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Curiosità Cultura Torino

Fred Buscaglione, la storia del torinese dai baffetti che conquistò l’Italia

Musicista di grande talento, polistrumentista, cantante, attore e soprattutto artista capace di mescolare jazz, swing, ironia e cultura popolare

Gabriele Farina

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TORINO – Baffetti sottili, doppiopetto gessato, cappello a larghe falde e una grande passione per le automobili americane. Fred Buscaglione sembrava uscito da un film di gangster, ma era nato a Torino e proprio nella città piemontese aveva costruito le fondamenta del personaggio che lo avrebbe trasformato, in pochi anni, in uno degli artisti più popolari dell’Italia del boom economico.

Dietro quel volto da duro, però, c’era Ferdinando Buscaglione, musicista di grande talento, polistrumentista, cantante, attore e soprattutto artista capace di mescolare jazz, swing, ironia e cultura popolare in un modo completamente nuovo per l’Italia degli anni Cinquanta.

La sua carriera fu brevissima: morì a soli 38 anni, il 3 febbraio 1960. Ma in meno di un decennio riuscì a costruire un’immagine e un repertorio rimasti nella memoria collettiva, da “Che bambola!!” a “Eri piccola così”, da “Whisky facile” a “Guarda che luna” e “Love in Portofino”.

Dalla portineria di via Cavour al jazz

Fred Buscaglione nacque a Torino il 23 novembre 1921, in una portineria di via Cavour 3, da una famiglia originaria di Graglia, nel Biellese.

La musica entrò presto nella sua vita. A soli undici anni fu ammesso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, ma lo frequentò per appena tre anni. La musica classica non lo appassionava e le difficoltà economiche della famiglia lo costrinsero presto a cercarsi un lavoro: il padre era imbianchino e la madre portinaia e, occasionalmente, insegnante di pianoforte.

Buscaglione, però, aveva già trovato la sua strada.

Ancora adolescente cominciò a esibirsi nei locali torinesi come cantante jazz e musicista. Sapeva suonare diversi strumenti, dal contrabbasso al violino, dal pianoforte alla tromba.

Fu proprio durante una delle sue esibizioni, al Gran Caffè Ligure, che incontrò Leo Chiosso, studente di giurisprudenza con la passione per i romanzi gialli. Sarebbe nata un’amicizia destinata a diventare uno dei sodalizi artistici più importanti della musica italiana del dopoguerra.

La guerra, la Sardegna e la musica americana

La Seconda guerra mondiale interruppe temporaneamente la sua attività. Richiamato alle armi e mandato in Sardegna, Buscaglione continuò comunque a fare quello che sapeva fare meglio: organizzare spettacoli e suonare.

Durante il conflitto entrò in contatto con i fratelli Franco e Berto Pisano e contribuì alla formazione del Quintetto Aster, che lavorò anche per la radio alleata e per Radio Sardegna.

Fu un’esperienza importante anche dal punto di vista musicale. Attraverso l’ambiente radiofonico e i contatti con i militari americani, Buscaglione poté avvicinarsi ancora di più alle sonorità che arrivavano dagli Stati Uniti.

Il jazz e lo swing sarebbero diventati una parte fondamentale della sua identità artistica.

Torino, Leo Chiosso e la nascita di Fred

Dopo la guerra Buscaglione tornò a Torino e riprese a suonare nelle orchestre. Nel 1946 partecipò anche alle sue prime incisioni discografiche, ancora come strumentista.

La vera svolta arrivò però con la collaborazione sempre più stretta con Leo Chiosso.

I due arrivarono ad abitare nello stesso palazzo di via Eusebio Bava 26 bis, in Vanchiglia, in due appartamenti situati uno di fronte all’altro. Lì passavano ore a parlare, inventare storie, battute e personaggi.

Da quelle conversazioni nacquero alcune delle canzoni che avrebbero reso famoso Buscaglione.

I loro protagonisti erano spesso piccoli gangster, uomini spacconi, seduttori, bevitori e personaggi che sembravano arrivare direttamente da una New York o da una Chicago cinematografica. Ma tutto veniva filtrato attraverso l’ironia.

Era una sorta di parodia del gangster americano, costruita su misura per il pubblico italiano.

E Fred decise di interpretarla fino in fondo.

Si fece crescere i baffetti, indossò il doppiopetto e il cappello a larghe falde e trasformò la propria immagine in quella del “duro” che tutti avrebbero imparato a riconoscere. L’ispirazione arrivava dal cinema americano e dai romanzi hard-boiled amati da Chiosso, ma il risultato era qualcosa di profondamente italiano e, soprattutto, torinese.

“Che bambola!!” e il successo arrivato quasi per caso

Per qualche anno Buscaglione continuò a fare gavetta nei locali, anche fuori dall’Italia. Nel 1949 nacquero gli Asternovas, il gruppo che lo avrebbe accompagnato durante gli anni della consacrazione.

Ma le case discografiche non sembravano inizialmente interessate a quelle canzoni così insolite.

A convincere la Cetra a dare una possibilità a Buscaglione fu soprattutto l’amico Gino Latilla. Nel 1955 uscì così il primo singolo, “Che bambola!!/Giacomino”.

Il risultato fu sorprendente.

Il disco vendette circa 980 mila copie, senza una vera campagna pubblicitaria. Un successo enorme che convinse definitivamente Buscaglione a puntare sulle proprie canzoni e sul personaggio che aveva costruito insieme a Chiosso.

Da quel momento la sua popolarità crebbe rapidamente.

Arrivarono “Teresa non sparare”, “Eri piccola così”, “Whisky facile”, “Porfirio Villarosa”, “Love in Portofino” e molti altri brani.

Le sue canzoni raccontavano un’Italia che stava cambiando, affascinata dall’America, dalle automobili, dai locali notturni e da un nuovo modo di vivere il tempo libero. Ma lo facevano attraverso la caricatura e il sorriso.

La Torino di Fred Buscaglione

La città rimase sempre una parte importante della sua storia.

Nel periodo della massima popolarità Buscaglione abitò anche in via Montebello 9, proprio di fronte alla Mole Antonelliana. Ma il luogo forse più significativo della sua vicenda torinese rimane via Bava.

È lì che Buscaglione e Chiosso costruirono molte delle loro canzoni, trasformando una quotidianità torinese fatta di incontri, musica, battute e notti passate a discutere in un repertorio destinato a tutta l’Italia.

A ricordare quel legame oggi ci sono anche una targa in via Bava 26 bis, apposta nel 2025, e l’intitolazione a Fred Buscaglione di uno dei tratti dei Murazzi del Po.

Non è quindi soltanto un cantante “nato a Torino”: Buscaglione è uno degli artisti che hanno portato dentro la musica italiana una particolare idea della città, fatta di locali, personaggi notturni, ironia e quella capacità tutta torinese di prendere in giro anche i propri miti.

Il matrimonio con Fatima

Nel 1949, in un cabaret di Lugano, Buscaglione conobbe Fatima Ben Embarek, artista maghrebina conosciuta con il nome d’arte di Fatima Robin’s.

Lei si esibiva come acrobata e contorsionista insieme al padre e alla sorella. Fred se ne innamorò e, dopo un corteggiamento ostacolato dalla famiglia della ragazza, i due arrivarono persino a organizzare una fuga romantica su una slitta trainata da un cavallo, durante una notte di neve.

Si sposarono nel 1954.

Fatima iniziò quindi anche una carriera come cantante al fianco del marito. La loro relazione, però, fu tutt’altro che tranquilla: litigi, riconciliazioni e gelosie finirono spesso sulle pagine dei rotocalchi dell’epoca.

La separazione definitiva arrivò nell’ottobre 1959. Pochi mesi dopo, però, i due si incontrarono nuovamente a Firenze e iniziarono a circolare voci su una possibile riconciliazione.

Non ci sarebbe stato tempo per ricominciare.

Il successo, il cinema e la voglia di cambiare

Alla fine degli anni Cinquanta Fred Buscaglione era ormai una celebrità.

Cantava, incideva dischi, partecipava ai programmi televisivi, compariva nelle pubblicità e recitava al cinema. Il suo ritmo di lavoro era impressionante: film al mattino, televisione nel pomeriggio, registrazioni e concerti la sera.

A muoversi per le strade era spesso la sua vistosa Ford Thunderbird, che aveva ribattezzato “Criminalmente bella”.

Ma dietro il personaggio del duro iniziava a emergere anche un’altra esigenza.

Buscaglione aveva cominciato a incidere canzoni più melodiche, lontane dall’immagine dello spaccone che lo aveva reso famoso. Tra queste c’era “Guarda che luna”, destinata a diventare uno dei suoi brani più celebri.

Poche settimane prima della morte, in un’intervista, aveva raccontato anche l’intenzione di abbandonare gradualmente il personaggio di Fred il duro e tornare a essere semplicemente Ferdinando Buscaglione.

Era una trasformazione che non avrebbe fatto in tempo a completare.

La notte della tragedia

La mattina del 3 febbraio 1960, a Roma, la sua vita si interruppe improvvisamente.

Dopo una notte trascorsa tra locali e incontri con musicisti, Buscaglione si mise alla guida della sua Thunderbird per tornare all’hotel Rivoli.

Intorno alle 6 del mattino, mentre percorreva via Giovanni Paisiello, nel quartiere Pinciano, la sua automobile si scontrò con un camion Lancia Esatau.

Buscaglione rimase gravemente ferito e morì poco dopo il ricovero in ospedale.

Aveva appena 38 anni.

Il funerale si svolse a Torino, nella chiesa di Santa Giulia, il 6 febbraio. Alle esequie parteciparono decine di migliaia di persone e numerosi protagonisti dello spettacolo italiano. Fred venne poi sepolto al Cimitero Monumentale di Torino.

Un mito nato proprio quando Fred se ne andava

La morte arrivò nel momento in cui la carriera di Buscaglione era al massimo.

Il suo ultimo film, “Noi duri”, uscì poche settimane dopo la sua morte e ottenne un grande successo. Le sue canzoni continuarono a passare alla radio e nei juke-box, mentre la sua immagine entrava definitivamente nell’immaginario dell’Italia del boom economico.

La sua scomparsa contribuì così a trasformare un artista di enorme successo in un personaggio quasi leggendario.

Negli anni successivi la Rai tornò più volte sulla sua storia. Artisti di generazioni differenti reinterpretarono le sue canzoni e il suo personaggio continuò a essere ripreso a teatro, al cinema e nella musica.

Nel 2009 sono nati il Premio Buscaglione e il festival “Sotto il cielo di Fred”, dedicati alla sua memoria e alla valorizzazione dei giovani musicisti. Nel 2017 alcuni tratti dei Murazzi del Po sono stati intitolati a Buscaglione e a Gipo Farassino. Nel 2023, al Teatro Carignano, ha debuttato lo spettacolo “Fred!”, dedicato alla sua figura.

Fred, il duro che non voleva essere soltanto un duro

Forse è proprio questa la particolarità di Fred Buscaglione.

Il pubblico lo ricordava come il gangster ironico, il seduttore, quello dei baffetti e della Thunderbird, l’uomo capace di raccontare donne, whisky e risse con una voce roca e un sorriso sornione.

Ma quel personaggio era una costruzione artistica.

Dietro Fred c’era Ferdinando, il ragazzo nato in una portineria torinese, passato dal Conservatorio ai locali jazz, diventato musicista durante la guerra e poi autore di canzoni insieme all’amico Leo Chiosso.

E forse la parte più sorprendente della sua storia è proprio questa: Buscaglione era arrivato al successo inventando un personaggio, ma quando era diventato famoso stava già pensando a come liberarsene.

Non ne ebbe il tempo.

Morì a 38 anni, lasciando una manciata di dischi, alcuni film e una galleria di canzoni che, più di sessant’anni dopo, continuano a raccontare un’Italia che stava scoprendo la modernità.

E una Torino che, attraverso Fred Buscaglione, aveva trovato uno dei suoi interpreti più originali.

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