Curiosità Cultura Torino
Quando Torino andava al mercato: i luoghi che la città ha cambiato
Cosa sono diventati oggi i vecci mercati di Torino
TORINO – Ci sono luoghi di Torino che continuiamo a vedere ogni giorno senza sapere che, fino a qualche decennio fa, avevano un aspetto completamente diverso. In alcuni casi al posto di edifici moderni c’erano grandi padiglioni affollati, carri, animali e commercianti. In altri, il mercato è rimasto ma ha cambiato completamente volto.
È una storia fatta di demolizioni, trasformazioni e spostamenti, che permette di riscoprire una Torino commerciale ormai quasi scomparsa.
Dove oggi c’è un grattacielo arrivavano le mandrie
Uno dei casi più sorprendenti è quello del Foro Boario di Torino, il grande mercato del bestiame costruito nell’Ottocento nell’area compresa tra l’attuale corso Vittorio Emanuele II, via Giovanni Cavalli e via Principi d’Acaja.
La scelta del luogo non era casuale. Il mercato venne collocato vicino al mattatoio e alla ferrovia, in una zona allora destinata a concentrare attività considerate poco adatte al centro della città. La posizione avrebbe inoltre favorito gli scambi commerciali dopo l’apertura del traforo ferroviario del Frejus nel 1871.
Il progetto fu curato dall’ingegnere Edoardo Pecco e il nuovo Foro Boario arrivò a sostituire i tradizionali mercati del bestiame di Chivasso e Moncalieri. La struttura divenne un importante punto di riferimento per il commercio degli animali e fu considerata all’epoca un esempio di architettura funzionale di livello internazionale.
Poi Torino cambiò.
Il mattatoio e il mercato del bestiame furono demoliti nel 1973, cancellando una delle principali funzioni che avevano caratterizzato quella parte della città.
Oggi la zona è completamente diversa e l’immagine delle mandrie che attraversavano quest’area sembra appartenere a un’altra città.
A Porta Palazzo c’era un mercato che non esiste più
Se c’è un luogo che ancora oggi identifichiamo immediatamente con il mercato, è Porta Palazzo.
Ma anche qui c’è un mercato che non esiste più.
Nel 1963 venne costruito il Mercato III dell’abbigliamento, uno dei padiglioni coperti di piazza della Repubblica. Era destinato soprattutto alla vendita di stoffe e abiti e per decenni fece parte della vita quotidiana di Porta Palazzo.
Quella struttura è stata demolita alla fine degli anni Novanta. Il Comune di Torino indica il 1998 come anno della demolizione, mentre le fonti relative ai lavori ricordano l’avvio delle operazioni di demolizione del vecchio padiglione nel 2000, nell’ambito del successivo intervento di ricostruzione.
Al suo posto è arrivato il grande edificio progettato da Massimiliano Fuksas, sede del Mercato Centrale.
La trasformazione è stata radicale: dove un tempo c’era un padiglione degli anni Sessanta, oggi c’è una struttura contemporanea in vetro e ferro. Le antiche ghiacciaie sotterranee, però, sono rimaste e sono state recuperate durante i lavori.
È una delle trasformazioni più evidenti nella Torino dei mercati: il mercato non è sparito, ma il suo contenitore è completamente cambiato.
Il mercato del vino che si spostò per Torino
Molto più indietro nel tempo bisogna andare per trovare un’altra storia sorprendente.
Per secoli Torino ebbe un vero e proprio mercato del vino, che non rimase sempre nello stesso luogo.
Nel Cinquecento le vendite si svolgevano in diverse piazze della città, comprese piazza Castello e le zone vicine ai mercati delle erbe. Successivamente il mercato si spostò verso Porta Palazzo e poi nell’area della Cittadella.
Alla fine del Seicento trovò una sede più stabile in piazza Carlina, dove rimase per buona parte dell’Ottocento. La posizione era strategica: la piazza si trovava vicino alla porta di Po e ai percorsi utilizzati per il trasporto delle merci.
Le testimonianze ottocentesche descrivono ancora le strutture provvisorie dei venditori di vino e dei brentatori, gli uomini che trasportavano il vino nelle gerle e nei recipienti utilizzati per il commercio.
Nel 1862 il mercato venne trasferito in un nuovo edificio costruito appositamente all’angolo tra via Rossini e corso San Maurizio. Era formato da tre lunghe tettoie sostenute da colonne di ferro, sotto le quali potevano trovare posto centinaia di carri.
Di quel mercato oggi non resta praticamente nulla nella percezione quotidiana della città.
Eppure il commercio del vino era talmente importante da aver dato una funzione precisa a una delle piazze più conosciute del centro.
Il mercato del bestiame diventato biblioteca
C’è poi una storia ancora più curiosa perché, in questo caso, il mercato non è stato demolito: è diventato qualcos’altro.
L’edificio che oggi ospita la Biblioteca Domenico Sereno Regis, nell’area di via Bixio e via Boggio, apparteneva all’ex Caserma Lamarmora.
Ma il progetto originario dell’edificio, realizzato tra il 1870 e il 1871, aveva un’altra destinazione: mercato del bestiame.
La vicinanza con il mattatoio civico spiegava anche la scelta della posizione. Il progetto dell’Ufficio d’Arte del Comune risaliva al 1869.
È uno di quei luoghi davanti ai quali oggi sarebbe praticamente impossibile immaginare la scena originaria: persone che compravano e vendevano animali, invece di lettori che entrano in biblioteca.
I Mercati Generali: quando la città cambiò funzione
Un altro esempio importante si trova nella zona sud di Torino.
I Mercati Generali di via Giordano Bruno vennero inaugurati il 28 ottobre 1933 come grandi mercati ortofrutticoli all’ingrosso.
Il complesso fu progettato dall’architetto Umberto Cuzzi ed è considerato uno dei migliori esempi di architettura razionalista torinese. Le grandi navate in cemento armato con archi parabolici furono concepite per ospitare lo smercio quotidiano di frutta e verdura.
Per decenni qui arrivarono merci destinate alla città.
Poi anche questa funzione finì.
Il complesso venne dismesso nel 2001 e successivamente restaurato in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006, quando una parte dell’area fu utilizzata nell’ambito del Villaggio Olimpico.
È un caso diverso dal Foro Boario: l’edificio non è stato cancellato, ma il mercato che gli aveva dato origine sì.
Anche Moncalieri ha perso il suo mercato del bestiame
La storia non riguarda soltanto Torino.
A Moncalieri, il mercato del bestiame presso l’ex Foro Boario rimase attivo fino al 1993. Era uno dei luoghi attraverso i quali passava il commercio degli animali destinati alla città e al territorio circostante.
Oggi di quella funzione rimane soltanto una traccia molto ridotta: secondo MuseoTorino, presso l’ex Foro Boario sono rimaste una decina di bancarelle legate alla produzione agricola, con piante e sementi, pollame, legname, attrezzature e abbigliamento da lavoro.
Anche in questo caso non è semplicemente scomparso un mercato. È scomparso un modo di vivere il mercato.
La Torino dei mercati che non esiste più
Guardando la città di oggi, è difficile immaginare quanto spazio occupassero un tempo i mercati e quanto fossero diversi da quelli che conosciamo.
C’erano mercati specializzati per il bestiame, il vino, i cereali, il fieno, il carbone, i fiori e moltissimi altri prodotti. Le piazze erano luoghi dove si vendeva, si contrattava, si trasportava e si incontravano persone provenienti dalla città e dalla provincia.
Alcuni mercati sono sopravvissuti cambiando forma. Altri hanno perso soltanto il loro edificio. Altri ancora, come il Foro Boario, sono stati cancellati completamente e sostituiti da una città nuova.
È forse questo l’aspetto più interessante della loro storia: per capire quanto sia cambiata Torino non serve sempre guardare ai suoi monumenti. A volte basta chiedersi che cosa veniva venduto, fino a qualche decennio fa, proprio nel luogo in cui oggi passiamo ogni giorno.
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