Biella: tamponi destinati ai detenuti ma fatti a impiegati, amici e parenti, 51 indagati

La procura di Biella ha aperto un’inchiesta in merito a dei così detti “furbetti” del tampone praticati ad amici, parenti, impiegati ed anche agenti della penitenziaria, ma che in realtà sarebbero stati destinati ai detenuti del carcere di Biella.
Sono stati notificati dunque 51 avvisi di garanzia. L’indagine è coordinata dal procuratore Teresa Angela Camelio e condotta dai carabinieri della polizia giudiziaria, ed è partita dai registri Asl dei tamponi.

Secondo gli inquirenti sarebbero decine le persone che avrebbero fatto dei tamponi non indirizzati a loro ma ai detenuti appunto, e anche a qualche amico o parente. Chi aveva bisogno di un tampone per andare in vacanza o per recarsi al lavoro, secondo l’accusa, si recava in carcere. Il tutto senza controlli di sorta. Tra gli indagati c’è anche il comandante della penitenziaria e il suo vice, nonché la responsabile dell’infermeria del carcere, poi sospesa. Peculato è l’accusa principale nei loro confronti di conclusione indagini ad altrettante persone, 37 delle quali appartenenti alla polizia penitenziaria.



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