Curiosità Cultura Torino
I cinema che Torino ha dimenticato: quando in città c’erano decine di sale
La storia delle vecchie sale cinematografiche di Torino
TORINO – C’era un tempo in cui andare al cinema non significava scegliere tra una manciata di multisale. A Torino bastava uscire di casa per incontrare un’insegna luminosa, una grande locandina, una sala di quartiere. C’erano cinema in centro, in periferia, nei quartieri popolari e persino dentro palazzi che oggi ospitano negozi o abitazioni.
Molti di quei cinema non esistono più.
Alcuni sono stati demoliti, altri trasformati in supermercati o negozi, altri ancora hanno cambiato completamente destinazione. Eppure le loro storie raccontano una Torino che, fino a pochi decenni fa, aveva un rapporto con il cinema molto diverso da quello di oggi.
La storia è particolarmente evidente in Barriera di Milano, dove le prime sale aprirono già nel 1912. Nel corso del Novecento i cinema del quartiere furono numerosi e molto frequentati. La grande crisi arrivò dagli anni Sessanta, quando televisione, nuove forme di intrattenimento e diffusione dell’automobile iniziarono a sottrarre pubblico alle sale di quartiere.
Ecco alcune delle storie più curiose.
Il cinema che oggi è un supermercato
In corso Vercelli 144 oggi non si va al cinema. Ma per oltre mezzo secolo quello stesso luogo è stato legato alle proiezioni cinematografiche.
La sala nacque nel 1926 con il nome di Cinema Ziviani, diventando successivamente Cinema Nord e infine Cinema Sempione.
Rimase aperta fino al 1979. Dopo la chiusura, l’edificio cambiò destinazione e oggi ospita un supermercato.
È uno degli esempi più curiosi di quanto possa essere difficile, oggi, riconoscere i luoghi della vecchia Torino cinematografica.
Dove una volta si entrava per vedere un film, oggi si entra per fare la spesa.
Il Cinestar: 1.200 posti e poi un grande magazzino
Un’altra storia particolarmente significativa è quella del Cinestar di via Domodossola 48, nei pressi di piazza Chironi.
Fu inaugurato il 20 novembre 1947 e aveva una capienza di circa 1.200 spettatori. Faceva parte del circuito Ventavoli e rappresentava una delle grandi sale cinematografiche della Torino del dopoguerra.
Il cinema rimase in attività fino al 1978.
La ragione della chiusura è quella che accomuna molte altre sale dell’epoca: la diminuzione degli spettatori.
Ma la storia dell’edificio non terminò con l’ultima proiezione. Nel 1985 la struttura cambiò destinazione d’uso e diventò un grande magazzino.
Poi arrivò la trasformazione definitiva: nei primi anni Duemila l’edificio venne demolito.
Oggi, quindi, non è rimasta nemmeno la struttura che aveva ospitato quel grande cinema del dopoguerra.
Il Sabaudo sopravvisse anche ai bombardamenti
Nel cuore della città c’era invece una sala con una storia ancora più lunga.
Il cinema di via Viotti 8, all’angolo con via Bertola, venne inaugurato nel 1911 con il nome di Trianon Kursaal.
Nel corso degli anni cambiò più volte nome: Trianon Kursaal, Itala, Sabaudo e infine Astor.
Ma la parte più drammatica della sua storia arrivò durante la Seconda guerra mondiale.
L’edificio venne colpito dai bombardamenti dell’8 dicembre 1942 e del 13 agosto 1943. Le incursioni provocarono danni importanti alla struttura, compreso il crollo parziale di solai e murature e il danneggiamento della copertura.
Il cinema venne comunque ripristinato.
Nel 1946 riaprì con il nome di Astor e continuò la propria attività fino al 1983, quando chiuse definitivamente.
Oggi l’area non sembra più avere nulla a che fare con un cinema: l’edificio è stato riconvertito e ospita uffici della Regione Piemonte.
L’Adua, il cinema che diventò una delle prime multisale
C’è poi una storia particolarmente interessante perché anticipa un modello che oggi sembra normalissimo.
In corso Giulio Cesare 67 il cinema nacque nel 1914 con il nome di Cinema Londra.
La sala venne ampliata più volte e dal 1937 prese il nome di Cinema Teatro Adua.
Per decenni fu anche un luogo di spettacolo a tutto tondo: fino agli anni Sessanta, nei giorni festivi, alle proiezioni cinematografiche venivano affiancati spettacoli di varietà.
Poi arrivò una trasformazione molto particolare.
Dopo la chiusura legata alla crisi delle sale e agli effetti delle nuove norme di sicurezza seguite alla tragedia del Cinema Statuto, l’Adua venne ristrutturato nel 1986.
La platea fu trasformata in una sala cinema-teatro e dalla galleria venne ricavata una seconda sala.
Nacque così quella che MuseoTorino definisce la prima multisala d’Italia.
Ma anche quella nuova formula non sarebbe bastata per salvare definitivamente il cinema.
L’Adua chiuse nel gennaio 2008 e l’edificio venne demolito nel 2009.
Al suo posto è stato costruito un edificio residenziale chiamato Palazzo Adua.
Il cinema che è diventato un supermercato
Sempre in Barriera di Milano c’era il Cinema Major, inaugurato nel 1956 in corso Giulio Cesare 105.
Era una sala da 850 posti, progettata con criteri moderni per l’epoca e dotata anche di impianto di ventilazione e condizionamento.
La sua storia attraversa anche una fase molto particolare del cinema torinese.
Negli anni Sessanta passò dalla terza alla seconda visione. Tra il 1980 e il 1996 entrò nel circuito delle sale a luci rosse.
Poi, nel 1997, cambiò completamente volto e diventò il Cinema Ciak, dedicato alle prime visioni.
La trasformazione non fu però sufficiente.
Il cinema chiuse nel 2003. Dopo alcuni anni di inutilizzo, i locali vennero trasformati in un supermercato.
Ancora una volta, dunque, un luogo che per generazioni era stato associato al cinema è diventato uno spazio commerciale completamente diverso.
Il Lutrario non è scomparso del tutto
La storia del Lutrario, in via Stradella, è forse la più affascinante perché il cinema è scomparso, ma il luogo dello spettacolo è sopravvissuto.
Le prime proiezioni risalgono al 1942, mentre il nuovo cinema-teatro venne inaugurato nel 1951.
La sala poteva ospitare circa 1.100 spettatori e aveva una particolare configurazione con platea digradante e galleria a ferro di cavallo.
Nel 1959 Carlo Mollino progettò gli interni della sala da ballo ricavata sotto la platea.
Il cinema chiuse nel 1978.
Ma il dancing continuò la sua storia e diventò Le Roi, conservando gli arredi progettati da Mollino, successivamente restaurati.
Per questo il Lutrario rappresenta un caso diverso dagli altri: il cinema è scomparso, ma una parte della sua anima è rimasta.
Il Diana e quel cinema che crollò dopo nove anni di abbandono
Tra le storie più sorprendenti c’è quella del Cinema Diana, in corso Regina Margherita 220.
La sala venne inaugurata nel 1928, inizialmente con circa 300 posti. Nel 1938 fu ampliata fino a superare i 600 spettatori.
Negli anni Cinquanta visse il suo periodo di maggiore successo. Si arrivava a programmare tre film alla settimana, con proiezioni raddoppiate e triplicate nel fine settimana.
Poi arrivò la televisione.
Il cinema cessò la programmazione nel 1975. La sala rimase abbandonata per anni e nel 1982 venne acquisita dal Comune.
Il 12 agosto 1984, alle 13.20, l’edificio crollò.
Oggi di quel cinema non rimane più la sala: al suo posto si trova uno spazio vuoto tra gli edifici residenziali.
È una delle immagini più forti di questa Torino scomparsa: un luogo che aveva ospitato centinaia di persone, che era stato per anni un punto di riferimento del quartiere, finito letteralmente sotto le macerie.
Una città che aveva un cinema dietro ogni angolo
Le storie del Sempione, del Cinestar, del Sabaudo, dell’Adua, del Major, del Lutrario e del Diana raccontano soltanto una piccola parte di una realtà molto più grande.
Il caso della Barriera di Milano è emblematico: il MuseoTorino ricostruisce una lunga lista di sale aperte nel quartiere tra il 1912 e gli anni successivi. C’erano l’Ireos, poi Palermo, il Savoia, il Barriera di Milano, l’Imperial, lo Stella, il Londra poi Adua, il Regio Parco, il Sociale, lo Ziviani poi Sempione, il Lutrario, l’Eridan, il Major e lo Zenit, oltre alle sale parrocchiali.
Oggi quella geografia cinematografica è quasi completamente scomparsa.
E non è successo tutto in un solo momento.
Prima è arrivata la televisione. Poi sono cambiate le abitudini del tempo libero. La diffusione dell’automobile ha permesso di spostarsi più facilmente fuori dal quartiere. Sono arrivate nuove forme di intrattenimento e, successivamente, le multisale.
Le vecchie sale di quartiere hanno progressivamente perso pubblico.
Dopo la tragedia del Cinema Statuto del 1983, inoltre, molte strutture non erano più in grado di adeguarsi facilmente alle nuove esigenze di sicurezza.
Così, uno dopo l’altro, i cinema hanno chiuso. Alcuni sono stati abbattuti. Altri sono diventati supermercati, negozi, uffici o abitazioni. Altri ancora sono rimasti riconoscibili soltanto a chi li aveva frequentati.
Ed è forse questo l’aspetto più curioso della storia: a Torino ci sono ancora molti luoghi davanti ai quali passiamo ogni giorno senza sapere che, un tempo, lì si comprava un biglietto e ci si sedeva al buio per guardare un film.
La città è rimasta. Sono cambiate le sue sale, le sue abitudini e il modo di vivere il cinema.
Ma per chi ha vissuto quella Torino, certe vecchie insegne continuano a esistere almeno nella memoria.
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