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Curiosità Cultura Torino

Le chiese gemelle di piazza San Carlo a Torino: la strana storia di San Carlo e Santa Cristina

La storia delle due chiese è legata alla grande trasformazione urbanistica voluta dai Savoia dopo il trasferimento della capitale del Ducato a Torino nel 1563

Gabriele Farina

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TORINO – Chi attraversa piazza San Carlo a Torino difficilmente può non notarle. Sul lato meridionale della grande piazza, separate soltanto da via Roma, si fronteggiano due facciate barocche quasi speculari: sono la chiesa di San Carlo Borromeo e la chiesa di Santa Cristina.

Sono conosciute da secoli come le “chiese gemelle” di Torino, ma la definizione può trarre in inganno. I due edifici, infatti, non furono costruiti nello stesso periodo e hanno storie differenti. A unirli è soprattutto il progetto urbanistico che trasformò questa parte della città e la scelta di creare un fondale monumentale per quella che sarebbe diventata una delle piazze più eleganti di Torino.

Due chiese nate nella Torino dei Savoia

La storia delle due chiese è legata alla grande trasformazione urbanistica voluta dai Savoia dopo il trasferimento della capitale del Ducato a Torino nel 1563.

Nel Seicento la città cominciò ad ampliarsi oltre la precedente cinta muraria, verso sud, nell’area allora conosciuta come Borgo Nuovo. Qui furono tracciati nuovi assi viari e venne progettata l’attuale via Roma, allora chiamata “Via Nuova”, insieme a una grande piazza destinata a diventare un elegante spazio di rappresentanza.

Nacque così quella che inizialmente era conosciuta come piazza Reale, ispirata al modello delle place royale francesi e successivamente intitolata proprio a San Carlo Borromeo. I lavori della piazza e quelli della prima delle due chiese procedettero praticamente nello stesso periodo, contribuendo alla nascita di uno dei più importanti scenari barocchi della città.

San Carlo Borromeo, la “primogenita”

La prima delle due chiese è San Carlo Borromeo, la cui costruzione iniziò nel 1619 per volontà del duca Carlo Emanuele I di Savoia.

La dedicazione a San Carlo non fu casuale. Il santo, arcivescovo di Milano, era profondamente legato alla devozione per la Sacra Sindone. Nel 1578 aveva raggiunto Torino a piedi per venerare il Telo, episodio che rimase nella memoria della dinastia sabauda.

La chiesa venne quindi dedicata a Borromeo proprio per ricordare quel pellegrinaggio. Ancora oggi, all’interno dell’edificio, alcune opere ricordano l’arrivo del santo a Torino e la sua adorazione della Sindone. La scheda della Diocesi sottolinea in particolare la presenza di un affresco dedicato all’arrivo a piedi del santo e di un dipinto sull’altare raffigurante San Carlo in adorazione del Telo.

L’attribuzione del progetto originario non è certa. Nel corso del tempo sono stati indicati diversi architetti, tra cui Carlo di Castellamonte, Andrea Costaguta, Galleani di Ventimiglia e Maurizio Valperga.

La chiesa, affidata agli Agostiniani, fu concepita come uno degli edifici destinati a dare alla nuova Torino sabauda un’immagine monumentale e dichiaratamente barocca. La sua facciata, però, sarebbe arrivata soltanto molto più tardi.

Santa Cristina, la chiesa voluta da Maria Cristina

La seconda “gemella” è Santa Cristina, costruita a partire dal 1639, circa vent’anni dopo San Carlo.

A volerla fu Maria Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I di Savoia, che acquistò i terreni destinati alla nuova chiesa. Il progetto era legato anche alla memoria del figlio primogenito Francesco Giacinto, morto bambino, e prevedeva inizialmente la presenza di una comunità di monache carmelitane.

Il primo progetto fu affidato a Carlo di Castellamonte e, dopo la sua morte, venne portato avanti dal figlio Amedeo.

Ma è soprattutto la facciata a rendere Santa Cristina uno dei capolavori dell’architettura barocca torinese. Fu realizzata tra il 1715 e il 1718 su progetto di Filippo Juvarra, uno dei principali protagonisti della trasformazione monumentale di Torino nel Settecento.

La facciata è riccamente decorata con statue di santi e allegorie delle virtù, contribuendo a creare quell’effetto scenografico che ancora oggi caratterizza il lato meridionale di piazza San Carlo.

Perché sono chiamate “chiese gemelle”?

La somiglianza tra i due edifici non è casuale.

Le due chiese furono infatti inserite nello stesso disegno urbanistico e furono pensate per chiudere scenograficamente il lato sud della piazza, creando un equilibrio architettonico ai due lati di via Roma.

Ma c’è una curiosità: la facciata di San Carlo è molto più recente rispetto a quella di Santa Cristina. Quando quest’ultima venne realizzata secondo il progetto di Juvarra, la chiesa di San Carlo non aveva ancora una facciata monumentale paragonabile.

Fu soltanto nell’Ottocento che San Carlo ottenne l’attuale prospetto, progettato da Ferdinando Caronesi. Il modello fu proprio quello della facciata juvarriana di Santa Cristina: l’obiettivo era creare un vero e proprio “unicum” architettonico tra le due chiese.

È dunque proprio questa scelta a spiegare gran parte dell’effetto di simmetria che colpisce chi osserva oggi piazza San Carlo.

Due chiese simili fuori, diverse nella storia

La somiglianza delle facciate nasconde quindi due vicende differenti.

San Carlo Borromeo è la più antica delle due, nasce nel 1619 per volontà di Carlo Emanuele I ed è legata alla figura del santo milanese e alla devozione sabauda per la Sindone.

Santa Cristina nasce invece una ventina d’anni più tardi per volontà di Maria Cristina di Francia e trova nella facciata di Filippo Juvarra il suo elemento più riconoscibile.

Anche gli interni seguono la tradizione del barocco torinese. La scheda della Diocesi di Torino evidenzia, per entrambe, l’uso di tonalità come rosa, rosso e oro, mentre Santa Cristina conserva elementi di particolare interesse come l’altare maggiore di Ferdinando Bonsignore.

La curiosa storia della “chiesa delle Serve”

Santa Cristina conserva anche una curiosità legata alla vita quotidiana della Torino dell’Ottocento.

Per un periodo fu infatti conosciuta come la “chiesa delle Serve”. Il motivo era molto particolare: la messa domenicale celebrata nel pomeriggio era frequentata soprattutto dalle donne che lavoravano come domestiche presso le famiglie nobili e benestanti del quartiere.

Un piccolo dettaglio della storia sociale della città che racconta quanto le chiese fossero, un tempo, anche luoghi capaci di riflettere le differenze e le abitudini della società torinese.

Il grande “sipario” barocco di piazza San Carlo

Oggi le due chiese costituiscono uno dei punti architettonici più riconoscibili di Torino.

Guardandole dalla piazza, la loro disposizione sembra quasi studiata per creare un unico grande edificio monumentale. In realtà, dietro quella simmetria ci sono oltre quattro secoli di storia, diversi architetti, due diverse committenze e una lunga evoluzione della città.

San Carlo e Santa Cristina sono quindi “gemelle” soprattutto per scelta urbanistica e architettonica, non per età o per origine.

Sono il risultato di un progetto più ampio: trasformare Torino nella capitale di uno Stato moderno anche attraverso l’architettura. E piazza San Carlo, con i suoi portici e le due chiese che ne chiudono il lato meridionale, rappresenta ancora oggi uno degli esempi più riusciti di quella ambizione sabauda.

È anche per questo che, tra i tanti monumenti del centro storico, le due chiese continuano a raccontare una Torino diversa: quella dei duchi e delle duchesse, dei grandi architetti barocchi, della devozione per la Sindone e di una città che nel Seicento iniziava a cambiare volto per diventare la capitale sabauda.

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