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Elezioni in Piemonte 2026, trionfa l’astensionismo: urne deserte in 80 Comuni

Sfoglio in corso: maglia nera per i comuni torinesi, crollano Biella e Asti

Chiara Scerba

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PIEMONTE – Si sono chiuse alle 15:00 le urne per le Elezioni Comunali del 24 e 25 maggio 2026, una tornata che ha chiamato al voto i cittadini di 80 Comuni piemontesi. Ma, con lo spoglio ancora in corso, è già decretato un alto tasso di astensionismo.

Il dato definitivo sull’affluenza regionale si ferma a un modesto 54,4%. Un crollo verticale se paragonato al 63,4% delle omologhe elezioni di cinque anni fa, e persino inferiore al 50% registrato per il recente Referendum costituzionale sulla Giustizia, un appuntamento che evidentemente l’elettorato ha vissuto come un crocevia politico ben più cruciale rispetto alle amministrative locali.

I numeri della tornata: solo cinque “grandi” al voto

Questa chiamata alle urne difficilmente potrà fornire indicazioni politiche di portata nazionale, considerando la frammentazione territoriale: dei 75 Comuni al voto, ben 75 hanno meno di 15.000 abitanti (il 93,8%).

L’attenzione è tutta concentrata sui 5 Comuni sopra la soglia dei 15.000 abitanti, dove si vota con il sistema maggioritario a doppio turno. In questi centri, se nessun candidato raggiungerà il 50%+1 dei voti, i cittadini dovranno tornare alle urne per il ballottaggio fissato per il 7 e 8 giugno.

Torinese, maglia nera

La disaffezione più marcata si registra nella provincia di Torino, che tocca il punto più basso del Piemonte. Il valore medio registrato nei 23 comuni dell’area metropolitana è del 51,89%, contro il 63,85% di cinque anni fa e il 63,8% del referendum. Un segno evidente che la mobilitazione civica si è rapidamente volatilizzata.

A destare maggiore preoccupazione sono i dati dei tre “grandi” centri torinesi:

  • Moncalieri: La quinta città del Piemonte per numero di abitanti registra un tracollo storico. Per la scelta del successore di Paolo Montagna l’affluenza si è inchiodata al 45,74%, perdendo il 16,5% rispetto al 2020 e il 18,79% rispetto al referendum. Si traduce in una fuga dalle urne di circa 8.500 elettori.

  • Alpignano: Solo il 47,04% degli aventi diritto si è recato ai seggi (contro il 61,93% di cinque anni fa).

  • Venaria: Dati più stabili, ma comunque in flessione, per la città della Reggia: ha votato il 57,48% rispetto al 65,38% delle precedenti comunali (-7,9%).

Il quadro regionale: scivoloni a doppia cifra, tiene solo Novara

Il malessere elettorale non ha risparmiato il resto della regione, disegnando una mappa del disimpegno civico che taglia trasversalmente tutte le province.

Spiccano i crolli a doppia cifra di Biella, che scende dal 69,8% di cinque anni fa al 54,7% (-15%), e di Asti, che passa dal 70,4% al 60,4% (-10%). Flessioni evidenti anche a Cuneo (dal 63,9% al 57,6%), nel Verbano Cusio-Ossola (dal 59,8% al 54,8%) e nel Vercellese (dal 70,2% al 63,4%).

Un discorso politico a sé stante meritano le altre due grandi sfide di questa tornata in centri sopra i 15.000 abitanti: Valenza (Alessandria) e Trecate (Novara). In entrambe le città il centrodestra (coalizione uscente) è arrivato all’appuntamento elettorale faticando a trovare la quadra: a Trecate presentandosi spaccato, a Valenza trovando un compromesso all’ultimo minuto. Una situazione di debolezza che il Pd e i suoi alleati sperano di sfruttare.

A livello di affluenza provinciale, l’Alessandrino accusa il colpo passando dal 63,6% al 56,1%, mentre la provincia di Novara è l’unica a restare quasi stabile, arginando le perdite e attestandosi al 57,7% (contro il 59% precedente).

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