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Piemonte, la crescita “zero virgola” e la grande aspettativa sul turismo: può arrivare al 10% del Pil?
Il turismo produce in Piemonte circa il 4% del valore aggiunto del Pil
TORINO – Il Piemonte continua a muoversi in equilibrio tra tenuta e fatica, tra slancio turistico e rallentamento industriale. È la fotografia scattata dal Comitato Torino Finanza con l’ultima rilevazione PilNow, la stima in tempo reale del Pil regionale: un +0,55% nel terzo trimestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. La regione cresce leggermente sopra la media nazionale (+0,4%) e della Germania (+0,3%), ma resta lontana dalla dinamica dell’Unione Europea, che viaggia a un +1,5%.
Una crescita definita «anemica», figlia di un contesto complesso: la crisi strutturale dell’automotive, la domanda estera debole, l’export in arretramento. A sostenere la baracca, ancora una volta, sono le risorse del PNRR, l’edilizia e, soprattutto, il turismo.
Turismo, un’onda che cresce ma non travolge
Nel 2025 il comparto turistico piemontese continua a mostrare vitalità. Le presenze estere sono aumentate del 4,4% nel primo semestre, arrivando a un +10% nei mesi estivi di luglio e agosto; il turismo domestico cresce del 6,2%. Una dinamica che porta il valore generato complessivamente a circa 300 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente.
Tracciare con precisione il valore economico delle vacanze in Piemonte è complesso. Le stime indicano che un turista straniero – che rappresenta il 55% dei flussi – spende oltre 200 euro al giorno, mentre un italiano si attesta sugli 80 euro. Ma il vero impatto si vede nell’occupazione: i servizi legati al turismo crescono del 12%, compensando solo in parte il pesante calo dell’export industriale, -3 miliardi in un anno.
Il centro studi Einaudi aggiunge un dettaglio significativo: il turismo produce in Piemonte circa il 4% del valore aggiunto del Pil, un punto e mezzo in più rispetto alla Torino pre-olimpica, con 78 mila lavoratori impiegati nel settore. Eppure l’intensità turistica resta bassa—4,7 presenze per abitante—pari al 3,2% del totale italiano. Un dato che rivela un turismo in espansione ma non ancora strutturalmente paragonabile alle capitali mondiali del settore.
Quando si evoca il traguardo del 10% del Pil, come fatto nei mesi scorsi dal governatore Cirio, occorre ricordare che si tratta di una vetta riservata a pochissimi: Parigi, Miami, mentre Madrid si ferma all’8%. Per il Piemonte si tratterebbe di una scalata ambiziosa che richiede continuità, infrastrutture e investimenti di lungo periodo.
Torino, destinazione che cresce ma resta indietro in Italia
Il capoluogo cresce come destinazione turistica, ma non abbastanza da imporsi nella competizione nazionale: Torino è 14esima città più visitata d’Italia. Bene gli eventi – dalle ATP Finals ai grandi appuntamenti culturali – bene musei e Langhe, bene la montagna. Ma il sistema appare ancora sbilanciato su picchi stagionali e appuntamenti straordinari.
Confindustria suggerisce di destagionalizzare l’offerta e rafforzare le imprese, perché non basta riempire le piazze per due settimane all’anno: servono filiere solide, ricettività innovativa, servizi costanti. È qui che si incrociano le priorità del turismo e dell’industria.
Industria in sofferenza: export giù del 5%, automotive in crisi
Il quadro industriale è meno confortante. Le esportazioni piemontesi annualizzate passano da 62 a 59 miliardi, -5%, contro un +1% nazionale. Il calo colpisce soprattutto automotive e beni strumentali, e pesa la frenata della Germania, uno dei partner storici più rilevanti.
La manifattura arretra del 2,4% e continua a fare ricorso alla cassa integrazione, che sottrae circa 0,2 punti di Pil e alza virtualmente il tasso di disoccupazione complessivo al 7% (contro il 6,1% ufficiale).
Anche per questo il turismo assume un ruolo di parziale ammortizzatore sociale, senza però poter compensare davvero la perdita di valore industriale: raggiungere il 10% del Pil significherebbe generare circa 13 miliardi l’anno, mentre l’automotive ne vale ancora 19.
Credito in ripresa, inflazione sotto controllo
Sul fronte finanziario si registrano segnali moderatamente positivi. Il credito al consumo cresce del 4,7% grazie alla maggiore fiducia delle famiglie e al calo dei tassi; i prestiti alle imprese tornano in territorio positivo (+1,5%). L’inflazione media resta contenuta all’1,3%, anche se alcuni settori – cibo (+3,5%) e turismo (+4,4%) – mostrano rincari sopra la media.
“Piemonte combattivo”, ma serve cambiare passo
«Il terzo trimestre 2025 conferma la capacità dell’economia piemontese di resistere in un contesto complesso», osserva Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza. Ma avverte: «La crescita “zero virgola” per il terzo anno consecutivo impone di accelerare la transizione verso nuovi modelli produttivi e rafforzare la competitività del manifatturiero».
Una lettura condivisa anche da Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte: «Viviamo una fase a due velocità: da un lato la vitalità del turismo e del commercio, dall’altro criticità strutturali che richiedono interventi industriali seri e coesi».
La politica regionale, dal canto suo, insiste sul binario del turismo. «Continueremo a investire nello sviluppo sostenibile del settore, innovando le strutture ricettive e supportando le imprese», ha dichiarato il governatore Cirio. L’obiettivo è chiaro: rendere il Piemonte una meta d’eccellenza non solo nei picchi stagionali, ma lungo tutto l’arco dell’anno.
Il nodo del futuro: cosa resta dopo i riflettori
La grande domanda resta aperta: quanto del valore generato dal turismo resta sul territorio in modo stabile? E quanto invece si disperde una volta chiusi i musei, spente le luci degli eventi, riposti gli sci?
La regione possiede una chance unica: integrare l’energia dei grandi eventi con la solidità delle filiere produttive tradizionali. Ma non potrà farlo contando solo sull’entusiasmo. Servono investimenti costanti, strategie chiare e un cambio di passo industriale.
Perché il valore di un territorio – al netto dei picchi – si misura nella continuità. E il Piemonte, oggi più che mai, è chiamato a costruirla.
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