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Unito, identificato un grasso del tumore che favorisce la sua crescita e inibisce il sistema immunitario

Uno studio dell’Università di Torino pubblicato su Science Immunology individua nel palmitato una delle sostanze che aiutano il tumore a indebolire i linfociti T

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TORINO – Una ricerca coordinata dall’Università degli Studi di Torino ha fatto luce su un nuovo meccanismo con cui i tumori riescono a indebolire le difese dell’organismo.

Lo studio, guidato dalla professoressa Teresa Manzo e pubblicato sulla rivista internazionale Science Immunology, mostra che alcune sostanze grasse presenti attorno al tumore possono ridurre l’efficacia del sistema immunitario.

Al centro della scoperta c’è il palmitato, un grasso che tende ad accumularsi in molti tumori solidi. I ricercatori hanno osservato che questa sostanza non favorisce soltanto la crescita della massa tumorale, ma colpisce anche i linfociti T, le cellule che hanno il compito di riconoscere e distruggere quelle malate.

Come si indeboliscono le cellule che ci difendono

La parte più significativa dello studio riguarda proprio il comportamento delle difese immunitarie.

Quando entrano in contatto con il palmitato, i linfociti T perdono progressivamente energia, diventano meno efficienti e faticano sempre di più a contrastare il tumore. In pratica, la stessa sostanza presente nell’ambiente tumorale riesce da un lato ad aiutare la malattia a svilupparsi e dall’altro a frenare la risposta dell’organismo.

Tradotto in termini semplici, è come se il tumore riuscisse a rendere più deboli i suoi principali “avversari”, spegnendo poco alla volta la loro capacità di attacco.

Non solo energia: cambia anche il “comando” delle cellule

Secondo i ricercatori, il fenomeno non riguarda soltanto la perdita di forza delle cellule immunitarie, ma anche il modo in cui queste “leggono” le istruzioni contenute nel loro patrimonio genetico.

L’esposizione al palmitato modifica infatti i meccanismi che regolano l’attivazione dei geni dei linfociti T, disattivando quei programmi che servono per riconoscere e colpire il cancro.

In sostanza, le cellule di difesa non solo diventano più stanche, ma ricevono anche segnali meno efficaci per svolgere il loro compito.

Una ricerca internazionale con base a Torino

Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale che, oltre al gruppo torinese, ha coinvolto centri di ricerca in Spagna, Belgio e Stati Uniti.

Un lavoro che conferma il ruolo di primo piano della ricerca piemontese nel campo dell’immunologia dei tumori e delle nuove strategie terapeutiche.

Cosa può cambiare per le cure future

La scoperta apre scenari importanti per il futuro delle terapie oncologiche. Comprendere meglio come l’ambiente che circonda il tumore riesca a “disarmare” il sistema immunitario potrebbe aiutare a sviluppare trattamenti più mirati, capaci di rafforzare le cellule di difesa e renderle più efficaci contro la malattia.

Lo studio suggerisce anche una riflessione più ampia sul legame tra metabolismo, alimentazione e risposta immunitaria, un campo di ricerca sempre più centrale nella lotta al cancro.

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