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Torino, 6mila agricoltori in piazza al Lingotto: da Coldiretti Piemonte una mobilitazione per la trasparenza alimentare e controlli più severi
C’è preoccupazione per i livelli e la qualità delle importazioni
TORINO – Una mattinata di grande partecipazione quella di oggi al Lingotto di Torino, dove circa 6mila agricoltori provenienti da Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta si sono ritrovati per chiedere a gran voce controlli più rigorosi sui prodotti alimentari importati da Paesi extra Ue e una piena trasparenza sull’origine delle materie prime.
Alla mobilitazione hanno preso parte anche i vertici nazionali di Coldiretti, con il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo, oltre ai dirigenti regionali, che hanno rilanciato richieste precise per tutelare la salute dei consumatori italiani e i redditi degli agricoltori, messi sotto pressione da una concorrenza giudicata «sleale» e favorita, secondo gli organizzatori, dalle attuali politiche dell’Unione europea.
Controlli e trasparenza: due pilastri delle richieste della piazza
Al centro delle istanze portate davanti alle istituzioni e all’opinione pubblica c’è la necessità di rafforzare i controlli su tutti i prodotti extra Ue importati nel mercato comunitario, in particolare su carne e riso, spesso trattati con sostanze vietate in Europa. Coldiretti ha chiesto inoltre che venga resa obbligatoria l’etichettatura dell’origine a livello europeo, superando l’attuale possibilità di far risultare “italiano” un prodotto basandosi sull’ultima trasformazione effettuata in territorio Ue, una norma che per gli agricoltori rischia di ingannare il consumatore e danneggiare chi produce realmente in Italia.
La tavola della discordia: eccellenze italiane contro prodotti importati
Un momento forte della mobilitazione è stata la creazione di una tavola comparativa in cui sono state esposte alcune eccellenze alimentari italiane – dal riso piemontese alla carne di Razza Piemontese – accanto a prodotti stranieri importati nell’Unione europea senza controlli considerati adeguati. L’allestimento aveva l’obiettivo di mostrare concretamente ai cittadini le differenze nella qualità, nei processi produttivi e nei sistemi di controllo tra filiere italiane e prodotti extra Ue, spesso trattati con ormoni, antibiotici o pesticidi che in Europa sono vietati.
Numeri che preoccupano: importazioni in forte crescita
I dati citati da Coldiretti offrono un quadro significativo sull’entità del fenomeno. Nel 2024 in Italia sono arrivati 377 milioni di chili di carne bovina dall’estero, di cui 32 milioni congelati, mentre nel 2025 l’import complessivo è aumentato del 3%, con un’impennata del **30% per la carne congelata. Secondo l’associazione agricola, preoccupa in particolare l’impiego in Paesi extra Ue – soprattutto in Sud America – di antibiotici e promotori della crescita vietati in Europa, oltre alle «lacune nei controlli» su ormoni vietati.
Situazione analoga per il riso: nel 2024 sono approdati in Italia 300 milioni di chili, per quasi tre quarti dall’Asia, e nei primi dieci mesi del 2025 gli arrivi sono cresciuti del 9%. In alcuni lotti provenienti da India e Paraguay sono state rilevate sostanze non consentite nell’Unione europea. Nonostante questo, oltre il 60% del riso importato beneficia del regime tariffario “Everything but arms” (Eba), che dal 2009 ha fatto salire le importazioni da 9 a quasi 50 milioni di chili, secondo Coldiretti aggravando fenomeni di dumping con utilizzo di pesticidi vietati e presunti casi di sfruttamento del lavoro minorile.
Dal Piemonte un appello per reciprocità e autorità doganale europea
“Il valore delle importazioni da Paesi extra Ue ha raggiunto in Piemonte i 2,8 miliardi nel 2024 e nei primi nove mesi del 2025 si è registrato un incremento del 30% dei prodotti alimentari provenienti da oltre confine”, evidenziano Monticone e Rosso. A fronte di questi numeri, Coldiretti ha rilanciato due proposte politiche di ampio respiro: l’applicazione del principio di reciprocità commerciale, secondo cui gli stessi standard europei di sicurezza e sostenibilità dovrebbero essere richiesti anche ai prodotti importati, e l’assegnazione a Roma, e dunque all’Italia, della sede dell’Authority doganale europea, come richiesto dal Governo italiano su sollecitazione di Coldiretti.
Focus sul vino: una filiera sotto pressione
Tra gli interventi della mobilitazione c’è stato anche quello della presidente astigiana Monticone, che ha dedicato un focus specifico alla filiera vitivinicola. Nel suo discorso ha messo in luce le principali minacce che interessano il comparto del vino italiano, tra concorrenza sleale, importazioni a basso costo e normative che penalizzano i produttori nazionali. Monticone ha sottolineato la necessità di azioni mirate per tutelare e valorizzare il vino italiano, a partire da un controllo rigoroso sull’origine delle uve e sui processi produttivi.
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