli controllati dell’osso attorno all’acetabolo, per mobilizzarlo e riorientarlo in modo che copra meglio la testa del femore. La porzione ossea viene quindi fissata con viti, che mantengono la correzione durante la guarigione. L’obiettivo è distribuire più uniformemente i carichi, ridurre il dolore e rallentare il deterioramento articolare, con la prospettiva di ritardare o evitare il ricorso ad una protesi.
La novità riguarda il modo di raggiungere l’osso. La tecnica laparoscopica permette di operare attraverso piccole incisioni, utilizzando una telecamera che restituisce sul monitor una visione ingrandita del campo operatorio. La correzione ossea segue gli stessi principi dell’intervento tradizionale a cielo aperto, con il vantaggio di limitare l’esposizione chirurgica e la dissezione dei tessuti circostanti. La minore invasività offre potenziali benefici sul dolore postoperatorio, sull’impatto delle cicatrici e sul recupero iniziale.
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