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Curiosità Società Torino

Perché a Torino ci sono ancora anelli di ferro sui muri dei palazzi?

Servivano a qualcosa di molto più semplice di quanto si possa pensare

Gabriele Farina

Pubblicato

il

TORINO – Se camminate per il centro di Torino e osservate con attenzione i muri dei palazzi più antichi, potreste notare un particolare curioso.

Piccoli anelli di ferro, spesso apparentemente senza alcuna funzione.

Sono lì da decenni, in alcuni casi da molto più tempo, incastonati nelle facciate degli edifici.

Oggi sembrano quasi elementi decorativi.

In realtà raccontano una Torino molto diversa da quella che conosciamo.

Una città nella quale le strade erano percorse da cavalli, carrozze e calessi e nella quale anche un semplice muro poteva avere una funzione molto concreta.

A cosa servivano quegli anelli?

La spiegazione più immediata è anche quella più affascinante: molti di questi elementi erano collegati alle necessità della vita con i cavalli.

Un cavallo non poteva semplicemente essere lasciato in mezzo alla strada mentre il proprietario entrava in un negozio, in una locanda o in un palazzo.

Serviva quindi un punto al quale poterlo legare.

Gli anelli fissati alle pareti potevano svolgere proprio questa funzione.

Non erano decorazioni.

Erano piccoli elementi di servizio di una città nella quale il cavallo era ancora uno dei principali mezzi di trasporto.

Provate a immaginare Torino senza automobili

Per capire il significato di quegli anelli bisogna fare uno sforzo di immaginazione.

Pensiamo a Torino nell’Ottocento.

Niente automobili parcheggiate lungo le strade.

Niente motorini.

Niente monopattini.

Al loro posto c’erano carrozze private, vetture pubbliche, carri per il trasporto delle merci e naturalmente cavalli.

Il rumore delle ruote sul pavé si mescolava a quello degli zoccoli.

Per chi viveva allora era assolutamente normale.

Per noi è quasi impossibile immaginarlo.

Torino era una città di carrozze

Il rapporto tra Torino e il mondo dei cavalli non era affatto marginale.

La città sabauda aveva una lunga tradizione equestre legata alla corte e alle sue strutture.

La Cavallerizza Reale, progettata da Benedetto Alfieri nel Settecento, era destinata agli esercizi equestri e agli spettacoli della corte.

Ma i cavalli non appartenevano soltanto al mondo aristocratico.

Erano indispensabili anche per il commercio, il trasporto e gli spostamenti quotidiani.

Con l’arrivo della ferrovia e la crescita della città, Torino divenne inoltre un importante punto di passaggio per persone e merci.

E la presenza dei cavalli rimase fondamentale ancora per molti decenni.

C’erano anche luoghi dove si vendevano cavalli e carrozze

Un dettaglio curioso racconta bene questo mondo.

Nella seconda metà dell’Ottocento il Caffè Burello, situato nei pressi di Porta Nuova, era frequentato anche da commercianti della provincia che arrivavano a Torino per l’acquisto di carrozze o la vendita di cavalli.

È un particolare che oggi sembra quasi appartenere a un’altra città.

Ma restituisce perfettamente l’immagine della Torino di allora.

E gli anelli sono rimasti

Poi è arrivata la trasformazione.

Le carrozze sono progressivamente scomparse dalle strade.

Al loro posto sono arrivate biciclette, tram, automobili e motociclette.

La città ha cambiato completamente ritmo.

Ma alcuni piccoli elementi sono rimasti attaccati agli edifici.

Gli anelli di ferro hanno perso la loro funzione originaria e sono diventati piccole tracce di una città scomparsa.

È proprio questo il loro fascino.

Non sono monumenti.

Non hanno targhe.

Nessuno si ferma davanti a loro per scattare una fotografia.

Eppure raccontano un pezzo della vita quotidiana torinese.

Non bisogna però pensare che ogni anello abbia la stessa storia

Ed è qui che vale la pena fare una precisazione.

A Torino esistono diversi elementi metallici inseriti nelle facciate degli edifici storici e non è possibile attribuire automaticamente a tutti la funzione di legare i cavalli.

Alcuni potevano essere utilizzati per altre necessità pratiche: fissaggi, sostegni o servizi collegati agli edifici e alla strada.

Per questo l’anello in sé non è una prova sufficiente.

Ma quando si trova in edifici e contesti legati alle antiche attività commerciali, alle locande, alle scuderie o ai percorsi frequentati dalle carrozze, diventa una traccia particolarmente interessante della vecchia vita urbana.

Il bello è che possiamo ancora trovarli

Ed è questa la parte più divertente.

La prossima volta che passeggiate per il centro di Torino, provate a guardare i muri invece delle vetrine.

Potreste accorgervi di piccoli dettagli che avete ignorato per anni.

Un anello di ferro.

Un gancio.

Una vecchia borchia.

Un elemento apparentemente insignificante.

Sono proprio queste piccole tracce a raccontare meglio di tante grandi opere come si viveva in città un secolo o due secoli fa.

Quando Torino andava a cavallo

Forse è questo il modo migliore per guardare quegli anelli.

Non come oggetti curiosi appesi ai muri, ma come piccole fotografie tridimensionali del passato.

Ci ricordano che le stesse strade che oggi attraversiamo in automobile o a piedi un tempo erano percorse da carrozze.

Che davanti agli stessi palazzi venivano legati i cavalli.

Che i tempi della città erano completamente diversi.

E che Torino, prima di diventare la città che conosciamo oggi, è stata per secoli anche una città a cavallo.

La prossima volta che ne vedete uno, quindi, provate a fermarvi.

Potrebbe essere uno dei piccoli dettagli attraverso i quali la vecchia Torino è ancora lì, davanti ai nostri occhi.

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