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TORINO – Scene di guerriglia urbana e violenza inaudita durante il corteo contro lo sgombero di Askatasuna.

Se fino a un certo punto il corteo è stato pacifico, l’aria è cambiata quando alcuni antagonisti incappucciati armati di scudi in plexiglass hanno tentano l’avanzata verso il centro sociale, lanciando petardi, bottiglie e pietre. Lanciate anche molotov e bombe carta. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e idranti.

Dati alle fiamme anche i cassonetti. Presi di mira alcuni giornalisti; colpiti i blindati con sedie e colpi di spranga. Un lacrimogeno ha incendiato dei pallet vicini a un albero, l’aria è diventata irrespirabile. Lungo il percorso divelti pali segnaletici, piante ornamentali fuori dai negozi, lanciate lungo il corso biciclette e vasi: è una guerriglia che non accenna ancora a spegnersi. A fuoco una camionetta della polizia.

Ma non solo, nel video che vi ripotiamo in questo articolo si vede un agente di polizia isolato e aggredito brutalmente da un gruppo di manifestanti. Colpi inferti con violenza anche quando il poliziotto era a terra.

Secondo quanto si apprende, si tratta di un poliziotto del Reparto Mobile di Padova che, secondo fonti del sindacato di polizia SIAP, avrebbe riportato la frattura del bacino e di alcune costole oltre a una ferita al polpaccio.

Il messaggio di Giorgia Meloni

Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile.

Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell’agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato.

A farne le spese sono state le Forze dell’ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata.

Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni.

Il Governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende.

Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere.

Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all’impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile.

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