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Riforma della caccia, scoppia la polemica: tra le specie cacciabili anche lo stambecco, simbolo delle Alpi

Lo stambecco alpino era quasi scomparso tra Ottocento e primo Novecento proprio a causa della caccia intensiva

Gabriele Farina

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TORINO – La riforma della legge sulla caccia torna al centro del dibattito politico e ambientale in Italia. Nel testo in discussione in Parlamento, tra le ipotesi più controverse figura l’inserimento dello stambecco tra le specie potenzialmente cacciabili: una scelta che ha immediatamente acceso lo scontro tra Governo, opposizioni e associazioni ambientaliste.

Il tema è particolarmente sensibile perché lo stambecco alpino non è un animale qualunque: è uno dei simboli delle Alpi, in particolare del Piemonte, e rappresenta una delle più importanti storie di successo della conservazione faunistica europea.

Lo stambecco, simbolo delle Alpi e della rinascita della fauna selvatica

Lo stambecco alpino era quasi scomparso tra Ottocento e primo Novecento a causa della caccia intensiva. La sopravvivenza della specie è stata possibile grazie a interventi di tutela avviati soprattutto nell’area del Gran Paradiso, oggi uno dei parchi nazionali più importanti d’Italia.

Da pochi esemplari superstiti si è arrivati, nel corso dei decenni, a una popolazione stabile sulle Alpi italiane e in altre aree europee. Proprio questo percorso rende la specie un simbolo della protezione della biodiversità e della capacità di recupero degli ecosistemi montani.

La riforma e il nodo delle specie cacciabili

La riforma in discussione interviene sulla normativa venatoria italiana, aprendo a una revisione dell’elenco delle specie cacciabili e delle modalità di gestione della fauna selvatica.

Secondo il testo e le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, l’impianto della riforma punterebbe a una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni animali considerate in crescita o impattanti su agricoltura ed equilibrio territoriale.

È in questo contesto che si inserisce la controversa ipotesi relativa allo stambecco, che per i critici rappresenterebbe un punto di rottura rispetto alle politiche di tutela finora adottate.

Le proteste: “Un arretramento sulla tutela della biodiversità”

Le reazioni non si sono fatte attendere. Associazioni ambientaliste e animaliste parlano apertamente di un possibile “indebolimento della protezione della fauna selvatica”.

Secondo le critiche, la riforma rischierebbe di ampliare eccessivamente il perimetro della caccia, includendo specie simboliche e di alto valore ecologico.

Tra i timori principali:

  • un arretramento delle politiche di conservazione
  • possibili contrasti con le direttive europee sulla biodiversità
  • un impatto negativo sulla fauna alpina già vulnerabile ai cambiamenti climatici

Organizzazioni come WWF e Lega Abolizione Caccia hanno espresso forte contrarietà, parlando di una scelta che metterebbe in discussione decenni di politiche di tutela ambientale.

Il fronte politico: gestione faunistica o passo indietro?

Dal fronte favorevole alla riforma si sottolinea invece la necessità di aggiornare una normativa considerata datata, risalente agli anni ’90.

I sostenitori del provvedimento parlano di una gestione più moderna della fauna selvatica, basata su dati aggiornati sulle popolazioni animali e sul loro impatto sugli ecosistemi e sulle attività agricole.

In alcuni casi viene richiamata anche l’esperienza di altri Paesi europei, dove la gestione dello stambecco e di altre specie alpine avviene attraverso piani di prelievo controllato.

Un caso simbolico destinato a far discutere

La riforma non è ancora legge e il percorso parlamentare è tutt’altro che concluso. Tuttavia, il caso dello stambecco è già diventato uno dei punti più divisivi del dibattito pubblico.

Più che una singola norma, la discussione sembra riflettere uno scontro più ampio: da una parte la visione della gestione faunistica come strumento dinamico, dall’altra la tutela rigorosa delle specie simbolo e degli equilibri naturali.

Un confronto destinato a proseguire nei prossimi mesi, tra aula parlamentare, associazioni e opinione pubblica.

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