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A Torino presidio per l’imam Mohamed Shahin davanti al Cpr

La protesta non si è limitata alla vicenda personale dell’imam, ma ha denunciato più in generale i Cpr

Gabriele Farina

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TORINO – Oltre un centinaio di persone si sono riunite a Torino in un presidio davanti all’ingresso del Centro di Permanenza per i Rimpatri (Cpr), in segno di solidarietà a Mohamed Shahin, l’imam della moschea di San Salvario colpito da un provvedimento di espulsione.

L’iniziativa, promossa sui social dal comitato Torino per Gaza, nasce in risposta all’arresto di Shahin: «Una semplice dichiarazione fatta in piazza – spiegano gli organizzatori – è bastata come scusa per revocargli il titolo di soggiorno, arrestarlo e rinchiuderlo nel Cpr di Caltanissetta, lontano dalla sua comunità e dai suoi affetti. Un’eventuale espulsione lo esporrebbe a rischi gravissimi, comprese torture nelle carceri egiziane».

I Cpr sono luoghi disumanizzanti

La protesta non si è limitata alla vicenda personale dell’imam, ma ha denunciato più in generale i Cpr, definiti fra i «luoghi più opachi e disumanizzanti a disposizione della macchina repressiva dello Stato». Tra i partecipanti è stata segnalata una significativa presenza di anarchici.

Il presidio ha visto un primo appuntamento davanti al Cpr di corso Brunelleschi, quasi a simboleggiare la struttura siciliana in cui l’imam è attualmente detenuto. Fumogeni e slogan hanno accompagnato la manifestazione, esprimendo sostegno alla causa di Shahin.

La solidarietà è arrivata dal quartiere di San Salvario, dove l’imam era alla guida della comunità della moschea di via Saluzzo fino a pochi giorni fa. Ai giardini Ginzburg, davanti alla Casa del Quartiere, si sono ritrovati non solo membri della comunità musulmana, ma anche rappresentanti della comunità valdese, attivisti laici e residenti di diverse nazionalità, che hanno costituito un comitato di sostegno all’iniziativa.

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