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E se domani, Maurizio Blini torna con una Torino nerissima
L’intervista con Maurizio Blini
TORINO – Una Torino nera, nerissima, è quella in cui si muovono i fratelli Stelvio, gli antieroi di Maurizio Blini, protagonisti di una nuova avventura della loro saga. E se domani, Capricorno, riparte lì dove ci eravamo lasciati con il romanzo precedente.
La polizia è sotto scacco dalle gang di latinos che sembrano aver preso il controllo del traffico degli stupefacenti in città. Silvano Stelvio, capo della Mobile, non sa come muoversi e conta i suoi uoini cadere uno dopo l’altro. Suo fratello Moreno, in pensione da tempo, non riesce a sganciarsi dalla questura, me i suoi interventi sembrano peggiorare la situazione anzichè risolverla.
E poi c’è il nuovo questore, Eusebio, personaggio particolare, che affonda le radici nei fatti di Genova del 2001. L’insieme è una vicenda cupa, nerissima appunto, dalla quale non sembra esserci una via di fuga pulita. E in tutto questo che ruolo hanno i calabresi?
L’intervista con Maurizio Blini
La saga dei fratelli Stelvio continua, sempre più nera. I Latinos sembrano non avere anima, la polizia è braccata. Qual è la situazione che incontriamo in E se domani?
La serie dei fratelli Stelvio continua affrontando le contraddizioni di un mondo criminale in mutamento. Le nuove gang di Latinos, gruppi di ragazzi in gran parte minorenni, sfida uno status quo cittadino in equilibrio precario. Nessuno sembra comprendere cosa stia veramente accadendo, a partire proprio dagli apparati di sicurezza. In E se domani, ho acceso un riflettore proprio su
questa rivoluzione culturale, fatta di violenza, tatuaggi, musica rap e ribellione.
Torino sembra un teatro di morte e i tuoi riferimenti alle situazioni reali più cupe sono sempre presenti…
Oggi la realtà supera la fantasia. E’ sufficiente passare un po’ del proprio tempo in alcuni quartieri della città come Barriera di Milano, ad esempio, per comprenderlo appieno. Tutto è cambiato, la stessa essenza del quartiere, parliamo di una vera e propria mutazione genetica. Una nuova violenza si è fatta largo nelle strade, una sfida mortale, tutti contro tutti, sono saltate le regole, nessun timore di altre bande, della polizia. I latinos vogliono tutto e subito. Costi quel che costi.
La novità è un questore che ha le sue radici in un passato dolorosissimo: Genova 2001…
Un personaggio nuovo, con un’eredità pesante, ma capace, simpatico, risolutamente moderno e ambizioso. Anche la sua figura verrà messa a dura prova. Il compromesso, anche per le anime cosiddette pure, rimane sempre dietro l’angolo. Una polpetta velenosa, una trappola, chissà. A volte, si è pronti a tutto pur di fare carriera. Anche ciò che intimamente è sempre stato un
tabù.
Anche il rapporto tra Silvano e Moreno tocca punti di difficoltà estrema. Come mai hanno tante difficoltà a muoversi insieme?
Fratelli e colleghi per molto tempo, certo. Ma per per uno dei due, arriva la pensione. E allora le cose cambiano. Il ruolo protettivo tra i due, paradossalmente si inverte. Silvano, il più giovane, cerca di escluderlo da nuove violenze e dolore. Una sorta di tutela non richiesta. Le strade sembrano dividersi, almeno professionalmente. Il loro legame affettivo verrà messo a dura prova a seguito di incomprensioni e menzogne. Ma non per sempre.
Il titolo riprende una splendida canzone di Mina, ma sono diverse le canzoni che compaiono nel racconto. Che rapporto hai con la musica?
Sono ormai oltre venti i romanzi pubblicati, ed in ognuno di loro la musica è presente. Un elemento fondamentale della mia vita, una amore profondo. La musica è capace di farti viaggiare, sognare, immaginare, ricordare. Nei primi anni ’80 sostenni gli esami per compositore e paroliere alla SIAE di Roma. Il testo che scrissi piacque molto alla commissione, quello era il mio sogno.
Poi la vita mi ha portato altrove. Ripensandosi oggi però, con il senno del poi, penso che quel testo, che ricordo ancora bene, sia stato un seme, il primo seme della mia futura scrittura. Sono
passato, nel tempo, dai testi musicali ai racconti e infine ai romanzi. Forse era destino. Ecco, la musica, per me è quella roba lì, meravigliosa, capace di accompagnarti per mano tutta la vita.
Alcuni personaggi di questa saga hanno deciso di staccare definitivamente con la vita da poliziotto. Poi c’è Moreno che vorrebbe farlo ma proprio non ci riesce. Quanto è logorante questo mestiere?
Quella del poliziotto è una professione difficile, in particolare per chi dedica il proprio tempo alle indagini, a investigare e combattere il crimine. E’ una vita, o almeno lo è stata nei decenni
passati, una vita di privazioni, anche affettive e sacrifici. Eppure, per molti è divenuta un amore, una passione, una missione.
Spesso, l’ho paragonata a un ruolo sacerdotale. Forse oggi tutto è cambiato. I poliziotti che descrivo e racconto nei miei romanzi sono un po’ figli miei, hanno seguito le mie orme, superando le contraddizioni di vere e proprie epoche criminali. Sono anziani, alcuni già in pensione, proprio come me. Ma mantengono nel cuore quel senso di ricerca della verità e giustizia che non invecchieranno mai. Alcuni riescono a chiudere, altri proprio no. E Moreno è uno di questi. Sentirsi ancora parte di un sistema, lo fa sentire vivo. E lui, di cose da dire, ne ha ancora veramente molte.
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