Curiosità Cultura Torino
Il cinema più antico di Torino è nascosto sotto la Galleria Subalpina: la storia del Romano
Sotto una delle gallerie più eleganti di Torino c’è un cinema che ha attraversato oltre un secolo di storia
TORINO – Ci sono luoghi di Torino che fanno parte della città quasi senza farsi notare. Uno di questi si trova nel cuore del centro, sotto la Galleria Subalpina, tra piazza Castello e piazza Carlo Alberto. È il Cinema Romano, una sala che ha attraversato più di un secolo di storia e che ancora oggi porta avanti la sua attività.
Entrarci significa, in qualche modo, entrare anche nella storia del cinema torinese. Perché il Romano non è nato semplicemente come una delle tante sale cinematografiche della città: le sue origini risalgono agli anni in cui il cinematografo muoveva i suoi primi passi e Torino stava diventando una delle capitali italiane della nuova arte.
Prima del cinema c’era il Caffè Concerto Romano
La storia comincia nella Galleria Subalpina, inaugurata nel 1874. La galleria diventa rapidamente uno dei luoghi eleganti della Torino di fine Ottocento, uno spazio dedicato al commercio, alla socialità e all’intrattenimento.
Nel 1898, nel sottopiano della galleria, nasce il Caffè Concerto Romano, destinato a ospitare spettacoli e forme diverse di intrattenimento.
Poi arriva il cinematografo.
Nel 1905 il sottopiano del Salone Romano ospita il cinematografo Lumière. È uno dei passaggi che legano direttamente questo luogo alla prima stagione della storia cinematografica torinese. Due anni dopo, nel 1907, la sala cambia nome e diventa Cinema Romano. L’inaugurazione ufficiale del Cinema Romano viene datata al 10 giugno 1911.
Sono anni straordinari per Torino. La città è infatti uno dei principali centri della nascente industria cinematografica italiana, anche grazie ai rapporti con la Francia e alla presenza dei pionieri della settima arte.
Dal cinematografo al teatro-varietà
Il Romano non nasce però con una vocazione esclusivamente cinematografica.
La sala, essendo sotterranea, viene chiusa per consentire alcuni interventi di ammodernamento e nel 1916 riapre anche come teatro-varietà. Per diversi anni cinema e spettacolo dal vivo convivono nello stesso spazio.
È una caratteristica che racconta bene la Torino dell’epoca: i locali di spettacolo non sono ancora rigidamente separati nelle categorie che conosciamo oggi e una stessa sala può trasformarsi, a seconda delle serate, in cinematografo, teatro o luogo di intrattenimento.
E proprio al Romano passa anche una parte della storia dello spettacolo torinese. Una delle figure legate alla sala è quella di Erminio Macario, che secondo le ricostruzioni storiche mosse qui alcuni dei suoi primi passi nel mondo dello spettacolo.
La guerra arriva anche sotto la Galleria Subalpina
Il Novecento porta con sé anche il capitolo più drammatico.
Nell’agosto del 1943, durante i pesanti bombardamenti che colpiscono Torino, anche la Galleria Subalpina e il Cinema Romano vengono gravemente danneggiati.
La sala subisce danni importanti: vengono distrutti il tetto e parti delle strutture interne, compresi muricci e plafoni. Il cinema rimane chiuso per diversi anni e riapre soltanto il 5 settembre 1946, nella Torino che sta cercando di tornare alla normalità dopo la guerra.
È uno dei tanti cinema storici torinesi segnati dai bombardamenti. Ma il Romano, a differenza di molte altre sale della città che nel corso dei decenni sono scomparse, riesce a sopravvivere.
Il 1958: nasce il Nuovo Romano
La svolta arriva nel 1958.
La sala viene sottoposta a una radicale ristrutturazione e comincia una nuova fase della sua storia. È proprio in questo momento che il Romano assume un ruolo particolare nel panorama cinematografico italiano: quello di sala dedicata al cinema d’essai.
A guidare questa trasformazione è Lorenzo Ventavoli, figura storica del cinema torinese. Ventavoli, nato nel 1932 e cresciuto praticamente dentro le sale cinematografiche, diventa protagonista della storia del Romano. La sua famiglia era infatti già legata al mondo del cinema: la madre lavorava come cassiera e il padre aveva avviato un’attività di distribuzione.
La riapertura del 1958 è accompagnata anche da un evento speciale: un recital di Vittorio Gassman.
Da quel momento il Romano diventa uno dei punti di riferimento per chi cerca un cinema diverso da quello delle grandi produzioni commerciali, è in sostanza il primo cinema d’essai di Torino.
Il Romano e il cinema d’autore
La vocazione del Romano al cinema d’essai non è soltanto un capitolo del passato.
La sala è diventata negli anni un punto di riferimento per cinefili, appassionati, registi e spettatori alla ricerca di pellicole meno convenzionali. La sua programmazione ha continuato a dare spazio al cinema d’autore, ai documentari, al cinema indipendente e alle iniziative culturali.
È anche questo uno dei motivi per cui il Romano è riuscito a mantenere una propria identità mentre molte delle storiche sale torinesi hanno chiuso o sono state trasformate.
Non solo cinema: anche un piccolo teatro sperimentale
La storia del Romano nasconde un’altra curiosità.
Nel ridotto della sala trovò spazio, tra il 1959 e il 1970, il Teatro delle Dieci, una piccola realtà teatrale che utilizzava un ambiente da 66 posti all’interno della struttura.
Qui vennero rappresentati anche testi della neoavanguardia e del teatro dell’assurdo, con autori come Eugène Ionesco e Samuel Beckett. Un’altra dimostrazione di come il Romano sia stato per decenni molto più di un semplice luogo dove vedere un film.
Cinema e teatro, quindi, continuano a convivere nella storia di questo angolo della Galleria Subalpina.
La Galleria Subalpina è diventata anche un set cinematografico
Il legame tra questo luogo e il cinema non finisce con le proiezioni.
La Galleria Subalpina è stata infatti utilizzata nel corso degli anni come ambientazione cinematografica. Tra i film che hanno sfruttato i suoi spazi ci sono 4 mosche di velluto grigio di Dario Argento e La donna della domenica di Luigi Comencini.
È quasi una curiosa coincidenza: sotto la galleria c’è una sala che ha fatto la storia del cinema torinese, mentre sopra le sue arcate sono passate alcune delle immagini della Torino raccontata dal cinema.
Tre sale e una storia lunga oltre un secolo
Oggi il Romano è ancora lì.
La struttura ospita tre sale cinematografiche e continua a proporre film, eventi e iniziative legate alla cultura cinematografica. Il circuito che gestisce la sala la descrive come una delle più antiche d’Italia e ricorda il suo ruolo di prima sala d’essai nazionale.
Anche la programmazione attuale conferma questa continuità: il cinema propone produzioni contemporanee, film d’autore e proiezioni in versione originale, mantenendo una proposta differenziata nelle tre sale.
Ma forse il dato più affascinante rimane un altro.
Il Nuovo Romano è considerato la sala cinematografica più antica di Torino.
E basta attraversare la Galleria Subalpina per rendersene conto.
Fuori ci sono i negozi, le vetrate, le architetture ottocentesche e il continuo passaggio dei torinesi. Poco più in là c’è piazza Castello. Sotto, invece, resiste una sala che ha visto nascere il cinematografo, ha attraversato due guerre, è stata colpita dalle bombe, è rinata nel dopoguerra e ha contribuito a portare a Torino il cinema d’essai.
Più di un secolo dopo, le luci si abbassano ancora.
E il film comincia.
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