SaluteTorino
Cardiologia interventistica pediatrica, un’équipe del Regina Margherita a Mogadiscio
Medici del Regina Margherita a Mogadiscio: 10 interventi salvavita e formazione per la cardiologia pediatrica
MOGADISCIO – L’ospedale Infantile Regina Margherita di Torino rafforza la propria vocazione internazionale con una missione sanitaria in Somalia, dove una équipe specializzata ha eseguito dieci interventi di cardiologia pediatrica interventistica nella capitale Mogadiscio. Un’iniziativa che segna un’evoluzione nel modello di cooperazione: non solo accoglienza in Italia di piccoli pazienti provenienti da Paesi privi di cure adeguate, ma anche trasferimento diretto di competenze sul territorio.
La missione si è svolta all’Horjoog Hospital di Mogadiscio, struttura fondata dal medico somalo Shek Yussuf Abdirashid, laureato e specializzato in Cardiologia a Torino, dove ha vissuto fino al 2022. In un Paese segnato da anni di guerra civile e dall’instabilità legata alla presenza del gruppo terroristico Al Shabab, l’ospedale rappresenta un punto di riferimento per i bambini affetti da cardiopatie congenite.
La squadra torinese era composta da Lisa Bianchino, infermiera di terapia intensiva cardiologica, dall’anestesista rianimatore Daniele Ferrero e dal cardiologo pediatra Giuseppe Annoni. La missione, complessa dal punto di vista organizzativo e logistico, è stata realizzata con il sostegno diretto dell’Ambasciata italiana e in un contesto che richiede costanti misure di sicurezza.
In pochi giorni sono state effettuate dieci procedure salvavita. La maggior parte degli interventi è stata eseguita dal cardiologo somalo Mohamed Hussein, sotto la supervisione dell’équipe italiana. Hussein si era formato proprio a Torino nel 2024, frequentando l’emodinamica pediatrica del Regina Margherita dopo un percorso alla International Heart School di Bergamo fondata dal professor Parenzan. Fin dall’inizio il suo obiettivo era riportare in patria le competenze acquisite all’estero per curare i bambini somali.
La missione rappresenta quindi non solo un’azione clinica, ma un passaggio strutturato di competenze. Il prossimo obiettivo, spiegano i medici, è formare personale locale specializzato: un’infermiera di terapia intensiva pediatrica e un anestesista rianimatore pediatrico, figure indispensabili per rendere il progetto stabile e autonomo.
Il valore dell’iniziativa va oltre i numeri. In un contesto dove le cure pediatriche specialistiche sono ancora limitate, l’obiettivo è costruire progressivamente autonomia sanitaria. Per garantire continuità al progetto sono in corso ricerche di finanziamenti e partnership a sostegno delle prossime missioni e dei percorsi formativi.
L’auspicio è che quei dieci interventi non restino un episodio isolato, ma rappresentino l’inizio di un programma duraturo per la cardiologia pediatrica in Somalia.
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