LavoroTorino
Stellantis (Fiat) mai così male da 70 anni, si salva solo Mirafiori
Nel 2025 la produzione di autovetture si è fermata a poco più di 213 mila unità, un dato persino inferiore a quello del 1955, quando si attestava attorno alle 230 mila
TORINO – Il settore automobilistico italiano tocca il punto più basso degli ultimi settant’anni. Nel 2025 la produzione di autovetture si è fermata a poco più di 213 mila unità, un dato persino inferiore a quello del 1955, quando si attestava attorno alle 230 mila. Un crollo che segna un ulteriore peggioramento rispetto a un già difficile 2024, con una flessione del 24,5 per cento.
A fotografare una situazione definita “drammatica” è il segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, secondo cui «in meno di due anni le produzioni si sono dimezzate rispetto al 2023», anno in cui in Italia si erano prodotti oltre 751 mila veicoli. «Abbiamo toccato il fondo – avverte – ora bisogna risalire».
Mirafiori in controtendenza
In questo scenario fortemente negativo, Mirafiori rappresenta l’unica eccezione. Lo storico stabilimento torinese è infatti l’unico in Italia a registrare un segno positivo, con un +16,5 per cento rispetto al 2024. In poco più di un mese sono state prodotte 4.580 vetture, un volume in linea con quanto dichiarato da Stellantis e sufficiente a invertire il trend negativo che aveva caratterizzato i primi tre trimestri del 2025.
Un risultato legato in gran parte al lancio della nuova 500 ibrida, che insieme all’avvio produttivo della nuova Jeep Compass a Melfi ha permesso di recuperare parzialmente le pesanti perdite accumulate nei primi nove mesi dell’anno. Tuttavia, come sottolinea il sindacato, «c’è poco da essere ottimisti» se si guarda al quadro complessivo.
Gli altri stabilimenti in forte sofferenza
Il resto del sistema produttivo resta infatti in profonda difficoltà. Melfi registra un calo di circa il 47 per cento, Atessa si ferma a -13,5 per cento, mentre tutti gli altri siti mostrano perdite a doppia cifra. Anche se nell’ultimo trimestre del 2025 i veicoli commerciali hanno recuperato circa 10 punti percentuali, il saldo complessivo rimane fortemente negativo.
Secondo la Fim Cisl, la flessione complessiva della produzione – pari a circa il 20 per cento tra auto e veicoli commerciali – ha portato quasi la metà della forza lavoro del gruppo Stellantis a ricorrere agli ammortizzatori sociali.
Le prospettive per il 2026
Uno spiraglio arriva dalle prospettive per il 2026. Stellantis ha annunciato a Mirafiori l’avvio di 400 nuove assunzioni a febbraio e l’attivazione di un secondo turno produttivo da marzo 2026. Se la crescita dei volumi venisse confermata, sarebbe possibile ridurre progressivamente il ricorso alla cassa integrazione. L’obiettivo produttivo indicato per lo stabilimento torinese è di circa 100 mila vetture nel 2026.
A livello nazionale, il prossimo anno dovrebbe beneficiare della produzione a pieno regime della 500 ibrida, della DS8 e della nuova Jeep Compass. Nel corso dell’anno si aggiungeranno anche le nuove DS7 e Lancia Gamma, chiamate a compensare l’uscita di scena di modelli storici come Renegade e 500X.
Secondo il sindacato, è probabile che il livello produttivo del 2026 superi quello del 2024, ma il ritorno ai volumi del 2023 dipenderà in larga misura dalla tenuta degli stabilimenti di Pomigliano e soprattutto di Cassino, oggi in forte difficoltà a causa del rinvio delle nuove Alfa Romeo Stelvio e Giulia.
Piano industriale e ruolo dell’Europa
Per Uliano la chiave è una sola: «È indispensabile anticipare e rafforzare il piano industriale». Servono nuove allocazioni produttive, investimenti certi e modelli assegnati agli stabilimenti italiani. «L’auto oggi rappresenta la produzione di settant’anni fa – ribadisce – non possiamo permetterci altri rinvii».
Sul fronte europeo, la revisione del regolamento sulle emissioni viene giudicata un primo passo, ma non sufficiente. «Serve un fondo europeo per l’auto che accompagni la transizione», spiega la Fim Cisl, annunciando per il 5 febbraio 2026 un’iniziativa comune con tutti i sindacati europei.
L’obiettivo (lontano) del milione di auto
Guardando al traguardo del milione di vetture prodotte in Italia, auspicato dal Governo nel 2023, Uliano è realistico: «Per arrivarci dobbiamo fare ancora molta strada. Servono interventi importanti da parte di Stellantis, ma anche del Governo italiano e dell’Europa per rafforzare l’intera filiera dell’auto».
Tra le priorità indicate dal sindacato figurano il recupero degli impegni su Stelvio e Giulia, l’anticipo del nuovo modello su piattaforma Large a Cassino e l’attuazione dei progetti sulla piattaforma Small a Pomigliano. «Il nuovo piano industriale – conclude Uliano – deve essere anticipato, concreto e credibile. Solo così sarà possibile garantire una prospettiva industriale e occupazionale stabile per tutti gli stabilimenti italiani, rilanciando investimenti, ricerca e sviluppo».
Iscriviti al canale Quotidiano Piemontese su WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese

