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Curiosità Società Torino

Quando in cima alla Mole Antonelliana c’era un Genio Alato al posto della Stella

Una storia dimenticata che ha segnato profondamente Torino

Gabriele Farina

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TORINO – Oggi è impossibile immaginare la Mole Antonelliana senza la sua iconica stella a dodici punte. Da oltre un secolo quella sagoma domina il cielo di Torino ed è diventata uno dei simboli più riconoscibili della città. Eppure non tutti sanno che, prima della stella, in cima alla Mole svettava un’altra figura: un misterioso Genio Alato.

Una presenza elegante e quasi mitologica, che per anni osservò Torino dall’alto prima di scomparire dalla sommità dell’edificio.

La Mole che non conosciamo

Quando l’architetto Alessandro Antonelli progettò la Mole, l’edificio era già destinato a stupire. Con la sua altezza vertiginosa e la sua silhouette slanciata, rappresentava un’opera fuori scala per l’epoca.

La costruzione, iniziata nel 1863, fu complessa e travagliata. Costi crescenti, problemi strutturali e continui ripensamenti accompagnarono l’intera realizzazione dell’edificio. Antonelli continuò a modificare il progetto, spingendosi sempre più in alto.

Alla fine, la Mole divenne il simbolo di una città proiettata verso il futuro.

Ma sulla sua cima non c’era ancora la stella che conosciamo oggi.

Il Genio Alato: simbolo di progresso e modernità

Alla sommità della guglia venne collocata una statua chiamata Genio Alato.

Si trattava di una figura maschile con ali spiegate, dal forte valore simbolico. Il Genio rappresentava il progresso, l’ingegno umano e la tensione verso il futuro: concetti perfettamente in sintonia con lo spirito della Torino di fine Ottocento, città industriale in piena trasformazione.

Visto da lontano, sembrava quasi sospeso tra terra e cielo.

Per i torinesi dell’epoca era qualcosa di straordinario: una presenza che rendeva ancora più spettacolare un edificio già unico.

Il crollo dopo il temporale

Il destino del Genio Alato cambiò improvvisamente nel 1904.

Un violento nubifragio, accompagnato da vento fortissimo, colpì Torino mettendo a dura prova la struttura della Mole. La parte superiore dell’edificio subì danni rilevanti e il Genio Alato precipitò.

Fu un episodio che impressionò profondamente la città.

L’evento mostrò quanto la sommità della Mole fosse esposta agli agenti atmosferici e quanto fosse fragile quella struttura così audace per l’epoca.

Dopo il crollo, si rese necessario ripensare completamente la parte terminale dell’edificio.

L’arrivo della stella

Al posto del Genio Alato venne successivamente installata la celebre stella.

Più leggera e più adatta a resistere alle sollecitazioni del vento, la nuova soluzione divenne in breve tempo parte integrante dell’identità visiva della Mole.

Da allora la stella è diventata inseparabile dall’immagine di Torino.

Di notte, illuminata, appare come un faro sopra la città. Di giorno, disegna una sagoma immediatamente riconoscibile contro il cielo.

Trappy, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

Dove si trova oggi il Genio Alato

Ma che fine ha fatto il Genio Alato?

Il genio caduto, simbolo di progresso ed evoluzione, non è scomparso, non è stato rottamato, ma si trova ancora alla Mole. Non fuori, svettante, ma dentro, ben protetto.

La prossima volta che andrete a visitare il Museo Nazionale del Cinema di Torino date uno sguardo in alto, molto in alto. Perchè è lì, all’interno dell’Aula del Tempio, che troverete il Genio Alato che all’inizio della storia guardava Torino dall’alto (ma proprio dall’alto, visto che quello era il punto più alto della città).

Una curiosità che pochi torinesi conoscono

Molti passano davanti alla Mole ogni giorno senza sapere che, oltre un secolo fa, al posto della stella c’era una figura alata.

È una di quelle storie che rendono Torino ancora più affascinante: una città fatta di simboli, misteri e dettagli nascosti.

E forse è proprio questo il fascino della Mole Antonelliana: non essere soltanto un monumento, ma un luogo capace di custodire storie sorprendenti.

Anche quella di un Genio Alato che, per qualche tempo, fu il vero signore dei cieli torinesi.

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