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CronacaNovara

Superbonus 110%, maxi sequestro da 2 milioni di euro: sette indagati nel Novarese

Ulteriori sviluppi investigativi avrebbero inoltre permesso di ricostruire presunte attività di autoriciclaggio

Gabriele Farina

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NOVARA – Maxi operazione della Guardia di Finanza di Novara nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Novara su presunte truffe legate al Superbonus 110%. I finanzieri hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo – anche per equivalente – su disponibilità finanziarie e beni immobili per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro. Contestualmente, è stata notificata un’ordinanza di applicazione di misura cautelare interdittiva nei confronti di sette persone.

Le denunce di privati e condomini

L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Novara insieme alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura, prende le mosse da quasi 70 tra denunce e querele presentate da cittadini e condomìni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i denuncianti si erano affidati a una società per l’esecuzione di lavori rientranti nel cosiddetto Superbonus 110%, sottoscrivendo un contratto di “Facility Management”. L’accordo prevedeva il versamento, generalmente in due tranche, di una somma pari al 10% dell’importo complessivo dei lavori richiesti.

Interventi che, stando agli accertamenti, non sarebbero mai stati eseguiti dalla società incaricata.

Il presunto sistema di società e le false fatture

Le indagini avrebbero consentito di far emergere l’esistenza di un’associazione che si sarebbe avvalsa di un articolato sistema di società, tra cui quella formalmente affidataria dei lavori, per mettere in atto una pluralità di truffe finalizzate alla monetizzazione dei crediti d’imposta derivanti dal Superbonus.

Non solo. Gli accertamenti avrebbero evidenziato anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti da parte di alcune società coinvolte, con un duplice effetto: drenare i profitti illeciti e favorire l’evasione dell’IVA e delle imposte sui redditi da parte delle tre principali società del gruppo.

Autoriciclaggio e reimpiego dei profitti

Ulteriori sviluppi investigativi avrebbero inoltre permesso di ricostruire presunte attività di autoriciclaggio. In particolare, i profitti ritenuti illeciti sarebbero stati reimpiegati per il pagamento di mutui, polizze assicurative e per l’acquisto di autovetture.

Al termine delle attività, i militari hanno quindi eseguito il sequestro preventivo su beni immobili e asset finanziari riconducibili, a vario titolo, sia alle società coinvolte sia alle persone fisiche indagate, oltre a notificare le misure interdittive.

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