Curiosità Cultura Torino
A Mirafiori, prima della Fiat, correvano i cavalli: la storia dell’ippodromo scomparso
Quando oggi si parla di Mirafiori, si pensa alla fabbrica che ha segnato il Novecento torinese. Ma prima delle catene di montaggio, in quello stesso paesaggio correvano i cavalli
TORINO – Oggi il nome Mirafiori fa pensare immediatamente alla Fiat, alle grandi fabbriche, agli operai e a uno dei quartieri che più di ogni altro hanno raccontato la trasformazione industriale di Torino.
Ma c’è stato un tempo in cui, proprio in questa parte della città, la grande protagonista della velocità non era ancora l’automobile.
Erano i cavalli.
Tra il 1906 e il 1958, infatti, a Mirafiori funzionò uno dei più importanti ippodromi torinesi, un grande impianto sportivo con tribune, scuderie, pista per le corse e persino un sistema di irrigazione considerato moderno per l’epoca. Oggi non ne rimane praticamente nulla, ma le fotografie conservate negli archivi permettono ancora di immaginare un luogo che per oltre mezzo secolo fece parte della vita della città.
Prima della Fiat c’era l’ippodromo
La storia comincia qualche anno prima dell’inaugurazione.
Nel 1904 il Comune e l’autorità militare decisero di spostare definitivamente la piazza d’Armi dall’area che oggi corrisponde alla zona del Politecnico verso quella compresa tra gli attuali corsi IV Novembre, Lepanto, Ferraris e Sebastopoli.
Il problema era che proprio lì si trovava l’ippodromo della Società Piemontese delle Corse.
La società fu quindi costretta a cercare una nuova sede e la soluzione venne individuata nella zona di Mirafiori, che all’epoca aveva ancora un carattere prevalentemente rurale.
Il nuovo ippodromo venne inaugurato nel 1906.
Era una struttura importante: la pista misurava circa 1.800 metri ed era utilizzabile sia per le corse piane sia per quelle a ostacoli. C’erano tribune per il pubblico, locali per il buffet e le toilette, uffici telegrafici e telefonici e i totalizzatori per le scommesse.
A completare l’impianto c’era anche un moderno sistema di irrigazione della pista.
Un ippodromo moderno alle porte di Torino
Per capire quanto fosse importante il nuovo impianto basta tornare alle cronache dell’epoca.
Nel giugno del 1906, in occasione del Gran Premio Principe Amedeo, l’ippodromo di Mirafiori venne descritto come affollatissimo. Il pesage, cioè l’area riservata agli spettatori e agli addetti alle corse, era pieno di pubblico e di eleganti signore vestite per l’occasione.
C’erano sportivi arrivati da diverse parti d’Italia e una grande folla si concentrava intorno ai chioschi dei totalizzatori.
Non era dunque soltanto un campo dove far correre i cavalli: era anche un luogo di spettacolo e di socialità, uno dei punti nei quali la Torino dell’inizio del Novecento si incontrava e si mostrava.
E raggiungerlo dal centro della città non era necessariamente un problema. Le cronache dell’inaugurazione ricordavano che l’ippodromo distava circa sei chilometri dal centro ed era raggiungibile anche con la tramvia a vapore, oltre che in carrozza o in automobile.
Poi arrivarono gli aerei e la Fiat
Il paesaggio attorno all’ippodromo era destinato a cambiare rapidamente.
Pochi anni dopo, nella zona di Mirafiori sarebbe comparso anche il campo di volo, mentre negli anni Trenta sarebbe arrivata la trasformazione destinata a cambiare per sempre l’identità dell’area.
Tra il 1936 e il 1939 venne infatti costruito lo stabilimento Fiat Mirafiori, proprio di fronte all’area dell’ippodromo.
Per alcuni decenni, quindi, in questa parte di Torino convivevano due immagini molto diverse della modernità.
Da una parte i cavalli, le corse, le tribune e il mondo dell’ippica.
Dall’altra gli aerei e soprattutto le automobili, con l’enorme stabilimento destinato a diventare uno dei simboli dell’industria italiana.
È anche questa sovrapposizione a rendere particolare la storia dell’ippodromo di Mirafiori: prima ancora di diventare la terra della Fiat, Mirafiori era già un luogo della velocità.
La guerra arriva anche all’ippodromo
L’ippodromo continuò la sua attività anche durante gli anni difficili della guerra.
Nel luglio del 1944 l’area venne interessata dai bombardamenti alleati. Secondo la documentazione conservata da MuseoTorino, i danni furono relativamente lievi, ma le esplosioni provocarono screpolature nei muri e danni agli infissi. Una rilevazione effettuata nel luglio del 1945 registrava che non erano ancora stati effettuati lavori di ripristino.
Anche questo episodio racconta quanto fosse cambiata la zona rispetto ai primi anni del Novecento.
L’ippodromo era nato in mezzo alla campagna; nel dopoguerra si trovava ormai dentro una Torino industriale sempre più estesa.
L’ultima corsa e la fine dell’ippodromo
La storia dell’ippodromo di Mirafiori terminò nel 1958.
La scelta fu quella di spostare le corse fuori dai confini cittadini e costruire un nuovo impianto a Vinovo, con strutture specificamente organizzate per il trotto e il galoppo.
L’ippodromo di Mirafiori venne demolito.
La sua scomparsa si inserì nella progressiva trasformazione urbanistica della zona, destinata a lasciare sempre meno spazio alle grandi aree non edificate che avevano caratterizzato Mirafiori nei primi decenni del Novecento.
Oggi, passando da quelle strade, è praticamente impossibile riconoscere il luogo delle antiche corse.
Eppure l’ippodromo è finito anche al cinema
C’è però una piccola curiosità che restituisce ancora meglio la popolarità raggiunta da quel luogo.
L’ippodromo di Mirafiori compare infatti anche nel film “Totò lascia o raddoppia?”, uscito nel 1956, appena due anni prima della demolizione dell’impianto.
È un dettaglio quasi cinematografico della sua storia: mentre l’ippodromo si avviava verso la fine, la sua immagine entrava nella cultura popolare italiana.
Che cosa resta oggi
Dell’ippodromo non sono rimaste le tribune, la pista o le scuderie.
Restano però le fotografie conservate dall’Archivio Storico della Città di Torino e la documentazione che permette di ricostruire la storia dell’impianto: immagini delle corse, della tribuna e delle scuderie restituiscono l’aspetto di un luogo che oggi sarebbe quasi impossibile riconoscere.
Anche alcune ricostruzioni urbanistiche contemporanee mostrano quanto sia radicalmente cambiato il paesaggio. Una scheda del Politecnico dedicata alla trasformazione di Mirafiori mette a confronto una fotografia degli anni Cinquanta del galoppatoio di Mirafiori, di fronte alla Fiat, con l’area completamente trasformata dei decenni successivi.
È forse questo l’aspetto più curioso della storia.
Quando oggi si parla di Mirafiori, si pensa alla fabbrica che ha segnato il Novecento torinese. Ma prima delle catene di montaggio, in quello stesso paesaggio correvano i cavalli.
E per più di cinquant’anni migliaia di torinesi andarono a Mirafiori non per vedere costruire automobili, ma per guardare una corsa.
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