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Il villaggio nascosto sotto una gigantesca roccia: in Piemonte esiste un luogo dove il tempo si è fermato

La parola “balma” in Piemonte indica una grande sporgenza di roccia naturale. A Balma Boves quella conformazione geologica è diventata una casa

Gabriele Farina

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Foto FAI fondoambiente.it

SANFRONT – C’è un luogo, ai piedi del Monviso, dove basta superare l’ultima curva del sentiero per avere la sensazione di essere entrati in un’altra epoca. Le case non sono costruite sopra la montagna, ma sotto una gigantesca parete di roccia che per secoli ha fatto da tetto naturale a un intero villaggio.

È Balma Boves, nel territorio di Sanfront, in provincia di Cuneo: uno degli esempi più straordinari di architettura rurale alpina conservati in Italia. Un piccolo borgo rimasto praticamente immutato da quando gli ultimi abitanti lo lasciarono negli anni Cinquanta del Novecento, oggi trasformato in una borgata museo che racconta un modo di vivere ormai scomparso.

Un villaggio costruito sotto la roccia

La parola “balma” in Piemonte indica una grande sporgenza di roccia naturale. A Balma Boves quella conformazione geologica è diventata una casa.

Sfruttando la protezione offerta dalla gigantesca parete del Mombracco, gli abitanti costruirono abitazioni, stalle, fienili, essiccatoi, magazzini, un forno comunitario, fontane e ricoveri per gli animali, adattando ogni edificio agli anfratti della montagna. In molti punti non fu nemmeno necessario realizzare un vero tetto: era la roccia stessa a proteggere gli edifici dalla pioggia e dalla neve. Dove serviva, invece, vennero aggiunte coperture in lose, le tradizionali lastre di pietra delle Alpi.

Il risultato è un piccolo microcosmo perfettamente integrato con l’ambiente circostante, tanto da essere spesso paragonato ai pueblos costruiti sotto le falesie del Nord America.

Una comunità completamente autosufficiente

Per secoli Balma Boves fu abitata da famiglie di contadini e allevatori che vivevano sfruttando ogni risorsa disponibile.

La vita era scandita dal lavoro nei castagneti, dall’allevamento e dalla coltivazione dei piccoli terrazzamenti ricavati lungo il pendio. Nulla veniva sprecato: la pietra serviva per costruire, l’acqua alimentava la vita quotidiana, il bosco forniva legna e soprattutto castagne, alimento fondamentale per l’economia locale.

Non è un caso che Balma Boves venga considerata una delle testimonianze meglio conservate della cosiddetta “civiltà del castagno”, un sistema economico e sociale tipico delle vallate alpine, basato su autosufficienza e utilizzo sostenibile delle risorse naturali.

Passeggiando tra gli edifici si possono ancora osservare gli attrezzi agricoli, le stalle, gli essiccatoi, il forno per il pane, le abitazioni arredate e i locali destinati alla conservazione dei formaggi, come se gli abitanti fossero usciti soltanto poche ore prima.

L’abbandono negli anni Cinquanta

Come accadde in molte zone montane italiane, anche Balma Boves fu progressivamente abbandonata durante il secondo dopoguerra.

L’industrializzazione e le nuove opportunità di lavoro spinsero le famiglie a trasferirsi nei centri del fondovalle e nelle città. Il villaggio rimase così sospeso nel tempo.

Proprio il fatto di essere stato lasciato quasi intatto ha permesso, decenni dopo, un importante intervento di recupero che ha trasformato l’antico insediamento in un ecomuseo dedicato alla vita contadina di montagna.

Come si visita Balma Boves

Il villaggio si trova nel comune di Sanfront, a circa 650 metri di quota, sulle pendici del Mombracco.

Non è raggiungibile in automobile: occorre lasciare il mezzo nelle frazioni di Rocchetta o Robella e proseguire a piedi lungo una mulattiera immersa nei castagneti secolari. Il percorso richiede all’incirca mezz’ora e costituisce parte integrante dell’esperienza, perché permette di entrare gradualmente nell’atmosfera del luogo.

Durante la bella stagione è possibile visitare anche gli interni degli edifici e partecipare a visite guidate organizzate dall’associazione Vesulus, che cura la gestione della borgata museo per conto del Comune di Sanfront.

Un viaggio nella memoria delle montagne piemontesi

Balma Boves non è soltanto un borgo particolare.

È il racconto concreto di come, fino a pochi decenni fa, fosse possibile vivere in perfetto equilibrio con la montagna, sfruttando ciò che la natura offriva senza alterarla. Le abitazioni costruite sotto la roccia, i tetti che quasi si confondono con la parete naturale, il silenzio dei castagneti e gli oggetti rimasti al loro posto trasformano la visita in un autentico viaggio nella memoria delle Alpi piemontesi.

Per questo Balma Boves è considerata una delle testimonianze più preziose della civiltà rurale del Piemonte e una delle mete più sorprendenti della Valle Po, capace ancora oggi di stupire chi arriva fin lassù e si trova improvvisamente davanti a un villaggio che sembra essersi fermato nel tempo.

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