Curiosità Economia Torino
Mirafiori, la storia della grande fabbrica Fiat che ha cambiato Torino
Dall’inaugurazione del 1939 alla motorizzazione di massa, dagli oltre 50 mila lavoratori agli anni delle grandi lotte operaie: la storia dello stabilimento Fiat che ha segnato Torino
TORINO – Per quasi un secolo il nome Mirafiori è stato sinonimo di Fiat, automobili e lavoro. Ma lo stabilimento costruito nella zona sud di Torino è stato molto più di una fabbrica: è stato uno dei luoghi simbolo dell’industrializzazione italiana, della motorizzazione di massa, delle grandi migrazioni interne e delle lotte operaie del Novecento.
Dalle sue linee sono uscite alcune delle automobili più importanti della storia italiana, dalla Fiat 600 alla 500, dalla Panda alla Punto, fino alle Maserati e alla 500 elettrica. E tra i suoi capannoni si è trasformato, nel corso dei decenni, anche il rapporto tra Torino, la grande industria e il mondo del lavoro.
La nascita di Mirafiori: quando il Lingotto non bastava più
La storia di Mirafiori comincia negli anni Trenta, quando la Fiat aveva ormai bisogno di uno stabilimento molto più grande rispetto al Lingotto.
Giovanni Agnelli aveva guardato con attenzione ai grandi impianti automobilistici americani e in particolare alle nuove tecniche produttive sviluppate negli Stati Uniti. Il modello era quello della grande fabbrica organizzata per la produzione in serie, con le diverse fasi del lavoro integrate all’interno dello stesso complesso.
Il progetto del nuovo stabilimento venne affidato all’architetto Vittorio Bonadè Bottino nel 1936. Per costruirlo fu scelta la zona di Mirafiori, nella parte meridionale della città. L’area interessata era enorme: il progetto iniziale prevedeva circa un milione di metri quadrati, officine lunghe centinaia di metri, gallerie sotterranee, collegamenti ferroviari e perfino una pista di prova.
Per fare spazio alla nuova fabbrica vennero demolite anche le ex scuderie Gualino, costruite nel 1924 per l’ippodromo di Mirafiori. Il nuovo stabilimento avrebbe finito per cambiare completamente il volto di questa parte della città.
L’inaugurazione avvenne il 15 maggio 1939, alla presenza di Benito Mussolini e di Giovanni Agnelli. La fabbrica era stata pensata come un enorme simbolo della potenza industriale della Fiat, ma la sua apertura arrivò alla vigilia della Seconda guerra mondiale.
Il primo modello destinato alla produzione avrebbe dovuto essere la Fiat 700, ma il progetto rimase incompiuto a causa dello scoppio della guerra. La produzione automobilistica vera e propria sarebbe ripartita soltanto nel dopoguerra.
La guerra e gli scioperi del 1943
Durante la guerra Mirafiori fu coinvolta nella produzione legata alle esigenze belliche e divenne anche un obiettivo dei bombardamenti alleati. L’Archivio Storico della Città di Torino conserva numerose fotografie che documentano i danni provocati dalle incursioni aeree del 1940 e del 1942.
Ma Mirafiori ebbe un ruolo importante anche nella storia politica e sociale della Torino di quegli anni.
Il 5 marzo 1943, nell’officina 19, cominciò uno sciopero destinato ad allargarsi rapidamente. La protesta partì dagli stabilimenti Fiat e nel giro di pochi giorni coinvolse decine di migliaia di lavoratori in numerose fabbriche del Nord Italia.
Gli scioperi del marzo 1943 sono considerati uno dei momenti che contribuirono a mettere in crisi il regime fascista e rappresentarono uno dei primi grandi episodi collettivi di opposizione operaia al regime.
La rinascita del dopoguerra e la Fiat di Valletta
Terminata la guerra, Mirafiori divenne il centro del grande progetto di espansione della Fiat guidata da Vittorio Valletta.
La strategia era chiara: produrre automobili in grandi quantità, soprattutto vetture relativamente economiche, per accompagnare la trasformazione dell’Italia e la nascita della motorizzazione di massa.
Nel 1947 la produzione automobilistica riprese a Mirafiori con la seconda serie della 500 A e con le linee della Fiat 1100 trasferite dal Lingotto. Negli anni successivi lo stabilimento venne progressivamente ampliato. Nel 1956 fu inaugurata l’area denominata Mirafiori Sud, destinata soprattutto alla Meccanica e alle Presse, mentre nell’area originaria rimasero tra le altre la Carrozzeria, la Fonderia e gli uffici.
La crescita fu rapidissima.
Nel 1953 i lavoratori erano circa 16 mila, diventati 21 mila nel 1959 e 32 mila nel 1962. Negli anni del boom economico l’espansione accelerò ulteriormente, anche grazie all’arrivo a Torino di migliaia di persone provenienti dal Mezzogiorno.
Nel 1966 Mirafiori contava circa 49 mila dipendenti. Nel 1969 si arrivò a circa 52 mila lavoratori.
La grande fabbrica non era più soltanto uno stabilimento industriale: era diventata una città nella città.
La 600, la 500 e la motorizzazione degli italiani
Il successo industriale di Mirafiori è legato soprattutto alle automobili che hanno accompagnato l’Italia verso la motorizzazione di massa.
Nel 1955 arrivò la Fiat 600, prodotta complessivamente in circa 2,7 milioni di esemplari. Due anni più tardi fu la volta della Nuova Fiat 500, destinata a diventare una delle automobili più celebri della storia italiana.
La 500 rimase in produzione per oltre un decennio e raggiunse circa 3,7 milioni di esemplari. Nel 1962, inoltre, la produzione automobilistica italiana superò per la prima volta il milione di vetture, con Mirafiori protagonista di questo salto produttivo.
La grande fabbrica torinese era diventata uno dei motori della trasformazione economica del Paese.
Una fabbrica che cambia Torino
La crescita di Mirafiori ebbe conseguenze enormi anche fuori dai cancelli.
L’arrivo di migliaia di lavoratori dal Sud modificò la composizione sociale di Torino e contribuì alla crescita dei quartieri meridionali della città e dei comuni della cintura. Nichelino, Beinasco e Orbassano furono tra i territori interessati da questa grande trasformazione demografica.
Ma il lavoro alla catena di montaggio, i ritmi produttivi e il rigido sistema gerarchico della fabbrica alimentarono anche tensioni sempre più forti.
Nel luglio 1962, alcuni operai Fiat furono protagonisti dei moti di piazza Statuto, uno degli episodi che anticiparono la stagione di conflitti sociali che sarebbe esplosa alla fine degli anni Sessanta.
Poi arrivò il 1969, l’anno dell’Autunno caldo.
Gli anni Settanta: Mirafiori al centro delle lotte operaie
Negli anni Settanta Mirafiori divenne uno dei luoghi più importanti del conflitto sociale italiano.
Le lotte per i salari, gli orari, i ritmi di lavoro e le condizioni in fabbrica cambiarono profondamente i rapporti tra lavoratori, sindacati e azienda. Nel 1971 nacque una nuova forma di rappresentanza operaia attraverso i delegati eletti direttamente dai lavoratori e nel 1972 lo stabilimento venne occupato durante una vertenza per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
La fabbrica fu anche coinvolta nel clima degli anni di piombo. A Torino le Brigate Rosse cercarono di inserirsi nel mondo operaio e di costruire una presenza all’interno della grande fabbrica.
Mirafiori divenne così un luogo nel quale convivevano la quotidianità del lavoro industriale, il conflitto sindacale e una crescente tensione politica.
Il 1980 e i 35 giorni che cambiarono tutto
Il passaggio decisivo arrivò nel 1980.
La Fiat annunciò un drastico ridimensionamento degli organici, nel quadro della crisi economica e della ristrutturazione dell’industria automobilistica. I lavoratori reagirono con uno sciopero che si protrasse per 35 giorni, con i cancelli dello stabilimento presidiati e la produzione bloccata.
La vertenza arrivò a una svolta il 14 ottobre 1980, quando migliaia di impiegati, quadri e capi parteciparono alla cosiddetta Marcia dei quarantamila.
Quella manifestazione segnò una cesura nella storia delle relazioni industriali alla Fiat. Nei giorni successivi la vertenza si concluse e la ristrutturazione dello stabilimento proseguì.
Parallelamente la fabbrica stava cambiando anche dal punto di vista tecnologico.
I primi robot per la saldatura erano arrivati già nel 1972. Negli anni successivi entrarono in funzione sistemi sempre più automatizzati, fino al Robogate sviluppato da Comau. La catena di montaggio tradizionale lasciava progressivamente spazio a una fabbrica più automatizzata e con un numero sempre minore di operai.
La Panda e le automobili degli anni Ottanta e Novanta
Il 1980 fu anche l’anno di una delle vetture più importanti prodotte a Mirafiori: la Fiat Panda, disegnata da Giorgetto Giugiaro.
Negli anni successivi lo stabilimento continuò a produrre numerosi modelli Fiat e Lancia. Dalle sue linee passarono, tra gli altri, la Uno, la Croma, la Thema, la Y10, la Punto, la Marea, la Multipla e la Lybra.
Nel 1998 uscì dalle linee una Fiat Marea destinata a entrare nella storia dello stabilimento: era la 25milionesima automobile prodotta a Mirafiori.
Era però già iniziato il lungo processo di ridimensionamento della grande fabbrica torinese.
Dal nuovo millennio alla trasformazione dello stabilimento
Nel 2004 terminò la produzione dei motori a Mirafiori. Negli anni successivi continuarono a essere assemblati diversi modelli, mentre lo stabilimento ospitò anche nuove attività legate ai marchi del gruppo.
Nel 2008 arrivarono la nuova sede Abarth e il Centro Stile Fiat, mentre nello stesso anno iniziò la produzione dell’Alfa Romeo MiTo, rimasta a Mirafiori fino al 2018.
Nel frattempo la fabbrica non aveva più le dimensioni occupazionali del passato. Il gigantesco stabilimento che negli anni Sessanta e Settanta era arrivato a impiegare oltre 50 mila persone aveva iniziato una trasformazione destinata a proseguire nel nuovo secolo.
Nel 2016 arrivò la produzione della Maserati Levante. Dal 2018, dopo la fine della produzione della MiTo, Mirafiori rimase legata soprattutto alla produzione Maserati, prima di accogliere una nuova sfida.
La 500 elettrica e la nuova Mirafiori
Nel 2020 iniziò a Mirafiori l’assemblaggio della Fiat 500 elettrica.
Era un cambiamento importante: la fabbrica simbolo della motorizzazione di massa italiana entrava nella fase della mobilità elettrica e dell’automazione avanzata.
Negli stessi anni lo stabilimento ha progressivamente assunto anche funzioni diverse dalla produzione automobilistica tradizionale.
Nel 2022, negli spazi dell’ex Officina 81, è stato inaugurato l’Heritage Hub, dedicato alla collezione di automobili storiche di Fiat, Lancia e Alfa Romeo. Il centro conserva vetture, prototipi e pezzi unici e svolge anche attività di documentazione, ricerca e conservazione del patrimonio automobilistico.
È quasi un’immagine simbolica della trasformazione di Mirafiori: una parte della grande fabbrica che per decenni ha costruito il futuro dell’automobile è diventata anche un luogo nel quale raccontarne la storia.
Mirafiori, una storia lunga quasi novant’anni
Guardare oggi Mirafiori significa quindi guardare una parte della storia di Torino.
La fabbrica inaugurata nel 1939 alla vigilia della guerra è diventata il cuore della Fiat del dopoguerra, ha contribuito alla motorizzazione dell’Italia, ha dato lavoro a decine di migliaia di persone e ha trasformato interi quartieri della città.
È stata anche uno dei principali luoghi delle lotte operaie del Novecento, teatro di scioperi, occupazioni e grandi vertenze. Dopo la svolta degli anni Ottanta ha conosciuto la progressiva automazione, il ridimensionamento degli organici e la perdita del ruolo di enorme fabbrica della produzione di massa.
Eppure Mirafiori non è scomparsa.
Ha cambiato dimensione, funzioni e modo di produrre. Dai milioni di automobili della grande stagione industriale alle vetture elettriche, dalle catene di montaggio all’Heritage Hub, la storia dello stabilimento continua a essere intrecciata con quella di Torino.
Per generazioni di torinesi, però, Mirafiori rimane soprattutto una parola capace di evocare un’intera epoca: quella delle sirene della fabbrica, delle tute blu, dei turni, delle automobili appena costruite e di una città che, intorno alla Fiat, aveva costruito una parte fondamentale della propria identità.
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