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Perché si dice che i piemontesi sono “falsi e cortesi”? La storia dietro uno stereotipo

Le origini di uno stereotipo molto noto

Gabriele Farina

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TORINO – “Falsi e cortesi.” È uno dei luoghi comuni più conosciuti sul Piemonte. C’è chi lo cita per scherzo, chi lo considera un proverbio popolare e chi, invece, lo trova ingiusto o addirittura offensivo.

Ma da dove nasce davvero questa espressione? E perché continua a essere ripetuta ancora oggi?

Come accade spesso con i proverbi e gli stereotipi regionali, la risposta è molto più complessa di quanto sembri.

Un detto famoso, ma senza un’origine certa

La prima cosa da chiarire è che non esiste una spiegazione storica universalmente accettata sull’origine del detto.

A differenza di altri motti legati a eventi documentati, “falsi e cortesi” non può essere ricondotto con certezza a un episodio preciso o a una data.

Nel tempo sono nate diverse interpretazioni, che aiutano a capire perché questa espressione sia entrata nell’immaginario collettivo.

Il peso della corte sabauda

Una delle ipotesi più diffuse richiama la lunga storia della corte dei Savoia.

Per secoli Torino è stata una capitale caratterizzata da un’etichetta rigorosa, da una forte attenzione alle buone maniere e da una comunicazione spesso improntata alla diplomazia.

In un ambiente di corte era normale mantenere il controllo delle emozioni, evitare gli scontri diretti e rispettare precise regole di comportamento.

Secondo alcuni studiosi e osservatori, questa immagine di grande formalità avrebbe contribuito, nel tempo, a far percepire i piemontesi come persone estremamente educate, ma anche difficili da interpretare.

Riservatezza o distanza?

Un’altra spiegazione riguarda il carattere tradizionalmente attribuito ai piemontesi.

Chi arriva da contesti in cui la comunicazione è più espansiva può interpretare una certa discrezione come freddezza o distacco.

Da qui, secondo questa lettura, il passo verso l’etichetta di “falsi e cortesi” sarebbe stato breve: una cortesia molto formale, scambiata da qualcuno per mancanza di spontaneità.

Naturalmente si tratta di una percezione culturale, non di una caratteristica reale e universale.

Gli stereotipi raccontano più chi li crea che chi li subisce

Come tutti i luoghi comuni regionali, anche questo semplifica una realtà molto più ricca.

Ogni regione italiana è stata, nel corso dei secoli, oggetto di stereotipi: i liguri sarebbero avari, i veneti grandi lavoratori, i romagnoli sempre allegri, i milanesi frettolosi.

Sono immagini che spesso nascono da esperienze isolate, rivalità storiche o racconti popolari e che finiscono per sopravvivere molto più a lungo della realtà che le ha generate.

Il Piemonte di oggi è molto diverso

Negli ultimi decenni il Piemonte è cambiato profondamente.

Le città sono diventate sempre più multiculturali, la mobilità è aumentata e il confronto con persone provenienti da tutta Italia e dall’estero fa ormai parte della quotidianità.

Per questo motivo ridurre milioni di persone a un proverbio sarebbe inevitabilmente una semplificazione.

Forse il vero significato è un altro

Se questo detto continua a essere ricordato, probabilmente non è perché descriva davvero i piemontesi.

Piuttosto, racconta il modo in cui una regione è stata percepita nel corso della sua storia.

Ed è proprio questo il valore dei vecchi proverbi: non tanto dire come sono le persone, quanto mostrare come venivano viste in un determinato momento storico.

E tu?

Hai mai sentito dire che i piemontesi sono “falsi e cortesi”? Pensi che questo stereotipo abbia ancora un fondo di verità oppure credi che appartenga ormai al passato? Raccontacelo nei commenti.

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