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Emilio Salgari, il papà di Sandokan che trovò a Torino la sua casa e il suo destino

Il legame tra Salgari e Torino si può leggere anche attraverso i luoghi in cui visse

Gabriele Farina

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TORINO – Torino fu molto più di una città di residenza per Emilio Salgari. Fu il luogo in cui lo scrittore veronese diede vita a una parte importante delle sue avventure, consultò libri e atlanti per immaginare mondi lontani e raggiunse una straordinaria popolarità, senza riuscire però a liberarsi dalle difficoltà economiche e familiari che segnarono la sua esistenza. Tra le strade della città, le case di corso Casale e le colline della Val San Martino si intreccia la storia dell’autore di Sandokan e del Corsaro Nero, uno degli scrittori d’avventura più amati della letteratura italiana.

Una storia fatta di fantasia, lavoro instancabile e contraddizioni: mentre milioni di lettori viaggiavano con la mente nelle foreste del Borneo e nei mari dei Caraibi, il loro autore conduceva una vita sempre più difficile, spesso costretto a scrivere per rispettare le scadenze imposte dagli editori.

Da Verona a Torino: la nascita di uno scrittore d’avventura

Emilio Salgari nacque a Verona il 25 agosto 1862. Fin da giovane coltivò il sogno di diventare capitano di marina e frequentò l’Istituto nautico di Venezia, senza però conseguire il diploma che gli avrebbe consentito di intraprendere la carriera desiderata.

La passione per il mare e per i viaggi non lo abbandonò mai. Dopo le prime esperienze giornalistiche e letterarie, cominciò a pubblicare racconti d’avventura, costruendo una produzione destinata a diventare vastissima. Tra le sue fonti d’ispirazione figuravano Jules Verne, Robert Louis Stevenson, i giornali illustrati e la letteratura di viaggio.

Nel 1892 sposò Ida Peruzzi, attrice dilettante conosciuta con il nome d’arte di Aida. La coppia ebbe quattro figli: Fatima, Nadir, Romero e Omar.

Il trasferimento a Torino avvenne nel 1893, quando Salgari lasciò Verona per lavorare con gli editori cittadini, in particolare Speirani e Paravia. La città piemontese gli offriva un ambiente editoriale adatto alla letteratura per ragazzi e alla pubblicazione di romanzi a puntate, un settore nel quale le sue storie avrebbero trovato un pubblico sempre più ampio.

Dopo una parentesi a Genova, nel 1900 Salgari tornò stabilmente a Torino con la famiglia. Sarebbe rimasto qui fino alla morte, nel 1911.

Torino, la città da cui partivano i viaggi di Sandokan

Il legame tra Salgari e Torino si può leggere anche attraverso i luoghi in cui visse. Nel corso degli anni lo scrittore cambiò diversi indirizzi, tra cui via Morosini, via Superga, piazza San Martino — l’attuale piazza XVIII Dicembre — e via Guastalla, nel quartiere Vanchiglia.

La sua ultima dimora fu in corso Casale 205, ai piedi della collina torinese, in una zona che all’inizio del Novecento conservava ancora un carattere periferico. Qui abitò con la moglie e i quattro figli, in condizioni economiche difficili, continuando a scrivere senza sosta.

La casa è uno dei luoghi più significativi per ricostruire il rapporto tra lo scrittore e la città. Una targa commemorativa ricorda la sua permanenza e quella vita di «onorata povertà» che contrasta con la fortuna dei personaggi usciti dalla sua penna.

Non lontano, la collina torinese e i dintorni del Po offrivano un paesaggio quotidiano molto diverso da quello delle giungle tropicali e degli arcipelaghi esotici descritti nei romanzi. Eppure fu proprio da questo angolo di Torino che Salgari costruì alcuni dei suoi universi letterari più celebri.

La biblioteca, gli atlanti e il segreto dei suoi mondi lontani

Salgari è spesso ricordato come lo scrittore che fece viaggiare generazioni di lettori senza essere stato un grande esploratore. La sua immaginazione, tuttavia, non si basava soltanto sull’invenzione: dietro le avventure di pirati, corsari e cacciatori si nascondeva un lavoro di documentazione intenso.

A Torino poteva contare sulle raccolte della Biblioteca Civica Centrale, dove consultava atlanti, dizionari, resoconti di viaggio e pubblicazioni geografiche. Questi materiali gli consentivano di ricostruire ambienti, rotte marittime, animali, piante e usanze di territori lontani.

Era un metodo di lavoro che gli permetteva di trasformare informazioni raccolte sui libri in scenari narrativi ricchi di particolari. Il Borneo, la Malesia, l’India e i Caraibi diventavano così luoghi riconoscibili nell’immaginazione dei lettori, anche quando l’autore non li aveva visitati personalmente.

La distanza tra la vita quotidiana dello scrittore e le sue ambientazioni è uno degli aspetti più affascinanti della sua biografia. A Torino, tra la casa e la biblioteca, prendevano forma avventure che avrebbero superato i confini italiani, tradotte e lette in numerosi Paesi.

Il suo lavoro era però tutt’altro che romantico. In una lettera del 1909 all’illustratore Giuseppe Garuti, conosciuto come Pipein Gamba, Salgari descrisse la fatica di dover scrivere moltissimo, consegnare rapidamente i testi e dedicare al riposo pochissimo tempo. La documentazione in biblioteca si sommava alle lunghe ore trascorse alla scrivania.

Gli editori torinesi e una produzione senza tregua

Torino non fu soltanto il luogo in cui Salgari abitava e lavorava: fu anche uno dei centri editoriali fondamentali per la sua carriera.

Le collaborazioni con gli editori Speirani e Paravia contribuirono a consolidare la sua attività, attraverso racconti, romanzi a puntate e volumi destinati soprattutto ai giovani. In seguito lo scrittore lavorò anche con editori di altre città, tra cui Donath, a Genova, e Bemporad, a Firenze.

La sua produzione divenne impressionante. Scrisse oltre ottanta romanzi, oltre a numerosi racconti, creando personaggi e cicli narrativi che avrebbero continuato ad appassionare i lettori anche dopo la sua morte.

Tra le opere più conosciute ci sono I misteri della jungla nera, I pirati della Malesia, Il corsaro nero e Le tigri di Mompracem. Quest’ultimo titolo è legato al personaggio di Sandokan, il principe malese diventato pirata, protagonista di una delle saghe più popolari della letteratura d’avventura.

Il successo del pubblico, tuttavia, non si tradusse in una condizione economica altrettanto favorevole. I compensi e gli accordi editoriali non gli garantivano entrate sufficienti a fronte delle necessità familiari e dei debiti accumulati. La necessità di rispettare le scadenze lo spinse a un ritmo di lavoro estenuante.

La vicenda di Salgari mette così in luce una contraddizione: un autore capace di conquistare un vastissimo pubblico, ma che non riuscì a ottenere dalla propria attività una sicurezza economica proporzionata alla popolarità.

«Grissinopoli»: Torino entra anche nei suoi romanzi

Il rapporto tra Salgari e Torino non si limitò alla vita privata e al lavoro editoriale. La città entrò anche nella sua produzione letteraria, sebbene in un’opera lontana dalle avventure esotiche che lo resero famoso.

Si tratta di La Bohème italiana, romanzo nel quale lo scrittore raccontò ambienti e personaggi della vita urbana. In queste pagine Torino viene ribattezzata «Grissinopoli», un nome ironico che richiama uno dei prodotti più caratteristici della città.

L’opera rappresenta una testimonianza interessante del rapporto dell’autore con il mondo che lo circondava. Salgari, infatti, non era soltanto capace di inventare terre lontane: conosceva anche la realtà sociale e culturale del suo tempo, e poteva trasformare la città in materia narrativa.

È un aspetto meno noto della sua produzione, ma importante per comprendere quanto Torino fosse presente nel suo immaginario, anche al di fuori dei mari e delle foreste che popolavano le sue saghe più celebri.

Gli ultimi anni e la tragedia sulle colline torinesi

Gli ultimi anni della vita di Salgari furono segnati da difficoltà sempre più gravi. Ai problemi economici si aggiunse il peggioramento delle condizioni di salute della moglie Ida, che nel 1910 fu ricoverata in una struttura psichiatrica. La situazione familiare, insieme alla pressione del lavoro e ai timori per il futuro, contribuì a rendere ancora più drammatica la sua esistenza.

Il 25 aprile 1911 lo scrittore si tolse la vita nei boschi della proprietà di Villa Rey, sulle colline torinesi, in Val San Martino. Aveva 48 anni.

Prima di morire lasciò alcune lettere, indirizzate ai figli, agli editori e ai direttori dei giornali. In quella destinata agli editori denunciò le condizioni in cui era stato costretto a lavorare, concludendo con parole diventate emblematiche della sua vicenda: «Vi saluto spezzando la penna».

La sua morte suscitò attenzione e commozione, ma non cancellò il contrasto tra la popolarità dei suoi libri e le difficoltà vissute dal loro autore. Salgari aveva costruito un mondo nel quale gli eroi affrontavano pericoli straordinari, combattevano ingiustizie e cercavano la libertà. Nella vita reale, invece, non era riuscito a trovare una via d’uscita dalle proprie sofferenze.

I suoi funerali si svolsero a Torino, la città nella quale aveva trascorso una parte decisiva della propria vita e alla quale rimase legato fino all’ultimo.

Un itinerario salgariano nella Torino di oggi

Per chi vuole ricostruire il legame tra lo scrittore e Torino, alcuni luoghi consentono ancora oggi di ripercorrerne la storia.

– Corso Casale 205: l’ultima abitazione di Salgari, ricordata da una targa sulla facciata.
– La collina di Val San Martino: la zona nella quale si trova Villa Rey, legata agli ultimi momenti della sua vita.
– La Fondazione Tancredi di Barolo e il MUSLI, il Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia: un punto di riferimento per approfondire la letteratura per ragazzi e l’opera salgariana. La Sala Salgariana conserva materiali dedicati allo scrittore, tra cui libri, illustrazioni e oggetti legati alla sua attività. La visita va verificata e organizzata secondo le modalità di accesso della Fondazione.

Questi luoghi raccontano un capitolo della storia culturale torinese meno appariscente rispetto a quello legato ai grandi editori, ai musei o ai monumenti cittadini, ma non per questo meno significativo.

La Torino di Salgari è quella delle case abitate in condizioni difficili, delle biblioteche frequentate per documentarsi e delle colline che facevano da sfondo alla sua vita quotidiana. È una città che, attraverso il lavoro di uno scrittore, ha contribuito a far conoscere al mondo intero terre lontane e personaggi destinati a entrare nella memoria collettiva.

Sandokan e il Corsaro Nero appartengono ormai all’immaginario di lettori di generazioni diverse. Eppure, dietro quelle avventure, c’è anche Torino: la città da cui partivano i viaggi della fantasia di Emilio Salgari, un uomo che seppe inventare mondi sconfinati pur vivendo gran parte della propria esistenza tra una scrivania, una biblioteca e le strade della città.

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