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Giovanni Ferrero non è più l’uomo più ricco d’Italia

La classifica in tempo reale di Forbes premia Andrea Pignataro

Gabriele Farina

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ALBA– Per la prima volta dopo oltre quattro anni, la vetta della ricchezza italiana cambia nome. Secondo la classifica in tempo reale di Forbes, Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group, è diventato la persona più ricca d’Italia con un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari, superando quello di Giovanni Ferrero.

Ferrero guidava stabilmente la classifica da oltre quattro anni. L’ultimo a superarlo, anche se solo temporaneamente, era stato Leonardo Del Vecchio, storico fondatore di Luxottica.

Un profilo riservato e fuori dai riflettori

Pignataro nasce nel 1970 a Bologna, dove si laurea in economia. Prosegue poi gli studi al prestigioso Imperial College London, ottenendo un dottorato in matematica.

Inizia la carriera nella banca d’affari Salomon Brothers, poi confluita in Citigroup alla fine degli anni ’90. Nel 1999 fonda Ion, società destinata a diventare uno dei pilastri globali del software finanziario.

Nonostante il successo, resta uno dei miliardari italiani più riservati. Le sue apparizioni pubbliche sono rarissime e circolano poche immagini aggiornate. Si sa però della sua passione per la vela e degli investimenti immobiliari tra Sankt Moritz, Londra, Milano, Pisa e la Sardegna.

Tra gli investimenti più spettacolari spicca l’acquisto di Canouan Estate nei Caraibi, nello stato di Saint Vincent e Grenadine. In ambito non finanziario ha investito anche in Macron, marchio sportivo nato proprio a Bologna.

L’idea dell’“algo-azienda”

In una rara intervista concessa nel 2023 a Il Sole 24 Ore, Pignataro ha raccontato l’origine di Ion: la sorpresa per la scarsa automazione nei processi decisionali finanziari, anche tra professionisti altamente qualificati.

Da qui nasce l’idea di costruire un’azienda basata sugli algoritmi. Un modello che lui stesso ha definito un ibrido tra la velocità operativa dei grandi fondi e la visione di lungo periodo di una holding industriale: una struttura con strategia di ingresso negli investimenti, ma senza una vera strategia di uscita.

Negli anni Ion ha acquisito e aggregato numerose società non quotate, tra cui Dealogic e Fidessa, arrivando a un valore stimato degli asset di circa 30 miliardi di dollari. Tra i clienti figurano colossi come Amazon e Microsoft, oltre a circa il 30% delle banche centrali mondiali.

Il salto con il mercato dei titoli di Stato

Secondo Vittorio Malagutti su L’Espresso, la svolta arriva con la collaborazione con MTS, il mercato telematico dei titoli di Stato europei.

All’epoca il mercato era guidato da Giorgio Basevi, già docente di Pignataro all’università. Questa collaborazione permette a Ion di consolidare rapporti con giganti della finanza come Deutsche Bank, Barclays e JPMorgan.

Il paragone con Bloomberg

Pignataro viene spesso definito il “Bloomberg italiano”. Il paragone nasce con Michael Bloomberg, con cui condivide il settore e un passato professionale simile.

Secondo lo stesso Pignataro, Bloomberg resta soprattutto una media company, mentre Ion punta sulla digitalizzazione dell’industria fintech. Dieci anni fa Bloomberg era trenta volte più grande; oggi il divario sarebbe sceso a tre volte, con l’obiettivo di raggiungere la parità entro il 2030.

La holding personale di Pignataro, Bessel Capital, con sede in Lussemburgo, ha registrato utili per 151 milioni di euro nell’ultimo bilancio, come riportato dal Corriere della Sera.

Gli investimenti in Italia

Dal 2021 al 2024 Pignataro ha investito circa 5,7 miliardi di euro in Italia. Tra le principali operazioni:

  • acquisizione di Cerved
  • acquisizione di Cedacri
  • partecipazioni in Monte dei Paschi di Siena e in illimity Bank, fondata da Corrado Passera
  • quota nella Cassa di Risparmio di Volterra

Nel 2024 ha inoltre acquisito Prelios, ex divisione immobiliare del gruppo Pirelli, per 1,35 miliardi di euro.

Nel giugno 2025 ha chiuso un contenzioso con il fisco italiano pagando 280 milioni di euro, a fronte di una contestazione iniziale da 1,2 miliardi, senza ammettere responsabilità.

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