PoliticaTorino
Chi è Maurizio Marrone: il nuovo vicepresidente della Regione Piemonte
La nomina a vice presidente non è solo un riconoscimento istituzionale ma potrebbe rappresentare anche una vetrina politica importante per Marrone in vista di futuri ruoli elettivi nel contesto piemontese
TORINO – Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha deciso di attribuire la vicepresidenza della Regione a Maurizio Marrone, fino a questo momento assessore nella Giunta regionale. La nomina ufficiale – che segue le dimissioni dalla carica della precedente vicepresidente Elena Chiorino – sarà formalizzata con la firma degli atti da parte del presidente della Giunta.
Un ruolo chiave in una fase delicata
La decisione di affidare a Marrone la vicepresidenza viene in un momento segnato da tensioni interne alla maggioranza e dall’esigenza di assicurare continuità istituzionale e stabilità nell’azione di governo regionale. La vicepresidente uscente, pur mantenendo le deleghe operative e la carica di assessore, ha ritenuto di restituire la delega più alta di rappresentanza istituzionale, aprendo la strada al passaggio di consegne.
Ma chi è l’esponente politico che da qui in avanti sarà il numero due della Regione Piemonte?
Il profilo istituzionale e politico
Maurizio Marrone è una figura ormai consolidata nella politica piemontese e nazionale di area centro‑destra. Nato a Milano il 12 maggio 1982, si è formato con una solida preparazione giuridica: è infatti laureato in Giurisprudenza e dottore di ricerca in Diritto pubblico. Dopo gli studi ha intrapreso l’attività professionale collaborando con studi legali, aziende e organismi di vigilanza.
La sua esperienza amministrativa parte dal livello locale: dal 2006 al 2011 è stato consigliere nella IV Circoscrizione di Torino, per poi essere eletto consigliere comunale di Torino dal 2011 al 2016.
Nel 2014 Marrone approda per la prima volta al Consiglio regionale del Piemonte, dove viene eletto nelle liste di Fratelli d’Italia (Fdi); riconfermato nel 2019, ha consolidato il suo profilo politico fino a ricoprire incarichi di governo nella Giunta regionale.
Assessore con deleghe sociali e istituzionali
Prima di diventare vice presidente, Marrone ha ricoperto per diversi anni ruoli nell’esecutivo piemontese. In particolare, è stato assessore regionale con deleghe di rilievo che spaziano dalle politiche sociali e dell’integrazione socio‑sanitaria all’emigrazione e cooperazione internazionale, fino a temi legati all’usura e ai beni confiscati, oltre alle politiche della casa, delle famiglie e dei bambini.
Un ruolo di peso per futuro politico?
La nomina a vice presidente non è solo un riconoscimento istituzionale ma potrebbe rappresentare anche una vetrina politica importante per Marrone in vista di futuri ruoli elettivi nel contesto piemontese. Non è un mistero che ambisca ad essere il candidato sindaco per Torino del centro destra alle prossime elezioni.
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese


BKloveAFRIKANER
26 Marzo 2026 at 12:54
completiamo il profilo di questo individuo..
citato quale “rappresentante in Italia della Repubblica del Donetsk” in tre post presenti sul sito ufficiale del ministero degli Esteri dell’autoproclamata Repubblica, non riconosciuta dall’Italia né dalla Ue. (fonte Repubblica 02 Febbraio 2022)
Il 18 settembre 2023 Maurizio Marrone rilascia un’intervista al Corriere Torino. In un passaggio, verso la fine, sgancia la bomba: «L’attuale direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, ha doti manageriali non comuni, ma ritengo esistano figure potenzialmente più qualificate, che sono state penalizzate non dico per la direzione, ma addirittura per un posto nel CdA del Museo». (fonte Corriere Torino)
“Il caso Zaki è il primo corto circuito del corso pop del nuovo Salone: quando la politica lascia campo libero al mercato succedono questi inconvenienti. Se ci fosse stato un direttore diverso, ad esempio la Loewenthal, non credo che sarebbe successo. Dico solo che il Salone doveva iniziare al Sermig e invece inizia in un ex centro sociale”. (presentando il “suo” festival “Radici”)
l tribunale di Torino boccia le regole per l’accesso alle case popolari della Regione Piemonte. L’impianto, modificato nel 2024 dalla Giunta del presidente Alberto Cirio, prevede che il cittadino straniero, per beneficiare di un alloggio di edilizia sociale, debba avere un contratto di lavoro. Per gli italiani non è così, è invece possibile essere disoccupati. Il giudice Alberto La Manna, firmando due ordinanze, ha disapplicato la legge sull’abitare figlia dell’assessore regionale alle Politiche sociali, Maurizio Marrone, probabile candidato sindaco della destra per le elezioni Comunali di Torino del 2027, il quale non l’ha presa affatto bene: “È una discriminazione alla rovescia”.
© TorinoToday 26.03.2026
Oltre alle passioni identitarie canoniche, care all’estrema destra, come la difesa di Eric Priebke – con tanto di condivisione di un post del leader di Terza Posizione Gabriele Adinolfi nel 2013 che fece infuriare la Comunità ebraica torinese – nel corso della sua carriera è stato più un ambasciatore di interessi stranieri in patria che un vero e proprio fratello d’Italia. Marrone non ha mai nascosto una sconfinata ammirazione per il presidente russo Vladimir Putin, un’ammirazione che non si è fermata al piano formale ma che lo ha spinto a recarsi in Donbass tra mercenari, terroristi e guerriglieri che combattono per l’indipendenza della Repubblica di Donetsk. Tra i tanti miliziani italiani di matrice neofascista conobbe Andrea Palmeri, già all’epoca per la giustizia italiana latitante, estremista nero, ex capo degli ultras della Lucchese. Per la Procura di Genova, che due anni fa ha spiccato un mandato di cattura internazionale, Palmeri è accusato «di reclutamento di mercenari e combattimento in un conflitto armato estero»: secondo gli inquirenti era il perno di un asse tra l’Ucraina e il nostro Paese, dove provvedeva ad arruolare combattenti negli ambienti dell’ultradestra e del tifo organizzato. Al centro del reclutamento l’ideologia faceva rima con guadagno: come rivela lui stesso in numerose intercettazioni telefoniche, il giro di arruolamento e di armi era molto cospicuo.
L’incontro tra Palmeri e Marrone avviene in una cena privata alla presenza di Janus Putkonen, capo dell’agenzia Doni, agente di collegamento coi servizi segreti russi, delegato al monitoraggio e alla schedatura dei giornalisti occidentali avversi al governo di Mosca. La figura di Putkonen figura anche nell’operazione “Dalla Russia con amore”, l’aiuto sanitario russo all’Italia deciso da Mosca durante l’emergenza Covid: secondo documenti in nostro possesso, la pianificazione della comunicazione durante la crisi pandemica dei soldati di Putin sul territorio italiano è passata per il suo controllo e coordinamento.
Questo nugolo di esperienze maturate sul territorio ucraino permettono a Maurizio Marrone di aprire nel 2017 un Consolato informale della della Repubblica di Donetsk a Torino che aveva lo scopo di essere un centro di interessi economici e politici per la resistenza in Donbass e fungere da centro di assistenza economica per le attività economiche dell’area. L’iniziativa fu sostenuta tra gli altri anche dall’associazione “Lombardia-Russia” di Gianluca Savoini ed esponenti europei di Forza Italia e della Lega. Del Consolato oggi si sono perse le tracce, sia per le proteste internazionali che nacquero dopo l’iniziativa, sia per la protesta interna dentro Fratelli d’Italia che in un primo momento benedì l’iniziativa con un convegno alla Camera, salvo poi fare marcia indietro, «costringendo Marrone – come racconta una nostra fonte – ad abbandonare le velleità belliche nei confronti dell’Ucraina, anche perché dopo le inchieste della magistratura e il ritrovamento di vario materiale bellico in Piemonte, compreso un missile terra-aria lo scorso anno, era diventato difficile sostenere quella battaglia sotto le insegne del partito».
Ma, nonostante tutto, l’ascesa di Marrone dentro Fratelli d’Italia non si è fermata: ha occupato come abbiamo visto una posizione di rilievo nella giunta piemontese, è diventato in pochi mesi il braccio destro di Alberto Cirio, il governatore che boatos danno in procinto di lasciare Forza Italia, per approdare proprio alla corte di Giorgia Meloni, e proprio con Marrone nel ruolo di pontiere. Un passaggio, questo, che segnerebbe un cambio di strategia complessiva su tutto il Nord, mettendo in discussione il tabù di un candidato presidente della Lega in Lombardia dopo Attilio Fontana. Al momento, il sodalizio tra Cirio e Marrone sta spostando l’asse di una regione tradizionalmente laica, liberale e libertaria anche nelle sue componenti più conservatrici, su posizioni antiabortiste, filorusse e omofobe; tanto da chiedere durante la pandemia l’invio da parte del governo delle unità di sanificazione degli specialisti russi, impiegati in Lombardia sempre nell’ambito dell’operazione “Dalla Russia con amore” – amore che come dichiarò lo stesso Marrone è più che ricambiato, visto che fu proprio lui l’autore, nel 2016, di una mozione in consiglio regionale che condannò le sanzioni economiche contro il regime di Putin.
In questi pochi mesi da assessore, in virtù delle sue deleghe, Marrone ha tuonato forte contro il Ddl Zan contro l’omotransfobia e sulle nuove linee guida sulla pillola RU486 pubblicate dal ministero della Salute qualche settimana fa. In entrambi i casi Marrone, un passato anche da “sentinella in piedi” e un presente da fomentatore dell’esistenza della teoria gender e di complotti sorosiani, ha schierato la Regione Piemonte tra i contrari richiedendo sulla pillola abortiva un parere all’Avvocatura regionale. Dichiarando tra l’altro: «Dubito che l’aborto fai-da-te garantisca una scelta consapevole e la salute delle donne». E invece annunciando, in caso di approvazione del Ddl Zan, il ricorso alla Corte Costituzionale poiché a suo avviso la norma violerebbe il principio costituzionale della libertà di espressione.
Un principio evidentemente caro a Marrone solo entro i confini nazionali, visto il trattamento che gli oppositori russi ricevono dal suo punto di riferimento politico, Vladimir Putin, di cui condivide anche i video propagandistici: ad esempio, quello rilanciato lo scorso giugno in cui un bambino orfano reagisce con straziante dolore alla scoperta di essere stato dato in adozione ad una coppia gay, accompagnato dallo status: «In Russia è stato indetto da Putin un referendum per inserire nella Costituzionale la tutela della famiglia naturale e impedire le adozioni gay. Per chiamare i cittadini al voto è stato diffuso questo video: guardatelo anche voi, a me sembra tanto l’Italia del 2020». Un richiamo alla coerenza della famiglia naturale, coerenza che però per Marrone è intermittente visto che il 13 febbraio prima della pandemia, stigmatizzando gli incidenti avvenuti tra centri sociali e neofascisti al Campus Einaudi, il futuro assessore richiese la sospensione delle borse di studio agli studenti facinorosi denunciati dimenticandosi forse di quando giovane esponente del Pdl fu anche lui indagato per gli scontri avvenuti davanti all’Università di Torino (la vicenda si risolse con un ritiro consensuale delle querele tra i due gruppi che si fronteggiavano). (fonte L’Espresso 20.08.2020)