Curiosità Cultura Torino
Il fascino tra storia e mito del Ponte del Diavolo di Lanzo Torinese
Tutto quello che c’è da sapere sulla storia e la leggenda del ponte del diavolo di Lanzo
LANZO TORINESE – Tra le gole scavate dal fiume Stura, alle porte della cittadina di Lanzo Torinese, sorge uno dei manufatti medievali più suggestivi del Piemonte. Il Ponte del Diavolo non è solo un’opera di ingegneria del Trecento: è anche un concentrato di leggende, folklore e memoria storica che racconta il rapporto tra comunità, territorio e immaginario popolare.
Origini storiche: un ponte strategico per il Ducato
Il ponte venne costruito nel 1378 con finalità soprattutto strategiche e commerciali: permetteva di collegare le Valli di Lanzo con Torino attraversando la Stura senza passare da territori ostili ai Savoia. La costruzione fu autorizzata dal vice castellano Aresmino Provana, collaboratore del conte sabaudo Amedeo VI di Savoia.
L’opera ebbe un costo enorme per l’epoca — circa 1.400 fiorini — e per finanziarla fu imposta una tassa sul vino per dieci anni, segno dell’importanza strategica dell’infrastruttura.
Dal punto di vista architettonico si tratta di un ponte medievale ad arco gotico “a schiena d’asino”, costruito con maestranze locali e con materiali lapidei della zona. Era l’unico passaggio stabile tra valle e pianura, tanto che venivano riscossi pedaggi su persone, animali e merci.
Nel corso dei secoli subì modifiche: ad esempio, nel XVI secolo venne aggiunta una porta sopra l’arco per controllare l’accesso durante le epidemie di peste.
Il ruolo nella vita del territorio
Il ponte divenne rapidamente il simbolo della comunità locale e delle Valli di Lanzo. Oltre al valore logistico, fu un elemento di controllo economico e sanitario: la porta costruita nel Cinquecento serviva proprio a isolare il borgo durante le emergenze epidemiche.
La posizione scenografica — una stretta gola rocciosa modellata dalla Stura — contribuì a renderlo un punto iconico del paesaggio alpino piemontese.
La nascita del mito: perché “del Diavolo”?
Come molti ponti medievali particolarmente arditi, anche quello di Lanzo generò racconti soprannaturali. L’idea che una struttura così complessa potesse essere stata costruita da forze umane sembrava incredibile, alimentando l’immaginario popolare.
Secondo una versione diffusa, il Diavolo avrebbe offerto agli abitanti di costruire il ponte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo attraversasse. Una volta completata l’opera, però, i lanzesi avrebbero ingannato il maligno facendo passare un cane al posto di una persona.
La leggenda racconta anche che, furioso per l’inganno, il Diavolo avrebbe lasciato impronte e segni nella roccia, tuttore visibili, oppure creato con un colpo violento le cosiddette “Marmitte dei Giganti”.
Le varianti della tradizione popolare
Nel tempo la storia ha assunto forme diverse. Alcune versioni romantiche dell’Ottocento raccontano patti demoniaci legati a storie d’amore tragiche, mentre altre collegano il nome del ponte alle maledizioni degli abitanti contro la tassa sul vino (“pont del diav”).
Questo dimostra come il mito si sia evoluto adattandosi al contesto culturale e storico.
Tra folklore europeo e identità locale
Il racconto del patto con il Diavolo non è unico: in tutta Europa esistono “ponti del diavolo”, spesso associati alla stessa struttura narrativa — il patto, la costruzione miracolosa, l’inganno finale.
Secondo discussioni storiche e folkloristiche, questi miti nascono dal bisogno di spiegare opere tecniche considerate “impossibili” per l’epoca.
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