Curiosità Cultura Piemonte
Camillo Benso, conte di Cavour: il tessitore dell’Unità d’Italia
La storia dell’uomo che riuscì ad unificare l’Italia
TORINO – Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, nasce a Torino il 10 agosto 1810 in una delle famiglie nobili più influenti del Piemonte. Secondogenito del marchese Michele Antonio Benso e di Adele de Sellon, cresce in un ambiente aristocratico ma culturalmente aperto alle grandi correnti di pensiero europee. Battezzato con nomi prestigiosi in onore di Paolina Bonaparte e del marito Camillo Borghese, la sua vita è destinata fin da subito ad intrecciarsi con la storia del suo tempo.
Dalla giovinezza alla formazione europea
Dopo un’iniziale formazione militare all’Accademia di Torino, Cavour entra nell’esercito come ufficiale del Genio. I suoi soggiorni a Genova e le esperienze con ambienti culturali e politici più vivaci lo spingono a maturare una visione meno reazionaria rispetto al clima conservatore piemontese del periodo della Restaurazione.
Spinto da un desiderio di conoscenza e da una vocazione per il progresso sociale ed economico, lascia l’esercito nel 1831 e intraprende viaggi di formazione in Europa — visitando Svizzera, Francia e soprattutto l’Inghilterra, dove osserva da vicino gli effetti della rivoluzione industriale e del modello liberale britannico. Questi soggiorni segnano profondamente la sua visione politica: Cavour assorbe idee di libero mercato, progresso civile e modernizzazione, elementi che animeranno tutta la sua azione pubblica successiva.
Imprenditore e riformatore in Piemonte
Al suo ritorno in Piemonte, Cavour dà prova anche di concrete capacità imprenditoriali. Gestisce le tenute di famiglia introducendo innovazioni agrarie, partecipa a iniziative industriali e finanziarie come la fondazione della Banca di Torino, promuove lo sviluppo infrastrutturale e sostiene la modernizzazione economica.
Il suo impegno nel campo agricolo e commerciale riflette l’idea di “giusto mezzo” — una visione che rifiuta sia il conservatorismo reazionario sia le rivoluzioni radicali, scegliendo al contrario riforme graduali basate su progresso sociale ed equilibrio istituzionale.
L’ingresso in politica e l’ascesa al potere
La sua carriera politica inizia a pieno ritmo nel 1848, anno delle grandi rivoluzioni in Europa: Cavour viene eletto al Parlamento Subalpino e si afferma rapidamente come una figura di spicco della cosiddetta Destra storica liberale.
Nel 1847, insieme a Cesare Balbo, fonda il giornale Il Risorgimento, strumento con cui diffonde le sue idee liberali e riformiste, sostenendo la necessità di modernizzare il Regno di Sardegna per renderlo protagonista nella scena politica italiana ed europea. Il suo impegno riformista e la difesa delle leggi Siccardi — volte a ridurre i privilegi ecclesiastici — gli valgono un ruolo di primo piano nel governo D’Azeglio: nel 1850 è nominato ministro dell’Agricoltura, del Commercio e della Marina, poi anche ministro delle Finanze.
Alla guida del Piemonte: modernizzazione e diplomatico europeo
Il 4 novembre 1852 Vittorio Emanuele II chiama Cavour alla guida del governo del Regno di Sardegna. Come Presidente del Consiglio, Cavour avvia un vasto programma di riforme economiche e istituzionali. Sostiene il libero scambio, potenzia ferrovie, strade e infrastrutture, modernizza il sistema bancario e introduce una severa politica tributaria per finanziare lo sviluppo.
In politica estera adotta una strategia di inserimento del Regno nelle grandi alleanze europee. Nel 1855 il Piemonte partecipa alla guerra di Crimea insieme a Francia e Inghilterra: questa mossa non solo pone il piccolo Stato sabaudo al centro delle trattative per la pace, ma gli permette anche di sollevare nella Conferenza di Parigi la questione italiana, denunciando l’espansionismo austriaco nel Lombardo-Veneto. Nel 1858, a Plombières, Cavour negozia con Napoleone III un’alleanza anti-asburgica, ponendo le basi per la successiva Seconda guerra d’indipendenza.
Verso l’Unità d’Italia
La Seconda guerra d’indipendenza (1859) porta alla liberazione della Lombardia e alla progressiva unificazione di vari stati italiani sotto la guida di Vittorio Emanuele II, con plebisciti che determinano l’annessione di Toscana, Emilia e altre regioni al Regno di Sardegna.
Cavour gestisce con abilità politica l’impresa dei Mille di Garibaldi nel Sud, cercando di conciliare l’energia rivoluzionaria con il progetto unitario monarchico e impedendo che il movimento democratico dilaghi in modo incontrollato. Quando il Regno d’Italia viene proclamato nel marzo 1861, Cavour diventa il primo Presidente del Consiglio dei ministri del nuovo Stato italiano, ruolo che mantiene fino alla sua morte.
Gli ultimi giorni e l’eredità di uno statista
La sua salute declina rapidamente e muore a Torino il 6 giugno 1861. La sua visione politica — improntata a un liberalismo pragmatico, a un ruolo italiano forte in Europa e alla modernizzazione dello Stato — rimane il fondamento su cui si costruisce l’Italia unita.
Cavour non visse per vedere completata l’Unità nazionale con l’annessione del Veneto e di Roma, ma il suo ruolo di «tessitore» e artefice diplomatico dello Stato italiano lo colloca tra le figure più influenti della storia moderna italiana.
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