I violenti mettono a ferro e fuoco Torino: ci sono feriti, arresti e la devastazione delle strade del capoluogo
Scene di guerriglia urbana e violenza inaudita durante il corteo contro lo sgombero di Askatasuna.
TORINO – E, alla fine, gli scontri che si è cercato di evitare sono arrivati: scene di guerriglia urbana e violenza inaudita durante il corteo contro lo sgombero di Askatasuna.
Sebbene fosse alta l’attenzione per scongiurare gli scontri, e nonostante i controlli serrati della polizia, i manifestanti hanno deviato dal percorso concordato dalle autorità. Il corteo ha infatti imboccato corso Regina Margherita puntando al civico 47, sede dello storico centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre.
È stato un attimo: alcuni antagonisti incappucciati armati di scudi in plexiglass hanno tentano l’avanzata verso il centro sociale, lanciando petardi, bottiglie e pietre. Lanciate anche molotov e bombe carta. La prima risposta della polizia con gas lacrimogeni e idranti.
Dati alle fiamme anche i cassonetti. Presi di mira alcuni giornalisti; colpiti i blindati con sedie e colpi di spranga. Un lacrimogeno ha incendiato dei pallet vicini a un albero, l’aria è diventata irrespirabile. Lungo il percorso divelti pali segnaletici, piante ornamentali fuori dai negozi, lanciate lungo il corso biciclette e vasi: è una guerriglia che non accenna ancora a spegnersi. A fuoco una camionetta della polizia.
Le forze dell’ordine sono riuscite ad allontanare il corteo da corso Regina Margherita, i manifestanti sono stati spinti oltre la Dora. Ma ciò che si sono lasciati dietro sono strade devastate e feriti. Se ne contano al momento 11, tra manifestanti e forze dell’ordine. Alle 19 erano sei gli interventi del 118 per soccorrere feriti, nessuno grave. Un agente è stato colpito alla gamba ed è stato accompagnato nelle retrovie dai colleghi.
Secondo quanto si apprende ci sarebbero anche i primi arresti.
Scontri anche al Campus Einaudi.
La condanna di Cirio e Lo Russo
Le reazioni di Lo Russo e Cirio a quanto accaduto.
Esprimo una ferma e inequivocabile condanna per i gravi disordini verificatisi, causati da frange violente organizzate e a volto coperto infiltrate nella manifestazione, che si sono staccate dal corteo dando luogo ad azioni di violenza e devastazione. Si tratta di comportamenti criminali che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone e provocato gravissimi danni alla città. A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera città di Torino esprimo piena e totale solidarietà alle forze dell’ordine, che hanno dimostrato grande professionalità e senso di responsabilità nel contenere i disordini e tutelare i cittadini.
Esprimo inoltre sincera solidarietà e vicinanza agli operatori dell’informazione e agli appartenenti alle forze dell’ordine rimasti feriti nello svolgimento del loro lavoro. Quanto accaduto dimostra in modo inequivocabile che il tema della violenza organizzata e dell’antagonismo non può essere ridotto all’occupazione di uno specifico immobile. Le scene raccapriccianti viste oggi confermano che si tratta di una scelta deliberata e criminale di scontro e devastazione, che prescinde da qualsiasi decisione amministrativa e che va contrastata con determinazione sul piano dell’ordine pubblico e della legalità.
Torino non merita quanto accaduto. Confidiamo che i responsabili vengano rapidamente identificati e assicurati alla giustizia, affinché rispondano pienamente delle loro azioni criminali. La Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziari a tutela della comunità, del patrimonio pubblico e dell’interesse collettivo.
Altrettanto netta la condanna del presidente della Regione Alberto Cirio:
Oggi, ancora una volta, abbiamo assistito a bande organizzate di violenti che, in maniera strutturata e premeditata, hanno messo sotto assedio la città lanciando pietre e bombe carta contro le forze dell’ordine a cui va la nostra piena solidarietà, in particolare agli agenti feriti, così come ai commercianti che hanno tenuto chiuse le attività per paura dei danneggiamenti e a tutti i torinesi che hanno vissuto ore di paura, ostaggio di quei delinquenti che si pongono al di fuori delle regole della convivenza civile e della democrazia.
Askatasuna in lingua basca vorrà pure dire libertà, ma a Torino invece, e oggi ne abbiamo visto l’ennesima conferma, vuol dire solo delinquenza, illegalità e violenza. Usare poi lo slogan “Torino partigiana”, per esprimere solidarietà ad un centro sociale che da 30 anni non rispetta minimamente i valori fondanti della nostra Costituzione violando la legge e quei principi democratici che sono nel Dna della nostra società proprio grazie al sacrificio dei partigiani, è un’assurdità folle e una profonda distorsione storica e sociale che fa ancora più male in una città, come Torino, che è medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza e la lotta di Liberazione.
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