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La storia di Francesco Cirio, l’uomo che chiuse in barattolo le verdure e inventò i pomodori pelati

Nato a Nizza Monferrato, trasformò un carretto di verdure nel primo impero alimentare italiano

Gabriele Farina

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TORINO – C’è un’immagine che i torinesi di fine Ottocento conoscevano bene: un giovane instancabile che, tra le grida e i profumi del mercato di Porta Palazzo, riusciva a vendere ortaggi anche quando gli altri mercanti avevano già tirato giù le serrande. Quel giovane era Francesco Cirio, l’uomo che non solo avrebbe cambiato la dieta degli italiani, ma che avrebbe insegnato al mondo intero come racchiudere il sole dell’estate in una scatola di latta.

Le radici monferrine e la gavetta torinese

Francesco nasce a Nizza Monferrato il giorno di Natale del 1836. La sua è una famiglia umile: il padre Giuseppe è un mediatore di granaglie, un uomo che conosce la terra ma che fatica a sbarcare il lunario. Francesco non frequenta le scuole – rimarrà per sempre un “geniale analfabeta” – ma possiede un’istruzione che i libri non danno: il fiuto per l’affare.

A soli 14 anni è già a Torino. Qui, tra piazza Bodoni e Porta Palazzo, si guadagna il titolo di ‘l Re ‘d Pòrta Palass. La sua strategia? Comprare a prezzi stracciati gli avanzi di giornata e rivenderli porta a porta nelle periferie. È la prima scintilla di una visione che diventerà globale: portare il prodotto fresco dove la logistica tradizionale non arriva.

1856: La rivoluzione in via Borgo Dora

La vera svolta avviene in un piccolo locale in via Borgo Dora 34. Cirio intuisce che il limite del commercio agricolo italiano è la deperibilità. Studia (per prove ed errori) il metodo della “appertizzazione”, una tecnica francese per conservare i cibi tramite il calore. Inizia con i piselli. Il successo è travolgente: i suoi legumi in scatola sono identici a quelli appena colti, ma possono viaggiare per mesi.

Nel 1867, Francesco porta le sue creazioni all’Esposizione Universale di Parigi. I palati internazionali rimangono folgorati. Da lì, il marchio Cirio inizia a correre sui binari delle ferrovie: Liverpool, Sidney, Berlino, Vienna. Francesco diventa un pioniere anche della logistica, spingendo per l’adozione dei primi vagoni frigoriferi in Italia.

Il legame con il Sud e il mito del pomodoro

Nonostante le radici piemontesi, Cirio capisce che il futuro delle sue conserve è nel Mezzogiorno. Si sposta in Campania, a San Giovanni a Teduccio e Castellammare di Stabia, dove il sole rende i pomodori inimitabili. È qui che nasce il mito dei “pelati”, il prodotto che più di ogni altro identificherà l’azienda.
Non è solo un industriale: Cirio è un imprenditore agricolo totale. Bonifica terre, sperimenta nuove colture di tabacco e uova, e investe persino nella bonifica dell’Agro Pontino. La sua è una missione: modernizzare l’agricoltura italiana per renderla competitiva con le grandi potenze europee.

Un’eredità che vive ancora

Francesco Cirio si spegne a Roma nel 1900, lasciando un’azienda che è già un pilastro dell’economia nazionale. Nonostante un tracollo finanziario negli ultimi anni di vita, la sua creatura gli sopravvive grazie alla famiglia Signorini, che ne raccoglie il testimone mantenendo il nome diventato ormai sinonimo di qualità.

Oggi, tra il busto di Leonardo Bistolfi che lo osserva a Nizza Monferrato e il museo a lui dedicato a Castelnuovo Belbo, la memoria di Francesco Cirio resta viva. È la storia di un piemontese ostinato che, partendo da un cesto di verdure sulle spalle, ha costruito un impero che ancora oggi, a distanza di oltre 160 anni, porta il gusto della nostra terra sulle tavole di tutto il mondo.

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